Conasfa: “Fofi e Federfarma inseguono un modello di farmacia che non esiste più”

Conasfa: “Fofi e Federfarma inseguono un modello di farmacia che non esiste più”

Roma, 27 maggio – “Fofi e Federfarma sono lanciate a inseguire un modello di farmacia che oggi non esiste più”. Questo il lapidario giudizio di Conasfa, la federazione delle associazione dei farmacisti non titolari presieduta da Silvera Ballerini (nella foto),  dopo aver letto “con attenzione”  la relazione svolta dal presidente Andrea Mandelli  in occasione del Consiglio nazionale della Fofi svoltosi il 10 maggio scorso. Documento che, in tutta evidenza, non sembra davvero essere piaciuto a Conasfa, che – in un comunicato stampa – esordisce esprimendo delusione per il fatto che il presidente della federazione professionale, pur elogiando  “il proprio lavoro, quello dei suoi collaboratori e tutte le iniziative intraprese a favore delle farmacie”,  non abbia invece  fatto “minimo accenno alla componente maggioritaria della professione”, quella appunto dei non titolari.

“Riteniamo che se il sistema farmacia sia ancora sostenibile il merito vada attribuito soprattutto ai collaboratori” scrive Conasfa, ricordare che  nonostante i farmacisti collaboratori italiani siano “i professionisti peggio retribuiti in Europa, … riescono a mantenere alti gli standard qualitativi adeguandosi a nuovi orari diapertura, aggiornandosi e svolgendo la formazione Ecm spesso sostenendone le spese e al di fuori dall’orario di lavoro”. Nonostante questo, scrive ancora la sigla dei non titolari, “non hanno alcuna possibilità di carriera in un sistema farmacia che è bloccato da decenni in una modalità che non consente un turnover nelle concessioni governative, causa il ‘blocco’ dovuto all’ereditarietà della farmacia”.
Conasfa fa quindi un riferimento aIle recenti considerazioni del Pgeu sul farmacista di comunità protagonista all’interno del sistema sanitario, che hanno messo in evidenza “le due reali emergenze della nostra professione: dignità e riconoscimento delle competenze”. E – in controtendenza rispetto alla posizione prevalente all’interno della professione farmaceutica – osserva che l’ingresso dei capitali “che tanto spaventa il sistema lobbistico dei titolari di farmacia, potrebbe al contrario portare una boccata di ossigeno a tutti professionisti del settore”.

“Fofi e Federfarma sono lanciate ad inseguire un modello di farmacia che oggi non esiste più” scrive in proposito la sigla dei non titolari, aggiungendo che “la paura del confronto sulla dimensione economica della farmacia che le società di capitali possono portare serve solo a mascherare lo svuotamento e lo svilimento della professione, mentre la deriva commerciale paventata da diverse parti era già stata denunciata dalla stessa Fofi nel famoso documento del 2006”, a dimostrazione del fatto che il fenomeno era già ben presente quando la minaccia dell’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie non era ancora nemmeno all’orizzonte.
“L’emergenza occupazionale e il numero altissimo di colleghi inoccupati deve essere fonte di stimolo per la federazione per ripensare al ruolo del farmacista che vada oltre alla farmacia” scrive quindi Conasfa. “Non è possibile limitarsi a mettere un limite all’accesso alle università senza trovare una soluzione alle migliaia di colleghi che già oggi non hanno un’occupazione”.

La federazione delle associazioni dei non titolari fa anche un riferimento alla questione Enpaf, sostenendo che “è necessaria una riforma dell’ente previdenziale verso il modello contributivo, sicuramente più equo e sostenibile per la componente più numerosa della categoria”.
Censurata anche la visione della Fofi rispetto alle parafarmacie, ritenuta “non  condivisibile”: sulla materia, la federazione professionale, a giudizio di Conasfa,  dimostrerebbe  “una visione ristretta e antiquata della professione”. Ma per i non titolari serve anche “una riforma strutturale del corso di laurea in farmacia, non limitandone gli ingressi ma rendendolo un corso di laurea moderno e avanzato che prepari i colleghi alla professione non più svolta solo in farmacia ma ovunque ci sia il farmaco”.
“Solo se si comincerà a concentrarsi sulla professione sanitaria e non sull’impresa farmacia” conclude il comunicato “si potrà immaginare ancora un futuro splendente per quella che rimane una delle professioni più importanti per il nostro futuro”.

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