Viti (Unaftisp): “Tavolo Fofi su parafarmacie garanzia anche rispetto a rivolgimenti politici”

Viti (Unaftisp): “Tavolo Fofi su parafarmacie garanzia anche rispetto a rivolgimenti politici”

Roma, 28 maggio – Unica sigla delle parafarmacie ad essere rimasta al tavolo istituito dalla Fofi –  con la sola compagnia dell’ancora sostanzialmente sconosciuta Ftpi (Farmacisti titolari di farmacia italiani), sigla presieduta da Francesco Grillo spuntata come un fungo nello scorso autunno proprio nell’immediata vigilia del primo incontro del tavolo, ma che in tutti questi mesi non ha ancora dato segnali di una qualche attività o consistenza rappresentativa –  Unaftisp non ha mancato di far sentire la sua voce a margine del botta e risposta di questi giorni tra le principali sigle degli esercizi di vicinato (Fnpi e Mnlf-Culpi) e Fofi e Federfarma.

Con una nota diffusa ieri, il presidente Daniele Viti è infatti intervenuto per difendere il tavolo di confronto della Fofi, sostenendo in buona sostanza che il confronto in una sede istituzionale, con il coinvolgimento anche di  Fofi e Federfarma, “è un’ulteriore garanzia, anche rispetto a una possibile instabilità di governo che potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza”.  Se si trova un accordo a questo tavolo, è il ragionamento di Viti, la politica non potrà che prenderne atto.

Il problema, ovviamente, è trovarlo, quell’accordo, attesa la siderale distanza delle posizioni. E al riguardo Viti riconosce che non si tratta di un’impresa semplice e, come tale, richiede tempo: “Chiunque si ritenga addetto ai lavori qualificato dovrebbe comprendere che la complessità e la delicatezza della materia non può tradursi in un risultato immediato, con l’accordo di tutte le parti in causa sulla base di un paio di incontri” scrive il presidente della sigla dei titolati di sola parafarmacia. “È pur vero che il risultato non è stato portato nemmeno negli ultimi 13 anni, e noi siamo nati solo il 27 maggio 2018, esattamente un anno fa. Oggi costruiamo presupposti per accorciare i tempi”.

Il tavolo Fofi, secondo Viti, consente di affrontare la questione contestualizzandola, perché non si limita a parlare di  parafarmacie, ma di “accesso alla professione nella sua accezione più ampia”.  Da qui la necessità  di “uno studio approfondito, da parte di tutti, dentro e fuori il tavolo per poi discutere, confrontarsi e trovare le giuste soluzioni”.

“Abbiamo condiviso diversi punti e ciò che è trapelato in questi giorni sull’eventuale ddl Sileri, sulla nuova figura del farmacista di reparto ospedaliero, non credo sia da imputare solo ed esclusivamente alla casualità” scrive Viti riferendosi ancora all’attività del tavolo, nel corso della quale sono comunque emerse ancora distanze tra le posizioni, che il presidente Unaftisp ammette, in particolare quelle con Federfarma, esprimendo l’auspicio di  “superarle al più presto, nell’interesse di tutti”.

“Il punto che più ci risulta critico”  dettaglia Viti “è sicuramente la modalità dell’assegnazione delle sedi e lo studio di una soluzione che possa accontentare tutti, nessuno escluso. Non semplice, ma non impossibile”.
Per il resto, il presidente di Unaftisp resta fermo sulla sua posizione di netta contrarietà alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, a meno di eventi che suggeriscano un ripensamento. Viti resta infatti convinto che la misura finirebbe per avvantaggiare unicamente “Gdo, privati, titolari di farmacia con annesse parafarmacie e proprietari di attività di distribuzione”. E per rafforzare il concetto, ricorda che i corner farmaceutici della Gdo (circa 350 a livello nazionale)  “fatturano a livello nazionale mediamente 1.700.000 €, con una politica di mercato legata al prezzo e non alla salute”, a sottolineare come questi soggetti premano sul pedale dell’acceleratore della deriva commericale.

Imputazione che Viti riserva peraltro anche ai nuovi soggetti entrati nel settore a seguito dell’apertura al capitale sancita dalla legge sulla concorrenza dell’agosto 2017. Il presidente di Unaftsip fa riferimento, in particolare, ai  fondi di investimento “che stanno acquistando farmacie, incentrando tutto sulla marginalità commerciale a discapito della qualità del servizio”. Affermazione, quest’ultima,  che Viti non circostanzia, limitandosi ad affermare come  “questa visione si traduca nello scardinare il sistema sanità legato a una professionalità garante della salute del cittadino”.
Viti tocca poi il tema cruciale dell’occupazione, cavalcato dalle altre sigle degli esercizi di vicinato, che non mancano mai di sottolineare come le parafarmacie siano state una delle pochissime realtà, se non l’unica, ad avere creato posti di lavoro nper i farmacisti nell’ultimo decennio, Viti, però, mette in discussione i numeri: non si tratterebbe, come sostengono Fnpi e Mnlf, di 10 mila posti di lavoro, ma di meno di 5000, cifra calcolata sulla base del numero di esercizi aperti dal 2006 a oggi: “Poiché la media dei colleghi che lavora negli esercizi di vicinato è di 1,1, moltiplicando per le 4.000 parafarmacie (di cui bisogna vedere quante ne sono attive e quante chiuse con codice univoco ancora attivo) abbiamo circa 4.500 posti di lavoro”. In ogni caso, il presidente di Unaftisp prova a rassicurare anche sul fronte del lavoro, affermando che il problema dei farmacisti che lavorano nelle parafarmacie è stato già posto all’attenzione del tavolo.
Viti riserva quindi la sua conclusione a una considerazione di opportunità politica, osservando che coinvolgere nella ricerca di soluzioni  del nodo parafarmacie anche Fofi e Federfarma è una “ulteriore garanzia” a fronte del quadro di instabilità della situazione politica nazionale, che potrebbe anche sfociare in nuovi assetti di governo, con la conseguenza di dover ricominciare tutto da capo (anche se per amor di verità andrebbe detto che il governo gialloverde, nel suo anno di vita, al netto di qualche reboante dichiarazione e di qualche velleitario tentativo, non ha fatto davvero molto  per  arrivare al vagheggiato riassetto del servizio farmaceutico, nel quale dovrebbe trovare posto anche la soluzione del nodo parafarmacie).

Per Viti, in ogni caso,  “può cambiare il governo ma non il percorso fatto sul tavolo Fofi. Poiché se si trova un accordo a questo tavolo la politica non può che prenderne atto”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi