Quota100, numeri da flop. Imperadrice: ‘Per molti farmacisti è via di fuga da professione’

Quota100, numeri da flop. Imperadrice: ‘Per molti farmacisti è via di fuga da professione’

Roma, 6 giugno – Per quanto spacciata come il superamento della Legge Fornero, la reclamizzatissima Quota 100,  misura-feticcio di questo governo insieme al reddito di cittadinanza (anche se il suo stesso padre putativo Matteo Salvini da qualche tempo ha quasi smesso di parlarne, e ci sarà un motivo…),  rischia di diventare il paradigma del velleitarismo in materia economica dell’esecutivo giallo verde, abilissimo nel marketing elettorale ma decisamente meno brillante – almeno a valutare i risultati al netto della propaganda –  quando si tratta di ottenere dall’azione di governo risultati capaci di risolvere davvero i problemi dei cittadini e del Paese.

A distanza di sei mesi circa dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la misura che avrebbe dovuto mettere una pezza al “massacro” (copyright Salvini, ça va sans dir…) rappresentato dalla Legge Fornero non sembra davvero avere sfondato nella platea degli italiani “sessantini” che avrebbero dovuto usufruirne: le domande finora presentate all’Inps risultano 142 mila, numero molto inferiore alle attese. Dopo un inizio promettente (77  mila domande a febbraio, quando probabilmente non erano stati valutati appieno i pro e soprattutto i contro dell’adesione alla misura), le richieste sono bruscamente diminuite, come attestano i dati dell’Inps puntualmente riferiti in questi giorni da Il Sole 24 Ore: 33mila a marzo, 18mila ad aprile, 15mila a maggio. E c’è chi comincia a ipotizzare che sara molto difficile raggiungere l’obiettivo prudenziale di fine anno, fissato a  290mila domande.

Tra le ragioni del mancato sfondamento della misura, evidenziate fin da subito  dai sindacati dei pensionati, le penalizzazioni a carico dei “quotacentisti”, rilevate anche dall’ultimo Rapporto sullo stato sociale del Censis: con una retribuzione di 2 mila euro netti, un pensionato che abbia optato per quota 100 può finire per doversi “accontentare” di  1.275 euro di pensione al mese. E, per sovrammercato, deve rassegnarsi a farseli bastare, perchè la misura voluta da Salvini introduce il divieto di cumulare la pensione con redditi da altri lavori e lavoretti, allo scopo di favorire l’altro mirabolante (almeno nella propaganda) effetto di quota 100, ovvero l’aumento dell’occupazione tra i giovani che – per chi evidentemente ritiene che il mercato obbedisca al principio fisico dei vasi comunicanti – avrebbero dovuto subentrare alle frotte di “quotacentisti”.

Non è ovviamente andata così, come peraltro avevano facilmente previsto fin dall’inizio tutti i principali esperti di economia, che però – agli occhi dei membri del governo – hanno l’inemendabile peccato originale di appartenere alla casta dei “professoroni” (copyright sempre di Salvini) e, come tali, sono “nemici del popolo” e hanno torto a prescindere. Per antipatici che possano risultare a qualcuno , si tratta invece di gente che di norma sa di cosa parla e nel caso di specie aveva pienamente ragione: nel mese di aprile,  la disoccupazione giovanile ha inatti raggiunto il 31,4% e, con buona pace di quota 100, risulta in crescita.

