Parafarmacie, lettera di un titolare a Grillo: “Completi il percorso iniziato nel 2006”

Parafarmacie, lettera di un titolare a Grillo: “Completi il percorso iniziato nel 2006”

Roma, 19 luglio – Con l’istituzione delle parafarmacie, frutto delle “lenzuolate” del 2006,  “Bersani, oltre che alle cooperative emiliane e romagnole, ha dato una possibilità anche farmacisti di serie C. La prego, abbia il coraggio di ultimare quel percorso. Non ci sono solo Gdo e multinazionali, ci sono anche i farmacisti di serie C. Che meritano una promozione,  tenendo ben presente che la concorrenza va a vantaggio del cittadino ed è sinonimo anche di democrazia”.

È la conclusione della lettera inviata da un titolare di parafarmacia alla ministra della Salute Giulia Grillo, il cui testo è stato diffuso ieri alla stampa dalla Federazione nazionale parafarmacie italiane. 

La lettera, che si propone di trasmettere alla titolare della Salute “il sentimento di umiliazione, frustrazione e ingiustizia che io e tutti i miei colleghi siamo obbligati a provare ogni giorno quando ci rechiamo sul posto di lavoro”,  è prevalentemente incentrata sulla condizione vissuta dai farmacisti delle parafarmacie. “Sono un farmacista. Ho studiato, ho faticato, ho fatto la gavetta, ho ottenuto anche buoni risultati nell’ambito professionale. Ma nonostante ciò non sono mai riuscito a salire di categoria. Sono sempre rimasto in serie B. O forse dovrei dire addirittura serie C. (…). Il motivo è semplice. Mio padre non era farmacista, quindi nella sua eredità non era compresa ahimè una farmacia”.

“Mi sono dovuto accontentare e quindi ho aperto una piccola farmacia” continua la lettera “preceduta dall’ignobile prefisso ‘para’. Che da noi in Calabria assume una connotazione anche simpatica e ironica che si presta alla battuta “Para na farmacia”, proprio perchè ‘para’ in calabrese significa sembra. Che diabolica coincidenza per me che ho dovuto sorridere amaramente quando mi sentivo dire Para na farmacia”.

“Però poi piano piano, con pazienza, mi sono fatto apprezzare, mi sono conquistato la fiducia della gente” prosegue la lettera del farmacista calabrese, che – “tralasciando tutte le spiegazioni che ho dovuto e potuto dare relativamente al perchè per esempio potessi vendere la tachipirina 500 ma non la 1000″ – afferma di non essere mai riuscito a rispondere al quesito di un cliente, questo: Dottore, io vorrei acquistare le medicine a mio carico da lei, perchè non sono libero di rivolgermi a un professionista che stimo e di cui ho fiducia? Domanda, scrive ancora il farmacista, che il cliente poneva “memore di avermi visto lavorare anni prima in una farmacia. ‘Ma non sei sempre tu?E allora?‘ mi incalzava (…). ‘Il farmaco è a pagamento, non godo di rimborsi del Ssn, lei è lo stesso che era in farmacia e io vorrei rivolgermi al professionista che mi sono scelto. E invece no’.

Confessando di non essere mai riuscito a dare una risposta alla considerazione del “fidato cliente”, il farmacista titolare di parafarmacia chiede che a darla sia direttamente alla ministra: “Le chiedo, se mi è concesso, di provare a darla lei questa risposta. So che Lei conosce bene la nostra situazione. So anche che con il Pd non andate d’amore e d’accordo. Ma Bersani, oltre che alle cooperative emiliane e romagnole, ha dato una possibilità ai farmacisti di serie C. La prego, abbia il coraggio di ultimare quel percorso”.

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