Studio tedesco: il farmacista risposta a portata di mano per migliorare l’aderenza

Studio tedesco: il farmacista risposta a portata di mano per migliorare l’aderenza

Roma, 29 maggio – L’aderenza terapeutica è essa stessa, come ben noto, una sorta di “farmaco salvavita”:  assumere correttamente le medicine giuste al momento giusto è infatti essenziale, soprattutto in patologie come quelle cardiovascolari, dove non osservare le indicazioni terapeutiche dei medici rischia di portare anche agli esiti più estremi, soprattutto nella vasta platea dei pazienti anziani che soffrono di insufficienza cardiaca e che, secondo le stime, per il 30-50 per cento non rispettano la posologia.

Un problema che però, secondo le risultanze di uno studio presentato al congresso della European Society of Cardiology, in corso in questi giorni ad Atene, avrebbe una soluzione a portata di mano, che si chiama farmacista di comunità. Basterebbe affidargli il monitoraggio della terapia di questi pazienti, che avrebbero la sola incombenza di recarsi in farmacia una volta alla settimana per un controllo (impresa oggettivamente abbastanza agevole, considerata la capillarità di diffusione delle farmacie) per ottenere subito risultati probanti.

Lo studio, pubblicato sullo European Journal of Heart Failure  (qui un abstract)  è stato condotto su 237 pazienti over 60, assegnati in modo casuale a due tipi di intervento: la tradizionale terapia prescritta dal medico da seguire autonomamente e un percorso terapeutico che prevedeva la partecipazione del farmacista. Il monitoraggio è durato due anni. I farmaci prescritti comprendevano betabloccanti, Ace inibitori o sartani e antialdosteronici.

Per i pazienti del secondo  gruppo, il primo approccio con il farmacista consisteva in un semplice controllo dei medicinali prescritti. Si proseguiva poi con una serie di visite periodiche in farmacia, ogni 8-10 giorni, per controllare l’aderenza alla terapia, monitorare i sintomi della malattia, misurare i livelli di pressione e il battito cardiaco. Ai pazienti venivano forniti contenitori speciali per le medicine con l’indicazione dei giorni della settimana e gli orari in cui assumere le pillole. Ogni volta che comparivano nuovi sintomi ed emergeva qualche novità nella terapia, il farmacista contattava il medico per proporre l’intervento più giusto. In generale è stato osservato che i pazienti seguiti dal farmacista assumevano un maggior numero di medicine tra quelle prescritte. In confronto ai pazienti “in autogestione”, la quantità di farmaci assunta dal gruppo sperimentale è risultata superiore del 5,7 per cento.

Lo studio, coordinato da Ulrich Laufs, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università tedesca di Leipzig (nella foto), ha evidenziato come – grazie alle visite settimanali in farmacia – l’aderenza alla terapia cresca: la percentuale di pazienti che ha assunto i tre farmaci prescritti almeno nell’80 per cento dei giorni è passata dal 44  all’86 per cento nel gruppo assegnato al farmacista, mentre nell’altro gruppo l’incremento è stato decisamente inferiore, passando dal  42  al 68 per cento.

A ridurlo in un dato numerico, significa che i pazienti monitorati dal farmacisti avevano una probabilità tripla di aderire al piano terapeutico rispetto al gruppo tradizionale, con evidenti ripercussioni positive sulla salute: dopo due anni il gruppo di pazienti che frequentavano regolarmente la farmacia aveva una qualità di vita migliore rispetto all’altro, con meno limitazioni nelle attività quotidiane.

“I cardiologi e i medici di famiglia potrebbero apprezzare questo tipo di intervento poiché non modifica la terapia prescritta ma aiuta i pazienti a seguire il percorso terapeutico” è la conclusione di Laufs. Che è un autorevolissimo cardiologo e docente universitario, non un farmacista.

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