È il caso di ricordare che gli esiti (invero deludenti) di una misura presentata come salvifica (e fin qui rivelatasi in verità soltanto “salvinifica”) hanno un costo, che solo per l’anno in corso è pari a 4,5 miliardi di euro solo per il 2019 ed è una delle ragioni per le quali l’Europa si appresta ad aprire una procedura di infrazione per il nostro Paese, con tutto quello che ne conseguirà. Per quanto pesantissima, non è però l’unica conseguenza: un’altra – parimenti grave, se non di più,  è la crescita dei tassi d’interesse sul debito, che sono stati la moneta di scambio per imporre all’Europa il via libera a quota 100.  Per un Paese indebitato come il nostro e che, per sopravvivere, ha bisogno di fare ulteriori debiti, corrisponde più o meno a somministrare una sacher torte a colazione, pranzo e cena a un diabetico conclamato.  Non bastasse, sul piatto della bilancia c’è anche il cosiddetto “costo reputazionale” e tutti i rischi che comporta un’ulteriore erosione dell’affidabilità del nostro Paese sui mercati:  aver voluto imporre a ogni costo una misura  bocciata più o meno da tutte le istituzioni internazionali (vedi Ocse) e nazionali (Corte dei Conti, per la quale sarebbe stata necessaria “una soluzione strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema”, rischia insomma di essere una specie di drammatica Caporetto. E non sorprende davvero che il ministro che più l’ha voluta – abile come pochi altri nella costruzione del consenso – abbia ormai d qualche tempo (fateci caso)  quasi smesso di parlarne.

Anche nel mondo della farmacia, del quale questo giornale si occupa e al quale dunque (tracciato il quadro generale della questione) deve e vuole tornare, quota 100 ha suscitato un grandissimo interesse. “La stragrande maggioranza dei colleghi over 62 interessati alla misura si sono rivolti al nostro sindacato per saperne di più” racconta a RIFday Francesco Imperadrice (nella foto), presidente di Sinasfa, il sindacato dei farmacisti non titolari. “Le situazioni che abbiamo accompagnato e stiamo accompagnando alla definizio delle richiesta di adesione alla misura sono una ventina, ma il dato più rilevante non è quello numerico, comunque molto più ampio, perché io parlo solo dei colleghi aderenti a Sinasfa. A colpire sono le motivazioni che i colleghi – molti, molti di più – che si sono limitati a chiedere informazioni hanno adotto per spiegare il loro interesse per l’opzione quota 100!.

Motivazioni che, spiega Imperadrice, affondano in sentimenti negativi: “Quota 100 è stato una specie di detonatore della delusione, lo sconforto, la stanchezza e la ricerca di una via di fuga da una professione che non si vuole più fare, perchè sostanzialmente ha smesso di essere quella che era per diventare qualcos’altro” afferma il presidente Sinasfa. “I colleghi che oggi hanno più di 60 anni hanno infatti cominciato a lavorare in altre stagioni, quando la farmacia era più concentrata sulla dimensione professionale dell’assistenza farmaceutica e non era ancora scivolata dentro la deriva commerciale che oggi la caratterizza”.

“Il sentimento comune dei moltissimi colleghi che hanno interpellato il sindacato per informarsi su quota 100, anche alla luce delle implicazioni che nascono dalla doppia iscrizione a Inps ed Enpaf, è quello della volontà di fuga da una professione e un mondo che ritengono entrambi profondamente peggiorati” continua Imperadrice. “Non solo c’è una profondissima delusione per condizioni di lavoro considerate ormai poco gratificanti e forse ormai adatte solo alle giovani leve di colleghi. già nate con lo stigma del marcato, ma anche nei confronti di una dirigenza professionale che parla molto, dicendo peraltro le stesse cose da almeno vent’anni, senza poi però essere capace di fare molto. Scappare dal lavoro, così, a molti sembra l’unica soluzione possibile e quota 100 viene vissuta esclusivamente come una possibilità in questo senso, anche se c’è ovviamente molta attenzione nel valutarne i costi”.

“Debbo confessare che è stato davvero sconfortante dover registrare la profonda disaffezione e, in non pochi casi, il disgusto di molti colleghi per quello che è diventato oggi l’esercizio professionale, senza peraltro che siano cambiate le situazioni e le condizioni economiche dei farmacisti collaboratori, che sono poi quelli che stanno sulla trincea del servizio al pubblico” afferma ancora Imperadrice. “Se si aggiungo i contratti di lavoro scaduti e non rinnovati e la tagliola della doppia contribuzione Enpaf, è comprensibile che molti colleghi siano tentati dal lasciare anzitempo il lavoro. Il fatti che lo facciano con questo carico di sentimenti  negativi, però, sorprende e preoccupa molto, e meriterebbe più di una riflessione, presceindedo dal numero di quanti, poi, sceglieranno davvero di andare in pensione con quota100″.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi