Venturi (Emilia Romagna) ad Assofarm: “Nuovo atto di indirizzo per la convenzione”

Venturi (Emilia Romagna) ad Assofarm: “Nuovo atto di indirizzo per la convenzione”

Roma, 14 maggio – “Pacchetti” di farmaci per specifiche terapie distribuiti tramite le farmacie e aggiornamento dell’atto di indirizzo come primo passo per il rinnovo della Convenzione tra farmacie e Ssn: questi i temi più importanti – ma anche più attesi – affrontati dall’assessore regionale alle Politiche per la Salute dell’Emilia Romagna Sergio Venturi (nella foto) al convegno organizzato da Assofarm lo scorso 10 maggio a Ferrara.

Il via alle riflessioni di Venturi, secondo quanto riferisce una nota della stessa Assofarm, è stato offerto dalla presenza, nel calendario del convegno, della presentazione del protocollo d’intesa tra Regione Emilia Romagna, Federfarma e Assofarm “Distribuzione dei farmaci, assistenza integrativa e Farmacia dei Servizi per il biennio 2019-2020”.

Il documento prevede un progetto sperimentale di distribuzione, tramite le farmacie territoriali, di “pacchetti di farmaci” prescritti per la cura di singole, specifiche patologie, in particolare quelle croniche. In buona sostanza, si tratta della possibilità di riportare in farmacia questi medicinali, che richiedono un più puntuale e attento monitoraggio dell’aderenza terapeutica da parte del paziente, compito che il farmacista territoriale – grazie alle sue competenze e alla promità con il paziente, che gli consente un rapporto fiduciario, diretto e continuato nel tempo, può svolgere certamente meglio di quanto non possano fare strutture centralizzate e lontane. Questi “pacchetti di farmaci” uscirebbero quindi dalla Dpc per passare alla distribuzione attraverso le farmacie teritoriali.

Il progetto previsto dal protocollo d’intesa tra Regione Emilia Romagna e sigle delle farmacie pubbliche e private prevede poi che la sperimentazione parta dalle farmacie rurali, presidi che più di altri si rivolgono a cittadini che quasi sempre risiedono in località lontane dagli ospedali: circostanza, questa, che ha offerto all’assessore emiliano l’occasione di puntualizzare come la distribuzione diretta debba essere ridotta e ricondotta alla sua funzione originaria di supporto alla dimissione ospedaliera e di dispensazione di farmaci del tutto particolari, mentre la “farmacia,   il cui ruolo è riconosciuto anche dal Piano Nazionale delle cronicità,  dovrà essere maggiormente valorizzata nelle sue caratteristiche di prossimità”.

Nell’incontro ferrarese è poi parso evidente che quanto sta accadendo in Emilia Romagna (Regione che a oggi presenta la più alta percentuale di farmaci in distribuzione diretta e il tariffario Dpc coi prezzi più bassi d’Italia) possa dare il via a riforme strutturali che le farmacie italiane attendono da anni.

Secondo Venturi, membro autorevole della Commissione Salute della Conferenza Stato Regioni, “è opportuno aggiornare l’atto di indirizzo”, sui cui presupposti la Sisac ha elaborato la bozza di accordo sottoposto alle farmacie. “Tale documento fu predisposto nel 2016 con l’assessore Garavaglia presidente del Comitato di settore” ha rilevato l’assessore emiliano. “È opportuno, quindi, procedere ad una revisione di tale importante documento che tenga conto di funzioni e ruoli che si intendono assegnare alle farmacie come parte importante del Ssn e, successivamente, arrivare, quanto prima, al rinnovo della Convenzione”. Venturi, al riguardo, si è dichiarato disponibile ad ascoltare nuove proposte dalle associazioni dei farmacisti pubblici e privati.

“Da anni stiamo cercando di costruire un modello di farmacia comunale sempre più funzionale, tanto dal punto di vista sanitario che economico, ai sistemi sanitari regionali”  ha commentato il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi a margine dell’incontro. “Ci piace pensare che questo impegno abbia avuto un ruolo nella scelta dell’assessore Venturi di dire queste cose ad un nostro convegno. Cogliamo immediatamente il suo invito e nei prossimi giorni avvieremo una stretta collaborazione con Federfarma per lavorare insieme a una proposta di nuovo atto di indirizzo”.

Affermazione che,  considerata in absoluto, non può avere altro significato che quello di guardare alla prospettiva di congelare l’attuale stato delle trattative per il rinnovo convenzionale e di ricominciare da capo, con (appunto) un nuovo atto di indirizzo e dunque la riscrittura, sulla sua base, di una nuova bozza di accordo convenzionale. Quella precedente, predisposta e inviata da Sisac  nel pieno della scorsa estate ai rappresentati di Federfarma e Assofarm, aveva del resto sollevato fin da subito un fuoco di fila di rilievi critici da parte delle sigle delle farmacie, tradotti immediatamente nell’elaborazione di una controproposta alternativa che sanciva l’esistenza di profonde, inconciliabili differenze di posizioni e aspettative. Da allora a oggi (è quasi passato un anno) le trattative sul nuovo accordo convenzionale sono rimaste sostanzialmente al palo.

Le dichiarazioni rese a Ferrara da Venturi e Gizzi sembrano ora riaprire una partita di fatto bloccata. E non si tratterebbe di giocarne i tempi supplementari, ma proprio di ricominciarla su basi del tutto nuove. Fatto che, inevitabilmente, apre qualche interrogativo sulle prospettive temporali di una vicenda che (a prestar fede alle rassicurazioni fornite al riguardo, più di una volta e coram populo, dalle associazioni di categoria) avrebbe dovuto concludersi entro la fine dello scorso anno.  Un eccesso di ottimismo, in tutta evidenza. Che indurrà con ogni probabilità a una maggiore cautela in futuro: difficile fare previsioni sul tempo che si renderà necessario – se  davvero le Regioni si accingono a fare punto a capo approntando un nuovo atto di indirizzo – per arrivare a una convenzione  in linea con le necessità non solo del servizio farmaceutico e dei cittadini, ma anche della farmacia, che quel servizio deve poterlo assicurare in un contesto di sostenibilità. L’auspicio è che non ne occorra molto: l’attesa della nuova convenzione ormai si misura in decenni, non più in anni. E se c’è una cosa certa è che la farmacia non può davvero attenderla ancora.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi