Antitrust: “Dispositivi medici e alimenti, convenzionare anche le parafarmacie”

Antitrust: “Dispositivi medici e alimenti, convenzionare anche le parafarmacie”

Roma, 3 luglio – Il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Roberto Rustichelli (nella foto) ha illustrato ieri a Montecitorio, introdotto dal persidente della Camera dei Deputati Roberto Fico,  la Relazione Annuale sull’attività svolta nel 2018 (qui il video dell’evento).

Rustichelli, nominato alla presidenza dell’Antitrust alla fine dello scorso anno ma insediatosi solo nello scorso maggio, ha compendiato in alcune cifre di sintesi l’intensa attività svolta dall’autorità dal 1° gennaio 2018 al 1° giugno 2019: le sanzioni comminate ammontano a più di un miliardo e 277 milioni di euro, di cui oltre 1 miliardo e 192 milioni di euro in sede di enforcement antitrust e oltre 85 milioni di euro in materia di tutela del consumatore. Per quanto concerne la tutela della concorrenza, sono stati chiusi 13 procedimenti per intese, 11 procedimenti per abuso di posizione dominante e 5 procedimenti per concentrazioni.

Nella sua presentazione, il nuovo presidente dell’Agcm ha dedicato una particolare attenzione alle distorsioni e asimmetrie competitive nel mercato unico europeo, sottolineando criticità come il dumping fiscale realizzato da alcuni Paesi membri come l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Regno Unito, che pongono in essere politiche aggressive di concorrenza fiscale che li assimilano ormai a veri e propri paradisi fiscali, innescando quella che Rustichelli ha definito “una malsana competizione  frutto di egoismi nazionali”  che “rischia di incrinare i valori che hanno finora sorretto il processo di integrazione europea”. “La concorrenza fiscale genera evidenti vantaggi per taluni Paesi” ha spiegato. “Il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del Pil, a fronte del 2% dell’Italia”.

La concorrenza fiscale sleale , peraltro, non si limita alle imposte sul reddito delle società, ma si estende sempre più anche nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei possessori di grandi capitali,  alimentando il fenomeno degli “emigrati previdenziali”:  370 mila prestazioni pensionistiche sono oggi erogate all’estero dall’Inps.

Ma a mettere a repentaglio l’integrità del mercato unico ci sono anche le pratiche di dumping sociale/contributivo che, favorite dalle delocalizzazioni, si sostanziano nello sfruttamento delle minori tutele previste per i lavoratori nei Paesi dell’Est: “Anche in questo caso” ha affermato al riguardo Rustichelli “l’utilizzo distorto delle libertà fondamentali indebolisce il principio del mercato interno, mina la competitività delle imprese e innesca una rovinosa concorrenza al ribasso nelle politiche sociali e ambientali”.

Pari attenzione Rustichelli ha riservato alle sfide dell’economia digitale, sottolineando (con i dati di un recente studio) come  tra il 2008 e il 2018, Amazon, Facebook e Google abbiano acquisito, “spesso con l’obiettivo di eliminare futuri concorrenti”,  circa 300 società, molto spesso nella fase iniziale del loro ciclo di vita (il 60% circa di tali acquisizioni ha riguardato imprese attive da non oltre 4 anni). “Le autorità di concorrenza” ha detto al riguardo il presidente  Agcm “dovrebbero essere poste nella condizione di valutare tali operazioni di concentrazione, che invece non sono di norma soggette a un obbligo di notifica perché le imprese acquisite non generano fatturati elevati”.

Nella breve rassegna degli interventi effettuati nei settori più tradizionali, Rustichelli ha fatto un solo riferimento specifico a sanità e mercato farmaceutico, ricordando tra i procedimenti per abuso di posizione dominante la vicenda relativa al “caso Aspen”, colpevole – secondo gli accertamenti dell’Autorità – di aver abusivamente aumentato il prezzo di alcuni farmaci antitumorali salva vita, incrementi ritenuti iniqui e operati in assenza di giustificazioni oggettive. “L’intervento dell’Autorità, a seguito del quale i prezzi sono stati ridotti da un minimo del 29% a un massimo dell’82%” ha detto al riguardo Rustichelli “ha garantito risparmi di spesa per il Ssn e ha favorito l’accesso alle cure da parte dei malati, soprattutto di quelli meno abbienti”.

