Patto Salute 4 – Federfardis favorevole al doppio binario, con l’introduzione di farmacie “non Ssn”

Patto Salute 4 – Federfardis favorevole al doppio binario, con l’introduzione di farmacie “non Ssn”

Roma, 10 luglio – Aumentare l’accesso alle terapie farmacologiche a totale carico del cittadino e la qualità dei servizi offerti, attraverso il potenziamento del sistema concorrenziale e in accordo con il dettato costituzionale, stabilendo per il sistema delle farmacie in Italia una sorta di formula del “doppio binario ”, che – all’attuale farmacia convenzionata con il Ssn – ne affianchi un’altra, ovvero la farmacia non convenzionata con il servizio sanitario pubblico.

Questa, in sintesi la proposta – largamente sovrapponibile a quella del Mnlf – avanzata dal presidente di FederFarDis Paolo Moltoni in occasione dell’intervento svolto ieri alla “maratona” per il Patto della Salute in corso al ministero della Salute a Roma. La proposta, ha precisato il presidente della sigla di parafarmacie, stabilisce che alle farmacie convenzionate  vengano affiancate le farmacie non convenzionate (presentate da Moltoni come una “naturale evoluzione degli esercizi di vicinato”), in possesso del codice di tracciabilità del farmaco rilasciato dal ministero della Salute e dell’autorizzazione rilasciata dall’Azienda sanitaria locale e comunque soggette agli obblighi in materia di controlli e farmacovigilanza previsti dall’attuale normativa per le farmacie convenzionate.
Mentre le prime manterrebbero tutti i loro requisiti e prerogative, a partire dall’esclusività della convenzione con il Ssn e quindi della dispensazione dei medicinali prescritti dal medico su ricettario  Ssn, alle farmacie non convenzionate verrebbe consentita la possibilità di effettuare la dispensazione dei farmaci a pagamento diretto da parte del cittadino, naturalmente dietro presentazione di regolare ricetta bianca del medico. Contenuti molto simili, dunque, a quelli di un disegno di legge avanzato dai senatori grillini nella passata legislatura (la prima firmataria era Elena Fattori e il provvedimento era stato rubircato in Senato con il numero AS 983), che si spingeva fino a stabilire che il colore della croce e delle insegne dei nuovi servizi avrebbe dovuto essere l’arancione, per distinguersi dal verde delle farmacie Ssn.
Al fine di garantire la sostenibilità del sistema distributivo, la proposta “duale” di FederFarDis (oltre a un’ovvia incompatibilità nella proprietà: chi è giaà proprietario di farmacia convenzionata non potrà ovviamente esserlo farmacia non convenzionata)  prevede anche vincoli di distanza:  le farmacie non convenzionate di nuova apertura dovranno in ogni caso essere situate a una distanza calcolata in base al numero di abitanti  e comunque non inferiore di 200 o 3.000 metri dalle altre farmacie convenzionate e non convenzionate con il Ssn.  E, per mettere un paletto agli eventuali “appetiti” del capitale, la titolarità delle farmacie non Ssn per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto deve essere in capo a farmacisti iscritti all’albo.
“La riforma proposta, auspicata e sollecitata più volte dall’Antitrust e da esperti del settore” spiega Moltoni “introdurrebbe nel sistema modalità gestionali in grado di influenzare positivamente il mercato del farmaco, con ripercussioni benefiche anche sul versante della spesa sanitaria, erogando sul territorio quei servizi di assistenza che il cittadino sempre più richiede a un sistema di welfare evoluto”.
Da ultimo, il documento di FederFarDis fa una considerazione sugli esiti del “concorsone” originato dal CresciItalia del 2012, che inizialmente si proponeva di aprire sul territorio nazionale 4000 nuove farmacie. Pur con tutte le deroghe concesse per spostare in avanti il termini delle graduatorie del concorso straordinario, alla fine se ne apriranno molte, molte di meno. Tante di meno da giustificare la domanda “spontanea”  – volutamente provocatoria- con la quale Moltoni conclude il suo intervento: “Essendo il saldo di farmacie sul territorio negativo rispetto a quello che dovrebbe essere, il nostro Paese è realmente coperto dal servizio di distribuzione del farmaco?”

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