#futuroèpubblico: federazioni professioni sanitarie con i sindacati a difesa del Ssn

#futuroèpubblico: federazioni professioni sanitarie con i sindacati a difesa del Ssn

Roma, 10 giugno – Uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità sono i principi base del Servizio sanitario che è e deve restare pubblico e nazionale. Lo ribadiscono, in una nota, le federazioni delle professioni sanitarie (infermieri, ostetriche, tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione), in tutto circa 750 mila iscritti, concordando con lo spirito della manifestazione nazionale indetta da Cgil, Cisl, Uil #futuroèpubblico, tenutasi sabato scorso  in piazza del Popolo a Roma per rivendicare risorse e occupazione per le migliaia di lavoratori e lavoratrici delle funzioni centrali, locali e della sanità pubblica, ai quali si sono uniti in corteo anche i dipendenti della sanità privata e del terzo settore.

Le Federazioni di tutte le professioni sanitarie e sociali, insieme a medici, veterinari, psicologi, farmacisti, biologi, chimici, fisici, assistenti sociali, ricordano di aver già chiaramente espresso la loro posizione al riguardo, costituendo un fronte comune per la difesa del Servizio sanitario pubblico e avviando con il ministero della Salute tavoli di confronto sulle politiche sanitarie.

Ora, con l’approssimarsi della nuova tornata contrattuale, le tre Federazioni chiedono, in sintonia con lo spirito della manifestazione confederale, un nuovo contratto che sviluppi le basi gettate da quello sottoscritto lo scorso anno, costruendo un percorso spendibile, fortemente collegato ai bisogni del Paese e alle possibilità normative esistenti, o da poter sviluppare, in cui le professioni siano valorizzate professionalmente ed economicamente con maggiori investimenti. Occorrono più formazione, innovazione dei modelli organizzativi e tecnologici, anche per rafforzare gli organici del servizio pubblico, decimati da anni di blocchi delle assunzioni e del turn over.

“Chiediamo possibilità di carriera certa e per tutti, tutti coloro che se lo meritano, si intende; ricambio generazionale con la copertura delle attuali, gravissime, carenze di organici; funzioni avanzate e specializzazioni che non restino solo sulla carta e che siano supportate anche da una reale riforma del sistema di classificazione” scrivono le tre Federazioni. “Chiediamo, ancora, recupero retributivo degno di questo nome e non solo grazie allo sforzo delle Regioni, ma per implicito riconoscimento a livello centrale della professionalità che ci viene chiesta; difesa della professione da una cattiva organizzazione e da uno scarso livello di programmazione e dalla continua necessità di risparmio che non può più essere fatta sulla pelle dei professionisti e dei cittadini ai quali va garantita un’estensione del perimetro pubblico e non invece una sua riduzione”.

Assunzioni e contratti, quindi, con il miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e investimenti sull’innovazione e la copertura territoriale adeguata dei servizi fondamentali e dei livelli essenziali, recupero della dignità professionale dei lavoratori dei servizi socio sanitari pubblici: argomenti in piena sintonia con le rivendicazioni delle tre confederazioni sindacali che dopo un contratto di transizione rappresentino il punto di partenza verso un’evoluzione reale delle professioni, un modello di nuova assistenza, che possa crescere culturalmente avendo chiara l’immagine di ciò che sarà la sua evoluzione professionale, normativa ed epidemiologica nei prossimi dieci anni, anche in piena sinergia tra professioni e sindacati.

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