Congresso di Stresa sulle cefalee, emerge il ruolo di “sentinelle” dei farmacisti

Congresso di Stresa sulle cefalee, emerge il ruolo di “sentinelle” dei farmacisti

Roma, 23 maggio – Farmacisti in prima fila al X Seminario internazionale multidisciplinare sulle cefalee “Stresa Headache” che si apre oggi nella cittadina sul Verbano, per concludersi sabato prossimo, 25 maggio. L’evento – che costituisce ormai da anni un importante riferimento sullo stato dell’arte della ricerca clinica e terapeutica nelle cefalee primarie e secondarie – dedica infatti ampio spazio al ruolo che i professionisti del farmaco possono svolgere, grazie alla capillare presenza delle farmacie, primo riferimento sanitario dei cittadini  nel territorio, come “sentinelle” contro il mal di testa.

Con un’adeguata formazione, i farmacisti possono infatti diventare uno dei primi riferimenti professionali per chi soffre di questo disturbo e un argine all’abuso di farmaci e all’autocura con analgesici da banco, che spesso sfocia nel Moh, acronimo di medication overuse headache, l’insidioso mal di testa da abuso di farmaci che può dare origine a una pericolosa spirale di progressivo peggioramento e cronicizzazione, costoso (si stima una spesa totale media di 11.340 euro l’anno per persona) e tale da richiedere un lungo e difficoltoso percorso di riabilitazione.

La presenza  sul territorio e  il rapporto di fiducia con i cittadini che nasce dalla consuetudine al contatto diretto e ripetuto permette ai farmacisti di suggerire il farmaco sintomatico più adatto e, se necessario, esortare il paziente a rivolgersi al medico o allo specialista di un Centro Cefalee, svolgendo così una funzione di prezioso indirizzo per il trattamento ottimale della patologia, dispensando consigli e informazioni, non solo farmaci, soprattutto nei numerosi casi in cui manca una diagnosi definita.

Proprio oggi, durante la sessione sull’epidemiologia delle cefalee inserita nel programma dei lavori congressuali, Paola Brusa (nella foto)docente della facolta di farmacia dell’Università di Torino, presenterà  i dati di uno studio di uno studio di farmacoeconomia sui costi sociali diretti e indiretti dell’emicrania cronicizzata con abuso di farmaci e il ruolo dei farmacisti come “sentinelle epidemiologiche” nel management dell’emicrania: Il lavoro è stato condotto su 610 farmacisti in 19 Regioni italiane (tutte meno la Calabria) e realizzato sotto l’egida della Federazione Italiana degli Ordini dei Farmacisti e della Ficef (Fondazione italiana Cefalee). Nell’arco di sei mesi i farmacisti  – che avevano tutti aderito, su base volontaria, a un corso online nazionale con esame finale – hanno somministrato un questionario anonimo da proporre a chi chiedeva farmaci per mal di testa, garantendone l’adeguata compilazione. I dati così rilevati hanno consentito di “scattare una fotografia” aggiornata e attendibile del “popolo delle cefalee”. 

È risultato che a rivolgersi alla farmacia sono soprattutto donne (74%) con una scolarità medio-alta (75%) per lo più residenti al Nord (84%) e un’età media di 45 anni. In tutta Italia, le cefalee croniche, cioè con almeno 45 giorni di mal di testa negli ultimi tre mesi,  colpiscono soprattutto loro (7,9% contro il 5,4% dei maschi), mentre l’abuso di farmaci è sopratutto del sesso forte  (18,8% rispetto al 14,9%).

Dai 4.424 questionari raccolti, emerge che in molti pazienti manca una diagnosi definita del tipo di cefalea e ciò sta a significare che sono ancora pochi quelli che si affidano a uno specialista o a un Centro Cefalee. “Nel nostro studio” precisa la professoressa Brusa “la frequenza di diagnosi definita è risultata significativamente maggiore fra chi aveva un livello di scolarità universitario, sia a Nord che a Sud”.

Dallo studio emerge anche un dato preoccupante, che viene sottolineato da Giovanni Battista Allais, secondo autore dello studio, anch’egli docente dell’ateneo torinese. “I pazienti vanno in farmacia per il loro mal di testa per lo più quando hanno attacchi intensi” spiega Allais “ma solo un terzo di loro sa che da oltre 25 anni esistono i triptani e quindi non usa questi farmaci che invece sono ormai di riferimento nelle cefalee, continuando ad impiegare quelli vecchi e aspecifici”.

“Il problema di fondo principale” sottolinea al riguardo il presidente del Congresso di Stresa Gennaro Bussone è il fatto che i pazienti che non vanno dal medico curandosi da soli, perdono l’opportunità di usufruire della terapia di profilassi di cui potrebbero giovarsi grazie alla consultazione medica”. Un atteggiamento che nella nuova era della “super-profilassi” grazie ai cosiddetti farmaci anti-Cgrp è ancora più grave.

Questi nuovi farmaci monoclonali impediscono infatti l’attivazione del sistema trigeminale Cgrp (Calcitonine gene related peptide) che svolge un ruolo chiave nella modulazione del dolore e nella vasodilatazione cranica che accompagna l’emicrania.

“La distribuzione di questi farmaci, a cui è stato popolarmente attribuito l’appellativo di ‘vaccino del mal di testa’,  mentre in realtà si tratta di una sorta di immunizzazione profilattica, non sarà di competenza dei farmacisti di comunità” spiega Bussone “in quanto il suo impiego spetterà ai soli Centri Cefalee, ma il farmacista svolge comunque un ruolo importante sia per informare il paziente di questa nuova opportunità terapeutica di cui parliamo ampiamente al convegno di Stresa, sia per indirizzarlo verso i Centri Cefalee ove tale trattamento sarà adottato”.

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