Francia, i farmacisti dopo il no al rimborso dell’omeopatia: “Chi compensa le perdite delle farmacie?”

Francia, i farmacisti dopo il no al rimborso dell’omeopatia: “Chi compensa le perdite delle farmacie?”

Roma, 11 luglio – Il ministro della Salute francese Agnès Buzyn (nella foto) seguirà il parere espresso dall’Has, l’Alta Autorità della Salute, e  (HAS) in due fasi: una riduzione del rimborso al 15% nel 2020 prima del totale esborso nel 2021.

A partire dal 1 ° gennaio del prossimo anno, i prodotti omeopatici attualmente rimborsati al 30% dall’assicurazione sanitaria scenderanno al 15%, prima della eliminazione totale di ogni forma di copertura che scatterà il 1 gennaio 2021. La decisione, spiega Le Quotidien du Pharmacien, è stata presa dall’Eliseo dopo qualche tentennamento, poi spazzato via dal rischio  (in  caso di decisione diversa) di dimissioni della ministra  Buzyn, che nella vicenda porta a casa una vittoria politica e personale, essendosi impegnata direttamente per tagliare i rimborsi “in nome del rispetto degli studi scientifici” e della sua credibilità negli ambienti medici. L’annuncio ufficiale della decisione del governo dovrebbe essere dato nella giornata di oggi.

Scontata e durissima la reazione dei Laboratoires Boiron, che ritengono quella del Governo  una decisione “incomprensibile e incoerente“, chiedendo un incontro urgente al presidente della Repubblica Emanuel Macron,  molto titubante prima di dare il via libera allo stop al rimborso. A frenare il presidente la grande popolarità dell’omeopatia in Francia: secondo un sondaggio Ipsos dello scorso novembre, il 77% dei francesi ha già provato farmaci omeopatici e tre su quattro che ritengono efficace l’omeopatia, con tanti saluti alle evidenze scientifiche. E secondo il Sindacato nazionale dei medici omeopati francesi, sono circa 5.000 i dottori che esercitano l’omeopatia come pratica principale con i propri pazienti.

Le Quotidien du Pharmacien registra anche le reazioni dei farmacisti. Una delle sigle delle farmacie territoriali, l’Uspo (Unione dei sindacati dei farmacisti), si dice soddisfatta della decisione di concedere un periodo di transizione con un rimborso del 15%, ma ritiene che sia troppo breve. Il presidente Gilles Bonnefond, piuttosto che una deroga, ritiene più efficace un calo del tasso di copertura dal 30 al 15%, che permetterebbe di risparmeare ma anche di impedire che l’omeopatia venga del tutto abbandonata, inducendo a cercare strade terapeutiche non presidiate da professionisti della salute, con i rischi conseguenti.

“Agnes Buzyn conduce una lotta per la scienza, come fa con successo contro il movimento antivax” ha dichiarato Bonnefond a Le Quotidien du Pharmacien. “Bisogna che prosegua nella lotta contro le derive settarie, che sono molto più pericolose dell’omeopatia, perché in queste pratiche non c’è intervento di un professionista della salute, che si tratti di un medico, di un omeopata o un farmacista. Alla fine l’omeopatia è una sorta di rifugio per molte delle persone che hanno perso la fiducia nell’allopatia e che evitano il loro orientamento ai guru e ad altri guaritori“.

Ancora più netto l’endorsement di Philippe Besset, presidente di Fspf, la Federazione dei sindacati farmaceutici francesi, secondo il quale l’omeopatia ha il suo posto nell’arsenale terapeutico del farmacista. “Prendiamo atto della decisione di chiudere il rimborso dei prodotti omeopatici,  ma stiamo attenti a non mettere in discussione l’omeopatia in quanto tale” afferma l’esponente di Fspf, che evidenzia anche un profilo molto concreto: “Per quanto riguarda i farmacisti,  sarò necessario prevedere un risarcimento economico, visto che il no al rimborso degli omeopatici cancellerà di fatto  135 milioni di euro di ricavi  da prodotti sui quli le farmacie hanno il 10% di margine”. Besset, in particolare, ritine che un supporto economico specifico vada assicurato alle farmacie in grande difficoltà economica e a quelle specializzate in omeopatia. “Il periodo di transizione è stato pensato per concedere il tempo, in particolare, alle rinegoziazioni convenzionali. Quei 135 milioni devono tornare imperativamente nell’economia della farmacia, anche per il fatto che l’anno 2020 si annuncia molto problematico, alla luce della proposta di legge di finanziamento della sicurezza sociale, che ci farà finire ancora più sott’acqua”.

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