Mnlf, Fnpi e Sinasfa a Mandelli: “Le dieci domande attendono ancora una risposta”

Mnlf, Fnpi e Sinasfa a Mandelli: “Le dieci domande attendono ancora una risposta”

Roma, 1 luglio – Se le affermazioni contenute nell’intervista ” a tutto campo ” rilasciata all’house organ della Fofi il 19 giugno scorso dal presidente federale Andrea Mandelli (nella foto) volevano anche rappresentare una risposta alle 10 domande avanzate pubblicamente da Mnlf, Fnpi, Culpi e Sinasfa lo scorso 11 giugno,  va detto subito che gli autori dei quesiti si dichiarano del tutto insoddisfatti.
In un comunciato stampa diffuso nella mattinata di oggi, le quattro sigle stigmatizzano i contenuti dell’intervista rilasciata da Mandelli al giornale di casa, accusato di  “minimizzare” questioni che invece “sarebbe bene prendere in seria considerazione, (…) perché parlano di eticità, pari opportunità e, soprattutto di futuro della professione”. E insistono sulla necessità di un confronto vero e pubblico: “Promuovere dibattiti aperti, contraddittori, pubblici confronti non è mai sbagliato, è semplicemente il sale della democrazia”.
“Avevamo chiesto se una visione troppo farmacia-centrica non limitasse le prospettive future della professione” scrivono le quattro sigle nel comunicato diffuso oggi. “Lei risponde che ‘la rete delle farmacie di comunità occupa la stragrande maggioranza dei farmacisti non titolari e che il progetto di farmacia quale centro polifunzionale vede proprio nel collaboratore l’asset strategico di questa visione, quindi non può non occuparsene’. Il problema è che nessuno ha chiesto di rinunciare a questo progetto, semplicemente si segnalava la necessità di allargare il ventaglio delle prospettive, non puntare tutto sul rosso o sul nero”.

