Farmacap, Stefanori replica a Rsa: “Gestione azienda, non è competenza dei sindacati”

Farmacap, Stefanori replica a Rsa: “Gestione azienda, non è competenza dei sindacati”

Roma, 1 giugno – Anche se pretende di farlo, non è certo la Rsa a poter fornire indicazioni sugli indirizzi gestionali  di Farmacap, che a termini di statuto sono di competenza del commissario (che sostituisce il Consiglio di amministrazione), mentre la gestione è nella mani del direttore generale dell’azienda.

Questa la secca replica che Angelo Stefanori (nella foto), commissario straordinario di Farmacap (dimissionario dallo scorso gennaio, ma – in assenza di altre decisioni dell’amministrazione comunale – ancora al suo posto per eivtare la paralisi gestionale dell’azienda.

In una nota indirizzata ai dipendenti di Farmacap, Stefanori è tranchant: in materia di indirizzi gestionali, “la Rsa non ha alcuna influenza e così continuerà ad essere”. Affermazione che il commissario sostanzia con un esempio concreto, relativo alle reiterate richieste avanzate dal sindacato alla sindaca di Roma per indire un  bando per la selezione di un Consiglio di amministrazione. Richieste che per Stefanori non possono che lasciare il tempo che trovano: la nomina di un nuovo Cda, spiega, “presuppone un superamento, in Consiglio comunale, della delibera n. 13/2015”  (l’atto con il quale la giunta Marino, nel gennaio del 2015, dette il via libera alla cessione delle società partecipate considerate “non strategiche”, inserendo tra queste anche Farmacap, NdR).   “Non dirvelo significa prendervi in giro” precisa il commissario “e io, a differenza di altri, non intendo farlo”.

Stefanori, glissando sui “consueti attacchi” indirizzati dalla Rsa alla sua persona anche nella lettera indirizzata nei giorni scorsi alla sindaca Raggi  (“Ringrazio, fanno curriculum”, ironizza) si sofferma, in particolare, sulle doglianze della stessa Rsa circa la “pretesa” del commissario “di voler ‘interpretare’ addirittura la convenzione con il Dipartimento Politiche sociali, addirittura da ‘estraneo’, essendo essa un terreno riservato e intoccabile”.

Stefanori si sofferma sul punto:  “Ripeto ancora una volta due cose” scrive ai dipendenti. “Innanzitutto che la convenzione, che vede come parte contrattuale la Farmacap, è interpretata e applicata dagli organi di quest’ultima, non certo dalla Rsa. Poi, che da essa derivano oneri pari a circa un milione di euro ogni anno (…), ed è questa la ragione per la quale non è possibile effettuare investimenti nelle farmacie. L’Azienda sopporta costi inusitati per un ridotto numero di dipendenti, ma soprattutto per un ridotto numero di utenti, meno di mille al mese”.

Un modo ellittico per lasciare intendere che dietro gli attacchi della Rsa al commissario in materia di convenzione sociale si celerebbe una sorta di strategia del queta non movere et mota quetare finalizzata a mantenere le cose esattamente come stanno, a tutela delle posizioni di qualcuno.  “Questo, ovviamente, non vi viene detto” scrive Stefanori ai dipendenti “si preferisce parlare di farmacie piuttosto che scoprire altri ‘altarini’, che sono quelli che stanno veramente a cuore”.

“Visto che sono ‘estraneo’ e ‘assente da molti mesi’  mi sono voluto togliere la soddisfazione di replicare immediatamente a ciò che ho letto”  continua Stefanori, facendo riferimento ai rilievi avanzati nei suoi confronti nell’ultimo comunicato sindacale e offrendo uno spaccato quotidiano della sua attività in azienda: “La mia giornata inizia con la lettura del saldo di tesoreria (il cui attento monitoraggio consente di percepire lo stipendio anche a chi mi critica) e prosegue con il continuo contatto con gli uffici della direzione e con le farmacie, di cui leggo ogni mail”  scrive il commissario. “Certo, non ho il piacere di incontrare fisicamente i componenti della Rsa che stazionano davanti al mio ufficio, ma è una sofferenza alla quale mi sono abituato. Loro, probabilmente, no”.

Stefanori replica quindi alle critiche rivoltegli per la nomina del nuovo direttore generale di Farmacap, effettuata da commissario dimissionario e in buona sostanza ritenuta inopportuna, se non addirittura illegittima. Per i sindacati, infatti, la nomina avrebbe dovuto essere preceduta da un concorso che tenesse conto di esperienze manageriali nel settore farmaceutico, titoli di studio, anzianità di servizio e, prima ancora, inquadramento.  “Ma chi l’ha detto? I criteri li decide il consiglio di amministrazione, non la Rsa”  taglia corto il commissario, spiegando che la chiave di lettura della nomina del nuovo direttore va ricercata soltanto nelle necessità imposte dagli avvenimenti, ovvero le “repentine dimissioni del precedente Dg (…), pervenute di mercoledì all’ora di pranzo, quando entro il successivo venerdì occorreva trasmettere in Tesoreria il mandato per il pagamento degli stipendi e dei fornitori. Il richiesto concorso avrebbe determinato il mancato pagamento di tutti, e la conseguente paralisi dell’azienda”.

Ed è proprio all’ipotesi di una Farmacap paralizzata che Stefanori riserva la sua conclusione: “Forse è quello che si vuole” scrive, con implicito ma evidente “pensiero cattivo” all’indirizzo delle rappresentanze  sindacali aziendali e una immediatamente successiva precisazione nella quale non è difficile cogliere, se non proprio una sorta di sberleffo, una piccola provocazione: “Invece si va avanti tranquilli, senza ingerenze di ‘estranei’ (quale sarebbe la Rsa in materia gestionale) e ciò consente di portare avanti l’azienda senza interferenze. Da’ fastidio, mi rendo conto, ma bisogna farsene una ragione…”

Il riflettore finale è acceso sulla già ricordata delibera n. 13/2015 della precedente amministrazione comunale, della quale – conclude Stefanori – bisognerebbe sforzarsi di comprendere le ragioni, “che non sono affatto venute meno, ed è su quelle che bisogna intervenire“, senza illudere i dipendenti “su interventi salvifici di managers del settore farmaceutico, che a fronte dell’emorragia finanziaria sostenuta per mantenere il comparto sociale, ben poco potrebbero fare”.

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