Consiglio Fofi, la relazione di Mandelli: “Molti problemi, ma sappiamo cosa fare”

Consiglio Fofi, la relazione di Mandelli: “Molti problemi, ma sappiamo cosa fare”

Roma, 14 maggio – Dal contesto di crisi economica (con la conseguente contrazione della spesa farmaceutica) alla farmacia dei servizi, dai problemi della  formazione e dell’afiornamento all’allarme occupazione, dall’ingresso del capitale in farmacia alle parafarmacie, “istituto che non ha eguali al mondo”. Ha esplorato l’intero perimetro della farmacia e della professione farmaceutica la lunga relazione (18 pagine) che il presidente della Fofi Andrea Mandelli (nella foto) ha tenuto in occasione del Consiglio nazionale della Fofi svoltosi lo scorso 10 maggio a Roma nella sede del Nobile Collegio ai Fori Imperiali.

Dal documento illustrato da Mandelli (disponibile qui), una ricognizione dei molti temi e problemi del settore,  è emersa la fotografia di una congiuntura caratterizzata da criticità diffuse e importanti, che però la federazione professionale – a giudizio del suo presidente – è riuscita e riesce ad affrontare “con una visione chiara di quanto si doveva e si deve fare”.

Mandelli ha passato, punto per punto, tutte le questioni di interesse per la professione, inscrivendole nel mai stream della sua evoluzione, necessaria e di fatto necessitata, ormai da molti anni promossa con impegno dalla Fofi con diversi documenti e iniziative, che hanno prodotto esiti importanti, su tutti i provvedimenti sulla “farmacia dei servizi”.

Sul punto, il presidente della Fofi ha aggiornato sullo stato dei lavori del tavolo  sulla materia incardinato dal ministero della Salute, che ha già definito nelle sue prime due riunioni alcuni punti importanti, primo tra tutti la definizione degli ambiti principali di intervento della farmacia dei servizi, a partire dai servizi cognitivi, con particolare riferimento all’aderenza terapeutica, alla prevenzione (campagne di screening) e alle funzioni di front-office (Cup o consegna dei referti).

Non meno importante anche l’indicazione  condivisa  delle modalità operative: i servizi della farmacia, in particolare le attività professionali a supporto dell’aderenza terapeutica, denìbbono essere realizzati in collaborazione e sinergia con gli altri professionisti della salute, in primo luogo i medici. E, sempre in relazione al metodo, Mandelli non ha mancato di ricordare che – così come peraltro prevede il decreto isitutivo del gruppo di lavoro – le modalità concrete di erogazione dei servizi andranno definite in modo tale da consentire  una “standardizzazione” dei servizi stessi,  condizione necessaria per garantire non solo “l’omogeneità nel territorio nazionale delle prestazioni rese” ma anche “la misurazione dei risultati clinici e socio-economici, da cui dipende la remunerazione delle prestazioni stesse”. Al riguardo, Mandelli ha ovviamente sottolineato la necessità di  evidenziare e valutare “sul piano dell’efficacia e del ritorno economico” l’intervento del farmacista e della farmacia di comunità, ricordando che al riguardo la professione si gioca una fetta importante del suo futuro e servirà dunque il massimo impegno nelle sperimentazioni che le Regioni si accingono ad avviare.

Se la “farmacia dei servizi” comincerà a esse declinata adeguatamente e con il dovuto rigore, per la professione prospettive future importanti in ambiti come  la «dispensazione sul territorio dei farmaci innovativi,  le vaccinazioni in farmacia e la stessa della prescrizione di farmaci sulla base di protocolli condivisi,  pratica – h ricordato mandelli – già introdotta nei primi anni 2000 nel Regno Unito e di cui si sta discutendo anche in Francia.

Chiave fondamentale per lo sviluppo e la presa in carico di nuovi serivi e prestazioni è ovviamente l’aggiornamento che, ha affermato il presidente della Fofi, non può essere una sorta di raccolta e collazione del numero dei crediti che servono al solo scopo di assolvere burocraticamente un’incombenza di legge, ma deve servire a “compiere un percorso al termine del quale si hanno più conoscenze e una professionalità migliorata”. Nonostante,  con il dossier formativo, sia stato migliorata l’offerta e raggiunto il risultato positivo di ridurre il numero di crediti aumentando per contro le proprie competenze in aree rilevanti in funzione delle esigenze della collettività e del servizio sanitario, Mandelli ha lamentato una partecipazione effettiva alle attività di aggiornamento permanente ancora insufficiente, ritenendo “non accettabile” che questo avvenga.

Il tema della formazione ha inevitabilmente toccato anche l’università: Mandelli, al riguardo, ha ricordato le proposte della federazione finalizzate a intervenire  sull’accesso ai corsi di laurea in Farmacia e Ctf, per inserire “paletti” (in particolare, un filtro – una selezione tramite esame –  tra il primo e il secondo anno di iscrizione. Soluzione che però, ha riconosciuto Mandelli, può essere realizzata “con tempi non compatibili” con la gravità della situazione occupazionale della categoria- Per questo, ha spiegato, “abbiamo richiesto in audizione (cfr. RIFday, 8 febbraio 2019) l‘introduzione transitoria del numero programmato a livello nazionale”.
La relazione di Mandelli non ha tralasciato i temi forse più controversi del dibattito interno alla categoria, quello deiie parafarmacie e quello dell’ingresso, reso possibile dalla legge n.124/17, del capitale nella proprietà delle farmacie. Due problemi, ha osservato Mandelli, che ancora “restano sul tappeto e che devono necessariamente essere risolti”.

Si tratta di interventi di “liberalizzazione impropria”, ha detto il presidente della Fofi, operati in nome dell’interesse dei cittadini, ma guardando in realtà agli interessi di “altri attori economici”.  Risolvere il primo dei problemi, quello delle parafarmacie, non sarà semplice, anche perchè ci sono in ballo gli interessi e  “le oggettive difficoltà dei colleghi che hanno creduto” a “questo istituto che non ha eguali al mondo come a una possibile soluzione”. Tuttavia una soluzione di compromesso andrà ricercata e, allo scopo, la Fofi ha avviato “un tavolo con i rappresentanti dei titolari di parafarmacia, nel quale è stata successivamente coinvolta anche Federfarma, per trovare una via di uscita che tuteli i colleghi titolari di sola parafarmacia impedendo nel contempo che proceda lo scardinamento del servizio farmaceutico, che proprio nella legge 405 sulla distribuzione ausiliaria e successivamente nelle liberalizzazioni del 2006 ha le sue origini. E’ evidente che la ricerca di un compromesso non è semplice, ma è altrettanto evidente che un’ulteriore riduzione del perimetro delle attività esclusive delle farmacie non può che costituire un formidabile regalo a soggetti economici estranei alla professione”.

Non meno rilevante la questione del capitale: “Il capitolo non è chiuso ma è chiaro a tutti che la partita si gioca con antagonisti di considerevole peso economico” ha detto al riguardo Mandelli “il che spiega come sia stato sistematicamente respinto ogni tentativo di introdurre correttivi in diversi provvedimenti. Ma è altrettanto evidente che nella politica, trasversalmente, c’è una forte consapevolezza della pericolosità di questa strada”.

Circostanza, quest’ultima, che lascia ancora aperti spiragli di intervento: “Non sarà una battaglia facile, e con tutta probabilità i veri protagonisti non sono ancora scesi in campo: attualmente le acquisizioni sono condotte da gruppi finanziari, non tanto da società intenzionate – verosimilmente – alla gestione diretta delle farmacie” ha osservato in proposito Mandelli, per concludere che  questa dilatazione dei tempi potrebbe anche risolversi in “un vantaggio per le aggregazioni di professionisti, come lo stesso progetto Farmacia Italia e quelli messi in campo dalle cooperative di farmacisti”.

 

La relazione di Mandelli al Consiglio nazionale Fofi

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