Patto Salute 1 – Le proposte Fofi su farmaci innovativi, occupazione, remunerazione e Fse

Patto Salute 1 – Le proposte Fofi su farmaci innovativi, occupazione, remunerazione e Fse

Roma, 10 luglio – Valorizzare la figura del farmacista, restituendo alle farmacie del territorio  la dispensazione dei farmaci innovativi e implementando il dossier farmaceutico, ma anche valutando nuove forme e nuovi spazi di occupazione all’interno del Servizio sanitario nazionale, sviluppando un piano nazionale di prevenzione, all’interno del quale le farmacie possono recitare un ruolo importante, così come nella fondamentale  battaglia per constrastare il fenomeno sempre più grave dell’antibiotico-resistenza.

Questo, in sintesi, il contenuto delle proposte con le quali il presidente Andrea Mandelli (nella foto) ha assicurato ieri il contributo della Fofi alla “maratona” per il Patto della Salute in corso di svolgimento a Roma nelle sedi di Lungotevere Ripa e dell’Eur del ministero guidato da Giulia Grillo.

Il documento della Fofi, oggi sintetizzato sull’organo di informazione della Federazione (qui),  tocca appunto i temi appena ricordati, partendo dalla necessità di rimettere mano alla governance del farmaco per fare sì che l’accesso ai medicinali che richiedono un controllo ricorrente del paziente venga allargato anche alle farmacie di comunità, “con le medesime modalità previste per la distribuzione attraverso le strutture aziendali del Servizio sanitario nazionale, da definirsi in sede di convenzione regionale”.

Per la federazione professionale è altrettanto indispensabile favorire la piena attuazione del Fascicolo sanitario elettronico, coinvolgendo in modo più organico farmacista e farmacia, i cui interventi sul dossier farmaceutico del Fse sono oggi limitati alla sola consultazione dei dati anagrafici, prescrittivi e di quelli sul consenso. La proposta di Mandelli è quella di “implementare tale importante strumento operativo, consentendo anche al farmacista, soggetto abilitato alla consultazione e alimentazione del Fse, l’accesso ai dati clinici del paziente”.

Inevitabili i richiami a un più ampio coinvolgimento e impiego delle farmacie e dei farmacisti, presenti capillarmente sul territorio nazionale, nelle attività di prevenzione, anche nella prospettiva della “farmacia dei servizi”, nuovo modello che “può garantire un’efficace azione di orientamento ed educazione sanitaria, anche mediante la realizzazione di specifiche campagne di screening ed attività di prevenzione”.   In questo quadro, il documento della Fofi evidenzia il ruolo che, attraverso la presa in carico del paziente, farmacista e farmacia sono in grado di assicurare sul fronte decisivo dell’aderenza alla terapia farmacologica, “con benefici in termini di salute (…), nonché in termini economici per i risparmi che tale prestazione è in grado di assicurare al Ssn”.

Proprio a questo riguardo, il documento della Federazione degli Ordini auspica l’introduzione di un nuovo metodo di remunerazione che valorizzi la prestazione professionale del farmacista “sia con riferimento all’atto della dispensazione sia riguardo agli altri servizi cognitivi resi al paziente, con specifico riferimento alla presa in carico dello stesso per l’aderenza alle terapie farmacologiche”.

Un ampio cenno è riservato al fenomeno della resistenza batterica, una delle più insidiose minacce a livello globale  per la sanità pubblica e per i sistemi sanitari. Un tema – rileva criticamente la Fofi – che  “è stato incomprensibilmente espunto” dai contenuti del Patto per la salute, nonostante lo stesso ministero (che coordina il Tavolo sull’antimicrobico-resistenza al quale partecipa anche la Fofi)  sia perfettamente consapevole di come il problema rappresenti una delle grandi sfide della salute del futuro, una battaglia fondamentale alla quale l’Italia deve partecipare.

Da qui la sottolineatura sulla necessità di recuperare il tema “all’interno del Patto per la salute, anche in linea con le indicazioni provenienti dall’Unione europea”.

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