Italiani ottimisti sul futuro della salute, medici e farmacisti restano i riferimenti principali

Italiani ottimisti sul futuro della salute, medici e farmacisti restano i riferimenti principali

Roma, 16 luglio – Rilevare le conoscenze, i comportamenti, le preoccupazioni e le prospettive future della popolazione rispetto alla gestione del proprio benessere e alla salute in generale: questo l’obiettivo di un’indagine che ha interessato ben nove Paesi europei – Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Russia, Serbia, Spagna e Italia –  coinvolgendo 18.010 intervistati tra uomini e donne over 18, di cui 2.000 nel nostro Paese.

Il dato più significativo che emerge dalla ricerca (condotta dalla società Kantar Health per il Gruppo Stada, rappresentato in Italia da EG SpA. e Crinos SpA) è che il 58% dei 2.000 italiani intervistati afferma di essere ottimista sul futuro della salute, ritenendo che il progresso scientifico permetterà di curare molte più patologie nei prossimi anni.  Una visione positiva che è propria degli italiani che hanno un livello sociale e di istruzione più elevato, mentre il 20% mostra pessimismo, citando soprattutto le condizioni sociali e i problemi ambientali.

Pur se il dr. Google continua a essere una delle principali fonti di informazione sui temi della salute (vi fa ricorso il 44% del campione), per il 71% degli italiani il medico o il farmacista restano i principali referenti. Ai primi sintomi di malessere o di malattia non grave, circa un terzo degli intervistati (32%) si consulta con il farmacista, un dato ben superiore rispetto al 19% del resto d’Europa, mentre un altro terzo ha già le idee chiare su quale trattamento scegliere. Il farmacista si conferma anche il riferimento primario per il 58% degli intervistati in caso di acquisto di un nuovo medicinale: una dimostrazione questa dell’importanza che gli italiani attribuiscono all’aspetto consulenziale, che rappresenta una delle ragioni che porta gli italiani a preferire l’acquisto in farmacia (il 78% degli intervistati), ricorrendo in misura limitata alle proposte on line.

In generale gli italiani continuano ad avere fiducia nella medicina convenzionale (66%), affidandosi al consulto con il medico o recandosi in ospedale. Ben due terzi affermano, infatti, come sia particolarmente importante la spiegazione dettagliata e approfondita che il medico può dare durante la visita. La relazione medico-paziente potrebbe però essere rivoluzionata dalla tecnologia: la metà degli intervistati afferma di poter valutare la possibilità di essere curato via webcam dal medico (per una malattia minore), soprattutto i più giovani. Una conferma in tale direzione arriva dal numero significativo di italiani (66%) che sarebbero disponibili a farsi operare con l’ausilio della chirurgia robotica e qui al contrario stupisce che il dato sia più elevato fra le persone più anziane. Solo il 29% invece ricorre all’utilizzo di app per la salute o dispositivi indossabili per il fitness.

Il 75% degli intervistati (tra cui soprattutto le donne) afferma di fidarsi degli integratori o dei farmaci di automedicazione per curarsi in caso di piccoli disturbi, ma la maggioranza degli intervistati (63%) resta favorevole alla prescrizione medica per molti farmaci, per un utilizzo più sicuro ed evitarne l’abuso.

Se il 90% degli intervistati conosce perfettamente i farmaci equivalenti, pari in termini di composizione ed efficacia ad altri medicinali già sul mercato ma offerti a costi più contenuti, solo il 12% sa cosa siano i biosimilari, considerati erroneamente dal 22% degli italiani farmaci a base di piante con etichetta “bio”.

Molto scarsa la conoscenza dell’effettiva finalità dei test genetici, nota solo al 17% del campione, percentuale che relega l’Italia all’ultima posizione  rispetto agli altri Paesi.  Ciò nonostante, l’80% del campione italiano dichiara che potrebbe prendere in considerazione l’eventualità di sottoporsi ad esso, se proposto dal medico. Per quanto attiene alla possibilità di avvalersi dell’impianto di un biosensore, solo il 42 % è aperto a questa possibilità e in questo caso sono maggiormente gli uomini a dirsi propensi.

In materia di prevenzione c’è molta sensibilità e attenzione: infatti circa la metà degli italiani intervistati afferma di sottoporsi ai test di screening per i tumori del seno, della pelle, del colon o della prostata e la maggioranza cerca di condurre uno stile di vita sano praticando esercizio fisico (51%) e cercando di seguire una dieta nutrizionalmente corretta (61%). Un dato confermato dal fatto che ben il 58% per cento (le donne soprattutto) affermano di aver paura di invecchiare. Gli italiani, inoltre, si dimostrano i più attenti in Europa alla qualità dei cibi, tanto che il 79% cucina pasti freschi ogni giorno.

Tra le principali preoccupazioni degli italiani vi è infine l’aumento degli episodi di “burn out”, ovvero lo stato di esaurimento e di logoramento da lavoro che sempre di più caratterizza i Paesi occidentali, e il 25% afferma di aver avuto un esaurimento o di essersi sentito molto prossimo a questo stadio.

“In un contesto globale che vede l’assistenza sanitaria orientata verso un’offerta sempre più individuale, predittiva e adattiva e all’insegna del progresso in ambito tecnologico” commenta Enrique Häusermann (nella foto), amministratore delegato EG SpA e Crinos SpA “ diventa sempre più importante, anche nel nostro Paese, approfondire le conoscenze in tema di salute perché le sfide da affrontare sono particolarmente complesse se si desidera operare al meglio per offrire agli italiani un invecchiamento in salute. In linea con il nostro impegno quotidiano verso pazienti e operatori sanitari” conclude Häusermann “questo report ci offre la possibilità di anticipare i bisogni e individuare gli ambiti sui quali è opportuno stimolare informazione e dibattito, per migliorare la gestione della nostra salute, considerando anche le differenze importanti che emergono fra italiani e italiane e fra le differenti fasce di età“.

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