Autonomie differenziate, l’unica certezza è il totale disaccordo tra M5S e Lega

Autonomie differenziate, l’unica certezza è il totale disaccordo tra M5S e Lega

Roma, 12 luglio – Non è che il tavolo sulle nuove autonomie regionali (tema inserito nel contratto di governo M5S-Lega) viaggiasse a velocità sostenuta (anzi!…), ma ora il rischio è che finisca per incepparsi del tutto. L’evenienza non avrebbe in ogni caso effetti esiziali per la sopravvivenza dell’esecutivo, visto che tra poco più di una settimana, il 20 luglio, si chiude la finestra per il ritorno alle urne a settembre, fatto che garantisce al governo una sopravvivenza quantomeno tecnica, anche nel caso venisse meno quella politica. Una crisi e il ritorno al voto già in autunno, dunque, sono di fatto  scongiurati. Ma certo una spaccatura definitiva sul tema delle autonomie suonerebbe come un de profundis per il faticosissimo accordo di governo tra il partito di Matteo Salvini e il movimento di Lugi Di Maio (insieme nella foto), anche alla luce delle ulteriori tensioni e fibrillazione provocate nel quadro politico dalla vicenda dei presunti finanziamenti russi al Carroccio.

A spiegare quale sia il clima da separati in casa che si respira a Palazzo Chigi e dintorni e quali siano le prospettive per le autonomie regionali differenziate chieste da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, è un lancio di ieri dell’Ansa, una sorta di collazione di dichiarazioni sul tema rese dai pezzi da novanta  gialloverdi, che restituisce – con tecnica per certi versi “situazionista” –  lo stato  dei rapporti nell’esecutivo. Lo riproduciamo qui di seguito:

Strappo tra M5s e la Lega al tavolo a Palazzo Chigi sull’Autonomia. “Inutile sedersi a un tavolo che non funziona, con persone che il giorno prima chiudono accordi e poi cambiano idea e fanno l’opposto”, sottolineano fonti leghiste.

Al vertice Autonomia la Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile”, riferiscono fonti del M5s.

Ma, secondo il Carroccio, “invece di andare avanti si torna indietro”.

“Vedremo”, dice in serata Matteo Salvini a chi gli chiede se si possa andare avanti alla luce dei quotidiani scontri tra Lega ed M5s.

Si va avanti sull’autonomia, ma stando attenti a salvaguardare l’unità del Paese e la Costituzioneavrebbe detto il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, secondo quanto si apprende da chi era al tavolo di governo, per abbassare i toni tra Lega e M5s.

“Il tavolo sull’autonomia si è bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Un bambino non sceglie in quale Regione nascere: noi dobbiamo garantire l’unità della scuola così come l’unita nazionale”, ha commentato Luigi Di Maio in una diretta Fb.

“L’autonomia è nel contratto di governo: se qualcuno ha cambiato idea basta che lo dica e non si vada allora ulteriormente avanti”, ha detto il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani.

Dovremo introdurre strumenti di salvaguardia solidaristici per evitare che l’Italia, come dire, si slabbri. Un progetto del genere sarebbe inaccettabile”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Ho posto alcuni paletti. Su quelli non si può transigere”. “Dobbiamo ipotizzare – aggiunge – che tutte le Regioni contemporaneamente ce lo stiano chiedendo. Siamo già a 8 e non sono poche. Ma io devo poter pensare che domani mattina l’intesa con una Regione possa essere fatta con tutte le altre. Io non posso trasferire tutte le competenze che vengono richieste. Se fosse così avremmo uno Stato centrale senza competenze”.

Sull’autonomia oggi tra Lega e Movimento 5 Stelle “non ho assistito a nessuno strappo”. Lo ha detto il premier Conte al termine dell’incontro a Palazzo Lombardia con il governatore Attilio Fontana commentando il vertice di questa mattina a Palazzo Chigi. “In realtà ci stiamo confrontando, non abbiamo ancora trovato una sintesi ma sono assolutamente fiducioso che anche su questo,sulla scuola, sul l’istruzione , la troveremo”. I tempi? “Brevi, brevissimi”, ha concluso.

Questo il florilegio delle dichiarazioni riportato dall’Ansa, che restituiscono la situazione in atto meglio di qualsiasi dotta analisi politica. Certo, si perdono senso e significati di una questione dalle conseguenze decisive per gli assetti istituzionali del Paese e per la vita delle persone, ma l’Ansa non fa altro che registrare la realtà di questi tempi avventurati, nei quali la politica italiana sembra ritenere il merito concreto delle questioni l’ultima delle sue preoccupazioni.

Detto questo, lo scontro tra Lega e M5S  sembra  polarizzato sulla scuola e sulla proposta di inserimento di  gabbie salariali avanzata dalla Lega (in pratica, alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud). Una proposta che il M5S ritine totalmente inaccettabile, discriminatoria e classista, perché “impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alle famiglie di mandarli a studiare in altre università, diventerà difficile e costoso anche prendere un solo treno da Roma a Milano. Follia pura” . Più che uno stallo si tratta di una vera e propria battuta d’arresto, che si trasforma in una tempesta. I nodi restano la scuola e la sanità, due punti su cui i due contraenti del contratto di governo non intendono piegarsi a compromessi.

Ma è il caso di ricordare che il dossier autonomie ha straordinarie implicazioni anche in materia di salute, più volte evidenziate dalla ministra Giulia Grillo, che fin dall’inizio del dibattito sulla materia ha tenuto a precisare che, pur senza essere per principio contraria a quote maggiori di autonomia generale, il compito del  suo ministero è quello di  difendere il principio solidaristico e il diritto alla salute ovunque.

“Lombardia e Veneto chiedono molto margine di manovra su tutte le 23 materie dell’articolo 116 e per non andare troppo nel giuridico, dico che non sarà facile trovare soluzioni che non creino asimmetrie” aveva detto la titolare della salute un paio di mesi fa in un’intervista al quotidiano Il Messaggero, ribadendo con fermezza un punto:  “Nella sanità lo Stato centrale deve poter mettere bocca e intervenire se necessario con maggiore forza di come può fare oggi. Altrimenti ognuno va a ruota libera e le Regioni più in difficoltà non si risolleverebbero più da una cattiva riforma”.

“Io devo tutelare il Servizio sanitario nazionale che non è qualcosa di obsoleto” aveva concluso Grillo  “ma ha ancora un grande potenziale, è la più grande opera infrastrutturale del nostro Paese, e lavoro ogni giorno per preservarlo. Non lo smonterò”.
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