All’interno della Relazione annuale, i temi sono però ben presenti, a partire da quello della necessità di rivedere l’attuale disciplina del processo di negoziazione del prezzo dei farmaci (delibera Cipe 3/2001) che, secondo l’Agcm, crea “uno squilibrio fra Aifa e le società farmaceutiche, a tutto favore di queste ultime”.  la relazione illustra in dettaglio i meccanismi dello squilibrio dovuti all’attuale quadro regolamentare che, si legge nella relazione,  favorisce anche “la sussistenza di una marcata asimmetria informativa, a vantaggio dell’industria farmaceutica, nella definizione delle variabili di costo rilevanti; tale asimmetria può essere utilizzata dalle case farmaceutiche per incrementare in modo del tutto ingiustificato il prezzo di un farmaco già in commercio (o per definire un nuovo prezzo di un farmaco in fase di prima immissione), a scapito dei pazienti”.

In questa prospettiva, l’Autorità ha valutato positivamente alcune disposizioni contenute nella legge di bilancio 2019, che mirano a riequilibrare le asimmetrie di potere contrattuale fra Aifa e le case farmaceutiche. Il riferimento è, in particolare, alla norma che prevede l’adozione di un decreto ministeriale che detti nuovi criteri di negoziazione dei prezzi dei farmaci (art. 1, comma 553), e a quella che, contestualmente, ha previsto la possibilità per l’Aifadi riavviare la negoziazione con l’azienda titolare di un farmaco – prima della scadenza dell’accordo esistente con la stessa – in relazione a possibili aumenti dei ricavi totali dovuti all’incremento dell’utilizzo del farmaco, ovvero a un peggioramento del rapporto costo/beneficio rispetto ad altri farmaci presenti sul mercato (art. 1, comma 554). “L’Autorità auspica che la futura disciplina sia in grado di rimuovere le distorsioni sopra richiamate” conclude sul punto la relazione  “con conseguenti benefici per il Sistema sanitario nazionale e per i consumatori”.

Altro paragrafo di  interesse diretto per il mondo del farmaco e della farmacia è quello dedicato alle parafarmacie (pagg. 126-127 della relazione) dove l’Antritrust ribadisce in buona sostanza quanto già sostenuto in precedenza in materia di convenzionamento delle parafarmacie ai fini della vendita di dispositivi medici e di alimenti per fini medici con il parere adottato nel  settembre 2018 e inviato a tutte le Regioni. L’Agcm ha rilevato che le singole Regioni adottano prassi differenziate in merito al rilascio alle parafarmacie dell’autorizzazione alla vendita al pubblico a carico del Ssn dei dispositivi medici, dei prodotti per diabetici e degli alimenti per fini medici specifici.

Ccome già evidenziato in altri precedenti interventi (AS1141, AS1267, AS1290), l’Antitrust ha sottolineato “la rilevanza del canale delle parafarmacie nello sviluppo della concorrenza nel settore della distribuzione e vendita di prodotti farmaceutici e dell’erogazione dei servizi connessi alle prestazioni sanitarie, rilevando come escludere le parafarmacie dalla possibilità – riconosciuta alle farmacie – di offrire prodotti e servizi idonei ad ampliare la gamma della propria offerta al pubblico, e conseguentemente ad attrarre maggiore clientela presso il proprio punto vendita, sia lesivo delle norme e dei principi a tutela della concorrenza”.

L’Autorità ha pertanto “valutato negativamente, sul piano concorrenziale, il rifiuto da parte di alcune Regioni di convenzionarsi con le parafarmacie per la vendita di dispositivi medici e di alimenti per fini medici specifici, poiché tale prassi risulta attuativa di una discriminazione tra diversi canali di vendita, che determina un pregiudizio ai consumatori in termini di limitazione del numero dei punti vendita presso i quali rinvenire un determinato prodotto”.

“L’Autorità ha evidenziato che tale discriminazione non trova il proprio fondamento nella disciplina normativa applicabile” si legge ancora nella relazione. “Inoltre, le Regioni possono, tramite degli accordi stipulati a livello locale, erogare tali prodotti utilizzando il canale distributivo delle farmacie in via prioritaria, ma non esclusiva. Ciò implica che l’erogazione degli stessi a carico del Ssn possa avvenire anche da parte di altri esercizi che possono stipulare degli accordi con le Regioni a tal fine”.

Da ultimo, ma certamente non ultimo,  l’Agcm ha ritenuto ritiene “che l’esclusione delle parafarmacie non può trovare giustificazione nella tutela della salute dei cittadini, dal momento che la legge impone anche all’interno delle parafarmacie la presenza di un farmacista, il quale possiede le competenze che sono ritenute necessarie dall’ordinamento a garantire, all’atto della dispensazione dei dispositivi medici e degli alimenti a fini medici specifici, il presidio sanitario richiesto dal Ssn a tutela dei cittadini medesimi. In conclusione, l’Autorità ha invitato i destinatari del parere ad adottare i provvedimenti che consentano alle parafarmacie, al pari delle farmacie, la vendita in convenzione di dispositivi medici e di alimenti per fini medici specifici”.

Agcm – Relazione Annuale sull’attività svolta nel 2018

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