Francia, approvata la Loi Santè, decolla il “farmacista corrispondente”

Francia, approvata la Loi Santè, decolla il “farmacista corrispondente”

Roma, 17 luglio – Il Senato francese ha dato il via libera alla Loi Santè, il disegno di legge che interviene sull’organizzazione del sistema sanitario, introducendo significativi cambiamenti e che la ministra della Salute  Agnès Buzyn (nella foto)  ha subito salutato con  grande soddisfazione, sottolineando la qualità del nuovo provvedimento.

Che è stato accolto con molta soddisfazione anche all’interno della professione farmaceutica, in particolare per le norme che precisano e definiscono il ruolo del “pharmacien correspondant”, figura istituita da un decreto legge del 2011. Che prevede, appunto, che un paziente possa designare un farmacista come corrispondente  nel quadro di protocolli di cooperazione tra professionisti della salute (definiti in uno specifico articolo  del Codice di salute pubblica), con il compito di rinnovare i trattamenti cronici, monitorare le terapie ai fini dell’aderenza terapeutica e della valutazione dei dosaggi,  in collaborazione con il medico curante del paziente e secondo un protocollo di assistenza ben documentato, convalidato dalla Haute Autorité de Santé, che determina il numero di rinnovi autorizzati e la loro durata. 

Un quadro, per esemplificare, vicino ad alcune delle previsioni della nostra “farmacia dei servizi”, in particolare per quanto riguarda i  trattamenti nei pazienti cronici, nei quali il farmacista designato come corrispondente dal paziente può, su richiesta del medico o con il suo consenso, rinnovare periodicamente il trattamento farmacologico, adeguare, se necessario, la sua posologia in considerazione del bilancio delle terapie somministrate,  nel rispetto di linee guida definite dal protocollo (la durata totale della prescrizione e dei rinnovi non può superare i dodici mesi). La prescrizione medica stabilita nel contesto del protocollo specifica le dosi minime e massime, la durata totale del trattamento inclusi i rinnovi nonché l’eventuale natura dei servizi da combinare in base al prodotto prescritto.  Il decreto legislativo sul farmacista corrispondente prevedeva anche una remunerazione ma (tutto il mondo è paese…) le relative regole, così come peraltro i protocolli di cooperazione, sono stati per tutti questi anni di problematica definizione.

La Loi Santè appena approvata dovrebbe appunto costituire ilpasso in avanti decisivo per affermare definitivamente il ruolo del pharmacien correspondant e sono dunque comprensibili le reazioni positive dei rappresentanti dei farmacisti francesi. “L‘Ordine è soddisfatto del contenuto della legge” ha commentato Carine-Wolf-Thal, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine “che contiene reali progressi per i pazienti in termini di accesso alle cure e alla sicurezza ma anche per i farmacisti, dei quali viene riconosciuto il ruolo di professionisti sanitari di prima linea”.
Philippe Besset, presidente della Federazione dei sindacati farmaceutici di Francia (Fspf), va addirittura oltre, parlando della nuova legge come di un testo fondante per il futuro della professione. “Questa è un’evoluzione molto importante del ruolo del farmacista che innesca il coordinamento interprofessionale e che si rivelerà molto utile in molti territori” afferma Besset a Le Quotidien du Pharmacien,  aggiungendo che le misure della Loi Santè non sono di iniziativa governativa, ma arrivano dai parlamentari espressi sul territorio, che hanno recepito e raccolto le ressioni dei cittadini.  “La volontà popolare ha portato il farmacista sulla via della cura” chiosa il presidente della Fspf, con qualche concessione all’enfasi.

Anche Gilles Bonnefond, presidente dell’Unione dei farmacisti comunitari (Uspo), altro sindacato delle armacie di comunità, rimarca il grande risultato rappresentato dal riconoscimento del corrispondente farmacista, in linea con quanto già previsto dall’accordo sulle Comunità professionali territorali di salute (Cpts). Risultato – ha ricordato Bonnefond – che non sarebbe stato possibile raggiungere se non fosse stato modificato, nel 2017, l’impianto dei compensi delle farmacie. “Accettando di cambiare il nostro metodo di remunerazione” spiega il presidente dell’Uspo “abbiamo conquistato la fiducia dei membri del Parlamento, dei senatori e del governo. Hanno scoperto che sui farmacisti, che non hanno mai abbandonato il territorio, si può contare”. 

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