Tar Lazio, incompatibilità della 362 valgono anche per i farmacisti solo soci di capitale

Tar Lazio, incompatibilità della 362 valgono anche per i farmacisti solo soci di capitale

Roma, 6 maggio – Anche se soci di capitale in una società di farmacia e quindi estranei alla direzione della farmacia, i farmacisti iscritti all’Albo professionale sono comunque soggetti al divieto di intrattenere “qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato” e alle altre incompatibilità di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c, della legge 362/91.

A ribadirlo è la sentenza n. 5557 della Seconda Sezione del Tar Lazio, pubblicata il 2 maggio scorso, che conferma il  provvedimento n. 113 del 27 giugno 2018 con il quale Roma Capitale aveva revocato l’autorizzazione all’apertura di una farmacia assegnata con il concorso straordinario.

La sede in questione (numero 793 del Comune di Roma) con determina del 31 agosto 2016 della Direzione salute e politiche sociali della Regione era stata assegnata all’associazione composta da due farmaciste che si erano collocateal 18° posto della posizione nella graduatoria concorsuale. Giusto un anno dopo, la stessa amministrazione capitolina autorizzava le due professioniste associate all’apertura della farmacia, in qualità di “co-titolari”, salvo poi scoprire qualche mese dopo che una delle due “risultava prestare servizio quale professore associato a tempo pieno presso il Dipartimento di chimica e tecnologie del farmaco della Facoltà di farmacia e medicina dell’Università degli studi di Roma La Sapienza“.

Da qui l’immediato invio di una comunicazione, da parte del Comune di Roma, per segnalare alla farmacista interessata di non avere agli atti documenti che attestassero le dimissioni dall’incarico accademico (incompatibile con la titolarità di farmacia). Va rilevato, al riguardo, che entrambe le farmaciste, in apposite dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà, avevano dichiarato  “di non trovarsi nelle condizioni d’incompatibilità previste dall’art. 13, della Legge 2 aprile 1968, n. 475″.  In assenza di risposte dall’interessata, l’amministrazione capitolina, qualche giorno dopo la segnalazione,  ne indirizzava un’altra per  avvisare le due co-titolari dell’avvio della procedura per la revoca dell’autorizzazione.

La sas costituita dalle due vincitrici, rappresentata dalla socia che aveva assunto la carica di direttore della farmacia (priva di vincoli dovuti ad altri rapporti di lavoro) ha opposto ricorso, argomentandolo con diverse considerazioni, tra le quali quella che la socia docente non partecipa alla titolarità e alla gestione del servizio farmaceutico ed è quindi un semplice socio di capitale. Secondo la ricorrente,  la titolarità, in queste consizioni, altro non sarebbe “che un semplice nomen iuris“, tale da non rendere applicabili le incompatibilità previste dall’articolo 8, comma 1, della 362/91.  In altre parole, secondo le ricorrenti ai soci di capitali delle società costituite per l’esercizio della farmacia, ove tali soci non siano coinvolti nella gestione della società, non possono essere applicati i divieti invocati invece dall’amministrazione capitolina nella procedura di revoca.

L’argomentazione non ha però fatto breccia tra i giudici amministrativi:  “La farmacista” si legge nella sentenza del Tar Lazio (giudici Antonino Savo Amodio, presidente; Marina Perrelli, consigliere e Floriana Venera Di Mauro, estensore) “ha ottenuto l’assegnazione della sede farmaceutica avvalendosi della previsione dell’articolo 11, comma 7, del decreto legge 1/2012, dove si stabilisce una correlazione necessaria tra co-titolarità e co-gestione della farmacia, per un periodo di almeno tre anni, quale conseguenza della partecipazione congiunta alla procedura per l’assegnazione della sede”.

“Non può… mancarsi di rilevare che  (…) le specifiche ragioni alla base dell’annullamento disposto, dovuto all’originaria carenza delle condizioni per il rilascio dell’autorizzazione, per l’esistenza di una causa di incompatibilità non dichiarata (…), escludevano che l’Amministrazione potesse farsi carico di specifiche posizioni di affidamento o altrimenti ponderare gli interessi delle altre parti private, tenuto conto dell’unicità e inscindibilità del titolo autorizzatorio” si legge ancora nella sentenza, che poi afferma che non può “comunque essere condivisa la tesi di parte ricorrente, secondo la quale nei confronti dei soci che non partecipano alla +gestione non opererebbero le incompatibilità normativamente prescritte rispetto alla titolarità di rapporti di lavoro“.

Le cause di incompatibilità di cui all’articolo 8, scrivono ancora i giudici laziali, “devono sempre trovare applicazione nei confronti dei soci e dei direttori responsabili della farmacia che siano farmacisti iscritti all’albo, mentre la causa di incompatibilità di cui all’articolo 7, comma 2, secondo periodo (“La partecipazione alle società di cui al comma 1 è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica”), si applica a tutti i soci, farmacisti e non“.

Da qui la decisione di respingere il ricorso delle due farmaciste, deliberando anche la compensazione delle spese di giudizio.

 

• Sentenza Tar Lazio n. 5557/2019 su incompatibilità

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