Svizzera, 69% dei cittadini vuole interventi di Stato per limitare il prezzo dei farmaci

Svizzera, 69% dei cittadini vuole interventi di Stato per limitare il prezzo dei farmaci

Roma, 13 giugno – Da un sondaggio  statisticamente significativo condotto su 1000 cittadini della Svizzera tedesca e francese nel mese di maggio 2019 dall’istituto di ricerche di mercato Marketagent, scaturiscono indicazioni che inducono a più di una riflessione sul costo dei farmaci (in particolare quegli innovativi) e più in generale sull’aumento del costo delle terapie farmacologiche e sulla loro sostenibilità.

L’Ufficio federale della sanità pubblica svizzara (Ufsp) sta raccogliendo dati proprio su questo tipo di trattamenti. I risultati saranno disponibili il prossimo anno. Intanto, un’analisi condotta dal servizio di confronto online comparis.ch mostra già ora che il numero di terapie è aumentato significativamente. E le casse malati prevedono un ulteriore aumento significativo del numero di trattamenti e dei costi.

Ai sensi delle norme vigenti, in Svizzera in alcuni casi le casse malattia devono pagare nel quadro dell’assicurazione di base anche i medicamenti che non sono ancora stati inseriti nell’elenco delle specialità dall’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) o che non sono ancora stati omologati da Swissmedic nel territorio elvetico. Otto delle maggiori compagnie di assicurazione malattia in Svizzera segnalano un forte aumento di questo tipo di terapie.

comparis.ch ha ricevuto dati dettagliati dalle assicurazioni sanitarie Groupe Mutuel, Assura, Concordia e Sympany. Nel 2018 queste quattro casse malati hanno rimborsato complessivamente 6.920 casi, per un costo di 75 milioni di franchi. Concordia ha registrato il singolo caso più costoso con una spesa annua di 520.000 franchi. Facendo una proiezione sull’intera Svizzera, questi dati si traducono già oggi in una popolazione di circa 19.000 pazienti e in una spesa complessiva di 207 milioni di franchi.

“Alcune disposizioni originariamente destinate alle eccezioni sono ora sempre più utilizzati per nuovi farmaci molto costosi” spiega Felix Schneuwly, esperto di assicurazione malattia di Comparis (nella foto), che richiama la necessità di  regole chiare  nella fissazione dei prezzi, in assenzadelle quali si “giocherebbe con la morte”.

Secondo l’indagine  condotta dall’istituto di ricerche di mercato Marketagent, gli svizzeri non desiderano avere cure mediche a ogni costo, ma non accettano nemmeno che siano razionate. Solo un quarto degli intervistati non pone limiti a quanto possa costare una terapia per paziente e per anno di vita acquisita. Un terzo trova che più di mezzo milione di franchi sia troppo.

La maggior parte degli intervistati è contrario a un sistema generale di analisi costi-utilità, volto ad approvare o meno una terapia, sulla base del metodo britannico Qualy (acronimo di Quality adjusted life year, metodo utilizzato per la valutazione economica dell’utilità di un trattamento. Un anno in buona salute riceve il valore Qualy 1, la morte il valore 0). Il 40% teme che questo porterebbe a una medicina a due classi. Il 16% si fida del senso di responsabilità di ognuno e ritiene che pazienti e familiari ben informati non richiederebbero qualsiasi terapia possibile e immaginabile. Solo un quinto dei pazienti è favorevole all’impiego del criterio Qualy, perché in questo modo tutti i pazienti sono trattati allo stesso modo

Gli intervistati, tuttavia, chiedono chiaramente una maggiore azione da parte dello Stato nella regolamentazione di medicamenti a caro prezzo ancora privi dell’omologazione dell’Ufsp. Il 69% dei partecipanti al sondaggio è favorevole a un limite di prezzo imposto dallo Stato per questo tipo di terapie, in modo da limitare il potere di mercato dell’industria farmaceutica.

Schneuwly sottolinea però che i prezzi sono coordinati a livello internazionale: “Con il suo elevato potere d’acquisto, la Svizzera può fare poca differenza. I produttori non possono essere costretti a vendere un medicamento in Svizzera a un prezzo che considerano troppo basso” spiega l’esperto di comparis.ch, che afferma di preferire il principio della remunerazione basata sui risultati. Il 62% degli intervistati chiede che lo Stato introduca un regolamento in base al quale le casse malati devono pagare una terapia ad alto costo una volta raggiunti gli obiettivi terapeutici concordati. Se questi obiettivi non sono raggiunti o lo sono solo in parte, le aziende farmaceutiche dovrebbero assumersi una parte del rischio.

Chiedere alle casse malati di creare un pool comune per finanziare terapie costose e lasciare che sia un’autorità federale centrale a decidere sulle domande non è una soluzione valida per le aziende. Il 52% degli intervistati vorrebbe una soluzione di questo tipo. “Eventi rari ma costosi sono il core business di ogni compagnia assicurativa” spiega ancora Schneuwly.  “Un pool per eventi del genere equivarrebbe a una cassa comune”.

Gli intervistati sono divisi sull’opportunità che le singole casse malati decidano autonomamente se utilizzare o meno una terapia ad alto costo: il 37 % è contrario, mentre il 30% sostiene l’autonomia delle casse malati.

Gli intervistati hanno opinioni divergenti anche sulle opzioni disponibili per trovare autonomamente il finanziamento di terapie per casi gravi. Il 38% dei partecipanti al sondaggio ritiene per esempio che ogni paziente abbia le stesse possibilità di ricevere una terapia, anche senza il contributo della cassa malati, sfruttando opzioni come il crowdfunding o rivolgendosi a una fondazione di beneficenza. Il 29%, invece, teme che l’iniziativa individuale dei pazienti e dei loro familiari non possa garantire una terapia a lungo termine.

 

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