L’alta considerazione per i collaboratori asserita dal presidente Fofi, inoltre, non troverebbe alcun riscontro nella realtà: “Nei momenti di crisi i collaboratori pagano un tributo altissimo e nei momenti dei progetti futuribili pagano lo stesso tributo fatto di maggiore impegno e basta”  scrivono Mnlf, Fnpi, Sinasfa e Culpi. “I collaboratori sono stanchi di dare senza ricevere nulla in cambio e non si fidano più delle promesse. Il mancato rinnovo del contratto è la plastica rappresentazione di quanto alta sia la considerazione nei confronti dei collaboratori”.  Al riguardo, il comunicato stampa ricorda che in “Spagna, in Francia, in Belgio e in molti altri Paesi chi è occupato in farmacia ha una retribuzione notevolmente maggiore del farmacista italiano e questo a prescindere se è bravo come nutrizionista, cosmetologo, nutraceuta o ‘paracadutista’. Semplicemente lo pagano di più. Le molteplici giustificazioni per il mancato rinnovo del contratto sono ridicole”.
Da qui la richiesta diretta al presidente Fofi: “Vuole che si rinnovi il contratto? Allora faccia sentire pubblicamente la sua voce, che sia alta e forte, non si nasconda dietro l’ennesimo tavolo di concertazione per dire: noi ci abbiamo provato”.
“La Fofi deve rappresentare gli interessi di tutti gli iscritti con imparzialità e senza pregiudizi, garantire la professionalità e l’indipendenza di ogni farmacista” ribadiscono quindi le quattro sigle di non titolari. “Come può farlo se il suo presidente fa finta di non capire quando parliamo d’imporre per legge il divieto assoluto, anche in presenza del farmacista, per chi farmacista non è, di consegnare farmaci? Quotidianamente s’impone al collaboratore di consegnare farmaci senza ricetta. Nella direzione di risolvere questo problema l’adozione della ricetta elettronica per le ricette ripetibili e non ripetibili è una buona proposta, largamente condivisa da chi opera correttamente e le buone proposte vanno realizzate senza se e senza ma”.
Dopo un cenno a Farmalavoro (“una buona iniziativa, ne diamo atto, che ha portato lavoro, ma anche ricerca di tirocinanti post laurea, fenomeno questo che andava stroncato sul nascere ancora una volta battendo i pugni sul tavolo, ‘obbrobrio’ che invece è stato fermato solo per la denuncia caparbia di alcuni”), la lunga nota delle quattro sigle censura la Fofi anche per  la “mancanza di autorevolezza nella partita delle società di capitale”,  dove le critiche sarebbero state flebili e “senza mai dire chiaramente quali erano gli interessi in campo, compresi quelli delle farmacie in crisi per mala gestione”. Il tutto, sottolineano le quattro sigle, a fronte della durezza mostrata da Mandelli “quando al ministero dello Sviluppo economico si parlava di aprire il mercato dei farmaci d’automedicazione”.
Inevitabile anche la polemica sulla “reiterata richiesta” del presidente della Fofi di limitare l’accesso alla facoltà di Farmacia: “Ripetiamo la domanda” scrivono Mnlf, Fnpi, Sinasfa e Culpi. “In conformità a quali dati e attraverso quali metodiche analitiche è stato stabilito il fabbisogno di farmacisti nel mercato del lavoro per i prossimi anni? Ma soprattutto quale ruolo avete avuto sulla raccolta di questi dati?”
Da ultimo, il nodo delle parafarmacie e del relativo tavolo di concertazione aperto dalla Fofi sul tema. “Avevamo chiesto del perché le parafarmacie, che hanno rappresentato, in un panorama occupazionale stagnante, un valido strumento per creare nuova occupazione, sono considerate fallimentari quando tutti i dati economici dicono il contrario? Lei risponde, che siccome la GDO con un numero inferiore di esercizi ha un fatturato maggiore delle parafarmacie, per una proprietà transitiva a noi sconosciuta, le parafarmacie sono in crisi” scrivono le quattro sigle.  “È davvero imbarazzante. È come dire, troviamo una soluzione per tutti i piccoli alimentari di quartiere o le piccole imprese perché la GDO con pochi esercizi fa due, cinque, dieci volte il loro fatturato. Quando si fanno affermazioni, quando si parla di crisi, si portano dati diretti, reali, inconfutabili su fatturati, insolvenze, percentuali di fallimenti, redditività ecc. Non si riportano i ‘sentito dire’,  soprattutto quando le fonti non sono nè scientifiche nè attendibili, ma solo strumentali a dimostrare tesi di parte confuse e ‘pericolose’ per la maggioranza dei farmacisti italiani”.
La questione è anche l’occasione per riproporre il tema della rappresentatività, che – si legge nel comunicato – “in qualsiasi situazione non è fattore secondario, perché è certamente buona cosa ascoltare tutti, ma solo se questo non diventa alibi per manipolare quel ‘peso ponderale’ che determina poi il pensiero della maggioranza dei colleghi”.
Il comunicato esplicita quindi i termini del problema: “Quando s’invita qualcuno a partecipare ad un tavolo di lavoro, se lo si fa con intento nobile, non s’impone a priori la soluzione del problema, ma semplicemente lo si mette nelle condizioni di esporre la propria visione, poi si prende atto, nel rispetto ‘ponderale’ della rappresentanza, della volontà maggioritaria e si agisce perché essa venga raggiunta. Semplice, vero? Questa è la democrazia, quella vera però” insiste sul punto il comunicato. “Lunare è continuare a ritenere legittimo un tavolo in cui chi vi siede a rappresentanza delle parafarmacie ha, per una parte un numero d’iscritti che non supera i cento colleghi e per l’altra un numero che si potrebbe contare sul palmo di una sola mano.”
“La categoria è stanca dei ‘minuetti’, è stanca delle promesse, è stanca di dover vivere una situazione in cui la percezione diffusa è che esistono farmacisti di serie A e di serie B” afferma quindi la lunga nota congiunta di Mnlf, Fnpi, Sinasfa e Culpi, prima di concludere con una considerazione che finisce inevitabilmente per suonare minacciosa: “Lei ha due strade: continuare a negare un’evidenza ormai palese o prenderne atto e  agire di conseguenza. Noi stiamo cercando di rappresentare questo malessere, lo stiamo gridando a gran voce, quando sentirà solo silenzio sarà il momento di preoccuparsi perché anche l’autunno potrebbe divenire anomalo ed essere più caldo del solito”.

 

• Il comunicato congiunto Mnlf, Sinasfa, Fnpi, Culpi sulle 10 domamde alla Fofi

 

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