Iss, salute e disuguaglianze sociali: sfavoriti i non abbienti, i poco istruiti e chi vive al Sud

Iss, salute e disuguaglianze sociali: sfavoriti i non abbienti, i poco istruiti e chi vive al Sud

Roma, 17 maggio – Tre italiani su 10 non credono di godere di buona salute, ma arrivano a più di 4 su dieci  tra le persone con molte difficoltà economiche e scendono invece a due su dieci tra le persone senza tali difficoltà.

Questo il dato saliente che scaturisce dalla Sorveglianza PASSI (acronimo per Progressi per le aziende sanitarie per la salute in Italia) nel quadriennio 2015-2018, iniziativa coordinata dall’Istituto superiore di sanità per le Regioni: nella salute percepita, nel benessere psicologico e nella qualità di vita, come pure nell’accesso alla prevenzione per la diagnosi precoce dei tumori e nell’adesione a misure di sicurezza per la prevenzione degli incidenti stradali, c’è sempre un chiaro gradiente a sfavore delle persone socialmente più vulnerabili per difficoltà economiche o per bassa istruzione (senza titolo di studio o al più con licenza elementare). A ciò si aggiungono le differenze territoriali, che continuano a registrare un gap Nord-Sud  sempre significativamente a sfavore del Meridione, dove è più alta la prevalenza di fumatori, sedentari, obesi, diabetici, ipertesi e persone che, in generale, non adottano stili di vita salutari.

“I dati della Sorveglianza PASSI aggiornati al 2018″ afferma Maria Masocco, responsabile del coordinamento nazionale PASSI in seno all’Iss “confermano e mettono ancora una volta in evidenza significative differenze sociali nella salute e nell’accesso alla prevenzione che si aggiungono alle differenze geografiche a svantaggio delle regioni del Sud e delle Isole, dove povertà e carenza nell’offerta di programmi di prevenzione e di servizi cura si concentrano. È dunque necessario continuare a porre l’attenzione su questi aspetti, con una lettura trasversale dei dati proprio in questa ottica, per programmare e ri-orientare adeguatamente le politiche di contrasto alle disuguaglianze in salute, verso azioni di sistema orientate all’equità, che rappresenta uno dei principi cardini del Piano nazionale della Prevenzione”.

Un’ampia sintesi dei contenuti del rapporto della Sorveglianza Passi è stata diffusa ieri dallo stesso Istituto superiore di sanità ed è disponibile a questo link (tutti i dati, organizzati in 21 sezioni tematiche, sono invece pubblicati sul sito web dedicato a PASSI sul portale di Epicentro).

PASSI  è un sistema di sorveglianza di popolazione disegnato sul modello della Behavioural Risk Factor Surveillance adottato negli Stati Uniti, e raccoglie in continuo informazioni sul profilo di salute della popolazione italiana di 18-69 anni, sui fattori di rischio comportamentali legati all’insorgenza delle malattie croniche (come il fumo, alcol, sedentarietà, scarso consumo di frutta e verdura, sovrappeso e obesità) e anche informazioni sull’adesione dei cittadini agli screening oncologici, alla vaccinazione antinfluenzale nei gruppi a rischio o l’adozione di misure di sicurezza individuali per la prevenzione degli incidenti stradali, degli infortuni in casa e molto altro.

La raccolta delle informazioni avviene tramite interviste telefoniche, effettuate nel corso di tutto l’anno da operatori delle Asl, a campioni rappresentativi per genere ed età della popolazione di 18-69enni del proprio bacino di utenza. Dal 2008 ad oggi, sono state raccolte, ogni anno, 35.000-37.000 interviste. PASSI si caratterizza come strumento interno al Ssn, in grado di produrre informazioni a livello di Asl e Regione.

È gestito dalle Asl che raccolgono i dati e ne utilizzano le informazioni per l’azione locale, coordinate dalle Regioni che definiscono le esigenze e le priorità conoscitive su prevenzione e salute pubblica, e si avvalgono del supporto tecnico-scientifico di un coordinamento centrale dell’Iss, con funzioni di indirizzo, sviluppo formazione e ricerca. Il coordinamento centrale dell’Istituo superiore di sanità  assicura rigore metodologico nella realizzazione dell’indagine, dalla definizione del piano di campionamento allo sviluppo delle procedure standardizzate di raccolta e analisi dei dati, degli strumenti di monitoraggio della qualità dei dati e delle performance, fino alla comunicazione e diffusione dei principali risultati a Regioni e Asl. La tempestività e la fruibilità del sistema consentono di disporre entro il primo trimestre di ogni anno dei risultati aggiornati all’anno di raccolta precedente, a livello di pool, Regione e Asl.

Qualche dato: il 30% degli italiani, come già ricordato in premessa,  riferisce di non godere di buona salute ma, se si esamina il campione delle persone con difficoltà economiche, la percentuale sale al 43% e scende al 23% fra i più abbienti. Inoltre, il 6% soffre di sintomi depressivi, quota che sale al 14% fra le persone con maggiori difficoltà economiche e scende al 4% fra chi non ne ha. Anche la qualità di vita risulta compromessa e se gli intervistati riferiscono mediamente di essere stati male per problemi di salute fisica o psicologica mediamente 4,4 giorni nel mese precedente l’intervista, il numero medio di giorni in cattiva salute sale a 7 fra le persone con difficoltà economiche (vs 3,6 giorni fra chi non ha difficoltà economiche).

Differenze analoghe si osservano per livello di istruzione: fra le persone con un basso livello di istruzione il 55% riferisce cattive condizioni di salute (vs 20% dei laureati), il 12% sintomi depressivi (vs 4%) e il numero medio di giorni vissuti in cattiva salute per motivi fisici o psicologici è 7.1 in un mese (vs 3.8 riferiti da laureati).

Fra le persone socialmente vulnerabili per difficoltà economiche o bassa istruzione è anche maggiore la frequenza di stili di vita non salutari, come l’abitudine al tabagismo, la sedentarietà, lo scarso consumo di frutta e verdura, l’obesità o condizioni di rischio cardiovascolare come il diabete o l’ipertensione.

Fra le persone con molte difficoltà economiche il 34% fuma (percentuale che scende al 22% in chi non ha difficoltà economiche), il 46% è sedentario (vs 28%), il 9% consuma almeno cinqueporzioni di frutta e verdura al giorno (five a day), come raccomandato per una corretta e sana alimentazione (vs 11%); l’8% riferisce una diagnosi di diabete (vs il 3%), il 25% una diagnosi di ipertensione (vs il 18%). Analoghe sono le differenze per istruzione: fuma il 24% delle persone con bassa istruzione (vs 19% dei laureati), il 50% è sedentario (vs 26%), il 25% obeso (vs 6%); il 9% aderisce al five a day (vs 12%), il 16% riferisce una diagnosi di diabete (vs 2%) e il 43% una diagnosi di ipertensione (vs 13%).

Va precisato che tali differenze rimangono in molti casi significative, anche se in parte determinate dall’età degli intervistati, a sua volta correlata al livello di istruzione. Fra i comportamenti non salutari, unica eccezione è quella del consumo alcolico a rischio per la salute, per quantità e modalità di assunzione, che resta prerogativa delle classi sociali più abbienti, senza difficoltà economiche e alto livello di istruzione, residenti nel Nord e in particolare nel Nord-Est del Paese.

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