Orari esercizi commerciali, le perplessità delle Regioni

Orari esercizi commerciali, le perplessità delle Regioni

Roma, 9 maggio – La proposta di legge relativa alla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali presenta criticità e problemi che vanno risolti. A sostenerlo, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Attività produttive della Camera, è stata la delegazione delle Regioni, rappresentate da  Gian Paolo Manzella (nella foto), assessore allo sviluppo economico della Regione Lazio e Philipp Achammer,  assessore all’Economia della Provincia autonoma di Bolzano.

Le perplessità e le criticità sottolineate da manzella e Achammer riguardano essenzialmente tre questioni.
“La prima che poniamo” ha detto l’assessore laziale, che è anche il delegato dalla Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni, della quale ha preannunciato la trasmissione di un documento sulla materia “è che si sta perseguendo un obiettivo condivisibile – ovvero il riposo settimanale dei lavoratori del comparto del commercio – con uno strumento inadeguato. Una cosa sono gli orari di vendita, altra gli orari di lavoro degli addetti che non sono regolati dalle leggi del commercio, ma dalla contrattazione, come confermano anche da sentenze della Corte Costituzionale”.
L’altra questione di fondo, secondo Manzella,  è che la prevista abrogazione di un articolo della normativa in vigore (articolo 31, comma 2, D.L. 201/2011) fa venir meno il principio in cui si garantisce la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli. Principio peraltro sancito a più riprese a livello nazionale ed europeo e a cui le Regioni, fatto non secondario, hanno dato attuazione nei loro ordinamenti. “È un’abrogazione che mina in radice il sistema della liberalizzazione” ha affermato l’assessore del Lazio “compreso il divieto di porre limiti quantitativi all’insediamento delle attività”.
Una terza questione, ha poi aggiunto Manzella “è legata alla parte del provvedimento che vincola al rispetto degli orari la vendita al dettaglio mediante altre forme di distribuzione. Secondo la proposta la disciplina degli orari dovrebbe applicarsi anche al commercio on-line, rispetto al quale risulterebbe quanto meno complicato il sistema di controllo sul rispetto dei limiti di orario. Qualora invece la stessa disciplina non si applicasse alle forme speciali di vendita, non si comprende perché non ci si dovrebbe preoccupare dei turni di lavoro del personale addetto alle attività di logistica connesse alle vendite on line e, in generale, a distanza. Inoltre, nessuna disposizione derogatoria è prevista per strutture commerciali come gli outlet e i grandi negozi di bricolage, di medie e grandi dimensioni e collocati fuori dai centri storici, i quali verrebbero fortemente penalizzati dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva, perdendo molta parte del loro giro di affari”.
Infine appare difficile, farraginoso e poco rispettoso delle competenze dei Comuni il ruolo attribuito alle Regioni, chiamate a effettuare scelte in materia di deroghe alle chiusure domenicali e festive a seguito di complesse intese annuali, da contestualizzare in una pianificazione triennale di difficile inquadramento, senza considerare – ha aggiunto Manzella – “le ricadute sugli apparati regionali anche in termini di impiego e di risorse necessari”.
“Il testo unificato all’attenzione del Parlamento” ha concluso il rappresentante delle Regioni  “può rappresentare insomma un passo indietro rispetto alla liberalizzazione realizzata nel settore, proponendo un sistema di regolazione poco funzionale agli stessi obiettivi di semplificazione ed efficienza che il testo di propone di perseguire”.
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