Cartellini identificativi sul camice, i chiarimenti del Garante della privacy

Cartellini identificativi sul camice, i chiarimenti del Garante della privacy

Roma, 17 luglio – Alla luce del pubblico interesse connesso all’esercizio dell’attività svolta da coloro che operano in qualità di farmacista, si ritiene “che, in termini generali, sussistano specifiche esigenze di personalizzazione e umanizzazione del servizio reso dal farmacista, nonché di identificazione di coloro che operano in qualità di farmacista rispetto ad altre figure professionali che operano all’interno delle farmacie”.

È il parere espresso dal Garante per la protezione dei dati personali nella nota di risposta a un quesito sui dati identificativi riportati sul cartellino di riconoscimento che il farmacista,  ai sensi dell’art 7 del Codice deontologico, è tenuto a indossare sul camice bianco, insieme al distintivo professionale, al fine di garantire la propria identificabilità.

La questione era stata sollevata dall’Azienda farmaceutica municipalizzata di Arezzo, che aveva appunto chiesto il parere dell’Autorità garante in ordine alla compatibilità dell’appena ricordato art. 7 del Codice deontologico con i principi contenuti negli artt. 5 e 6 del Regolamento (Ue) 679/2o16 e, in particolare con il principio di minimizzazione dei dati.
L’azienda aretina chiedeva quindi  al Garante di “raccomandare al Consiglio nazionale dell’Ordine dei Farmacisti di prevedere per il singolo farmacista, la facoltà discrezionale e non l’obbligo di decidere, in base alle proprie esigenze concrete e operata una valutazione di opportunità, di indossare il cartellino identificativo contenente il proprio nome e cognome”. Richiesta giustificata dal fatto che  l’apposizione di dati direttamente identificativi sul cartellino espone a “successivi contatti per ragioni estranee all’attivaci lavorativa” che soprattutto in caso di “farmacie ubicate in zone ad alto tasso di criminalità” oppure che operano in orario notturno, possono esporre a molestie” anche telefoniche e a “pressioni’ nonché a “indebite richieste di amicizia sui social network” soprattutto qualora i dati riguardino “giovani farmaciste”.
Considerazioni che il parere del Garante sembra aver tenuto nel debito conto, visto che –  se da una parte riafferma le  “specifiche esigenze di personalizzazione e umanizzazione del servizio reso dal farmacista, nonché di identificazione di coloro che operano in qualità di farmacista” –  dall’altra osserva che “nella valutazione delle informazioni ritenute necessarie per assolvere a tali esigenze il titolare del trattamento (ovvero chi ha la titolarità o la responsabilità della farmacia, NdR) dovrà altresì  tenere in considerazione, in un’ottica di bilanciamento degli interessi, la necessità di salvaguardare l’incolumità e la sicurezza dei farmacisti stessi, qualora si riscontrino concrete situazioni di rischio o di pericolo, tenuto conto del contesto in cui l’esposizione di dati identificativi sarebbe effettuata (fattori ambientali, particolari orari di servizio, etc.)”.

Al riuardo, scrive la Fofi in un articolo pubblicato sul suo house organ,  “si osserva… che – ferme restando le modalità generali stabilite dal Consiglio direttivo dell’Ordine territorialmente competente – ciascun titolare del trattamento potrà individuare gli elementi identificativi che saranno apposti sul cartellino nella singola farmacia, previa adeguata motivazione in ragione delle possibili concrete situazioni di rischio riscontrate da comunicare all’Ordine stesso”.

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