Carenze, problema di tutti. Anche e soprattutto sotto il profilo delle responsabilità

Carenze, problema di tutti. Anche e soprattutto sotto il profilo delle responsabilità

Roma, 7 maggio – Come il nostro giornale riferisce oggi in un altro articolo, le nuove norme finalizzate al contrasto delle carenze di medicinali contenute nel recentissimo decreto Calabria poco o niente potranno per la soluzione di un problema sul quale continua a regnare sovrana la confusione, nonostante colpisca tutti, pazienti e operatori (aziende comprese, che oltre a rimetterci soldi pagano prezzi in termine di immagine).

Nonostante gli sforzi meritori di accendere una luce sul fenomeno (compito affidato al tavolo sulle indisponibilità da tempo istituito in Aifa, al quale siedono tutti gli addetti ai lavori), la lampadina sembra infatti rimanere ostinatamente spenta e le responsabilità – è ormai ora di cominciare a dirlo – sono diffuse. Una, generalizzata, riguarda proprio gli operatori del settore, che sembrano molto spesso ignorare non solo le norme, ma anche le logiche che sottendono quello che a tutti gli effetti è un macroprocesso di cui sono parte, e che sono spesso i primi a diffondere al colto e all’inclita – pazienti, ma anche giornalisti e parlamentari, con effetti di eco garantita – informazioni sbagliate sulle quali, in un meccanismo perverso, c’è poi chi si esercita a costruire ipotesi di soluzioni ovviamente inefficaci.

Nei servizi recenti sulla carenza del farmaco Sinemet, è capitato di sentire i farmacisti interpellati affermare “Sono mesi che lo ordino e non mi arriva” (riconoscendo così di ordinare un farmaco indicato come ufficialmente carente da mesi dalle autorità, anziché preoccuparsi più utilmente di indirizzare i pazienti alla Asl per far ricorso alle procedure di importazione), o sostenere che “il farmaco non si trova  perché viene esportato” (dove e da chi resta un mistero, vista la situazione conclamata di carenza).

Esistono molti e chiari segnali che proprio  gli addetti ai lavori, a partire dai medici, hanno una conoscenza molto approssimativa (a voler essere generosi) di cosa siano una carenza e indisponibilità, e dunque in molti, troppi casi tutto fanno fuorché indirizzare i pazienti alle soluzioni disponibili.

Situazione che diventa plasticamente evidente in casi come un’altra delle “emergenze” di cui molto si è parlato e scritto negli ultimi tempi, quella della irreperibilità sul testosterone, che è diventato un vero e proprio allarme solo laddove sono meno praticate e note le soluzioni previste dalla norma (come l’importazione).

C’è insomma – documentata e documentabile – una carenza di informazione proprio tra chi le informazioni dovrebbe darle: e forse bisognerebbe ripartire da un concetto chiave, quello del principio di responsabilità. Smettendo di credere che esse siano sempre e solo degli altri, perché le responsabilità sono in primo luogo quelle di ciascuno. E in questa direzione, con qualche risultato, si era in effetti mosso il tavolo sulle indisponibilità dell’Aifa, contribuendo a incrementare anche i necessari controlli a livello locale. Poi, forse complice questa primavera tutta spesa in clima di campagna elettorale, è ritornato il festival delle parole in libertà, degli articoli  sensazionalistici, delle dichiarazioni (e dei tentativi di soluzione) della politica che sembrano più espressione di sensazioni che non di dati certi.

La buona notizia è che anche la primavera (così come le elezioni) è destinata a finire. Cosa che fa sperare che, dal giorno dopo, si ricominci ad affrontare fenomeni come quelli delle carenze e delle indisponibilità per quello che sono: dei problemi che istituzioni e filiera del farmaco debbono affrontare tirandosi su le maniche e lavorando d’intesa.  Di strumenti per farlo (come il tavolo citato) ce ne sono, e la filiera ha già dimostrato di saperli usare per lavorare con risultati confortanti.

È il caso di tornare a farlo a pieno regime.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi