Dl Calabria, rispuntano i “paletti” per il capitale nella proprietà di farmacie

Dl Calabria, rispuntano i “paletti” per il capitale nella proprietà di farmacie

Roma, 15 maggio – L’ipotesi era attesa, soprattutto dopo le anticipazioni al riguardo del presidente di Federfarma Marco Cossolo in occasione dell’assemblea nazionale del sindacato tenutasi lo scorso 9 maggio. Nell’iter di conversione in legge del decreto legge Calabria tornano ad affacciarsi, tra gli emendamenti proposti dalla maggioranza di governo (e, segnatamente, dai parlamentari del M5S) misure volte a temperare il “peso” del capitale nelle società proprietarie di farmacie, a partire dall’introduzione dell’obbligo del 51% delle quote in capo a farmacisti iscritti all’Albo.

Anche questa volta la firma in testa all’emendamento è quella del deputato palermitano Giorgio Trizzino (nella foto),  che fu il primo ad avanzarla già in occasione della discussione a Montecitorio della Legge di bilancio 2019, quando appunto presentò il subemendamento che ko ha definitivamente consegnato agli onori delle cronache di categoria. Quegli stessi contenuti (avvallati dall’endorsement  pubblico della ministra della salute Giulia Grillo) il deputato palermitano li ha poi sostenuti in seguito in diverse occasioni, fino alla presentazione, alla fine dello scorso mese di marzo, di una proposta di legge a sua firma concernente la Modifica all’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, in materia di titolarità e gestione delle farmacie private da parte di società, iniziativa annunciata a Montecitorio nella seduta del 28 marzo scorso e rubricata con il numero C 1715.

La proposta correttiva di Trizzino, come si ricorderà, prevedeva l’introduzione dell’obbligo del 51% delle quote di una società proprietaria di farmacie in capo a farmacisti iscritti all’Albo, concedendo una finestra di tempo alle società di capitale per provvedere “a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti” nell’assetto proprietario.

Nel tentativo di concretizzare la misura in tempi molto più rapidi di quelli che sarebbero necessari per l’approvazione di una proposta di legge ordinaria, Trizzino e il M5S (l’emendamento è cofirmato dai deputati Francesca Troiano, Leda Volpi, Massimo E. Baroni, Fabiola Bologna, Celeste D’Arrando, Mara Lapia, Marialucia Lorefice, Stefania Mammì, Rosa Menga, Silvana Nappi, Nicola Provenza, Francesco Sapia, Doriana Sarli e Gilda Sportiello) provano a salire sulla “diligenza” del decreto Calabria, o più precisamente dell’A.C. 1816 di conversione in legge del Dl n.35/2019, che dovrà essere approvato (pena la decadenza) entro 60 giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (la n.101 del 2 maggio 2019, nel caso di specie).
Il testo dell’emendamento Trizzino, rubricato con il n. 13.03, prevede l’aggiunta di un nuovo articolo, il 13 bis (Disposizioni in materi di sostegno per le attività delle farmacie), che così recita:

All’articolo 7 della legge 362/91, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
2-bis. Almeno il 51% del capitale delle farmacie deve essere in mano a farmacisti iscritti all’Albo. Il venir meno di questa condizione costituisce causa di scioglimento delle società, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza di soci farmacisti professionisti entro un termine di 6 mesi. Le società già costituite alla data di entrata in vigore del decreto avranno 36 mesi per adeguarsi alle nuove norme.

Non si tratta però dell’unica misura di diretto interesse per la farmacia che il M5S si propone di inserire nel provvedimento. C’è infatti anche un altro emendamento (il n. 13.02, primo firmatario Nicola Provenza)  volto a limitare il controllo del numero di farmacie esistenti sul territorio di un medesimo comune e sul territorio nazionale. L’emendamento sostituisce i commi  i commi 158 e 159 della legge sulla concorrenza 2017 e prevede che
i titolari di farmacia e le società di capitali  possano controllare non più del 5% delle farmacie esistenti su base comunale e comunque non più del 10% delle stesse su base nazionale. In caso di mancato rispetto del limite, l’Agcm adotta la procedura di diffida e le sanzioni previste (sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10%  del fatturato realizzato in ciascuna impresa o ente nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della diffida). In luogo di queste sanzioni, in caso di inosservanza delle nuove norme entro 36 mesi, l’Agcm può applicare una sanzione di 100 mila euro per ogni esercizio di farmacia di cui il soggetto sia titolare e che risulti eccedente rispetto al limite.

Tra le proposte di misure correttive di diretto interesse per il settore farmaceutico vanno poi segnalati gli emendamenti 13.6 (prima firma Leda Volpi) e 13. 3 (prima firma Francesca Troiano). Il primo è una misura di contrasto ricorrenti indisponibilità di medicinali nel circuito distributivo e prevede la possibilità di blocco temporaneo delle esportazioni in determinate circostanze, nel caso in cui ciò  si renda necessario per prevenire o limitare stati di carenza o indisponibilità.
Il secondo emendamento si occupa invece dei farmaci di importazione parallela, intendendo per essi le specialità medicinali per uso umano importate da uno Stato membro dell’Unione europea nel quale essi  sono autorizzati, già registrati in Italia a favore di un titolare di Aic diverso dal soggetto importatore. La misura correttiva prevede di modificare l’art. 12 del Dl n.158/2012,  attribuendo anche a questi medicinali  i medesimi regimi di fornitura, classificazione e prezzo al pubblico accordati alla specialità medicinale oggetto di importazione parallela già registrata in Italia.

Tra le altre misure correttive inserite nel decreto Calabria, il M5S, a partire dalla ministra della Salute Giulia Grillo,  ha posto una particolare enfasi nell’emendamento che metterà un freno alle nomine della politica nel settore  sanitario. la misura è stata annunciata ieri nel corso di una conferenza stampa dalla stessa ministra e dal  vicepremier e capo politico del movimento Luigi Di Maio.

“Con l’emendamento – è stato spiegato nel corso dell’incontro con i giornalisti –  si trasforma in graduatoria di merito la rosa di candidati dal quale il presidente di Regione sceglie il direttore generale delle Asl. Si introduce una disposizione transitoria nelle more di riordinare in maniera complessive il sistema di nomine dirigenziali della sanità. Nell’immediato la disposizione rappresenta un passo in avanti nella separazione delle nomine dirigenziali dalla politica, poichè la scelta del direttore generale da parte del presidente di Regione non sarà  più discrezionale ma correlata a una graduatoria e quindi al merito, sulla base di requisiti che siano coerenti con l’incarico da attribuire”.

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