Roma, 22 luglio – Coerenza tra gli impegni, anche di metodo, che si assumono negli organismi nazionali e i comportamenti che poi si mettono in atto a livello locale. E attenzione alle iniziative che si assumono, soprattutto in materia di servizi, dal momento che potrebbero dare la stura a fenomeni esiziali per il già fragile “ecosistema” della farmacia.
Questo, in sintesi, il contenuto dell’ultima nota diramata da Farmacia Indipendente, la sigla animata da Alfredo Orlandi e Alfonso Misasi.
“Apprendiamo da lettura di quotidiani che nel comune di Perugia” si legge nel comunicato inviato ai vertici del sindacato e alla stampa di categoria “in seguito ad accordo con la amministrazione comunale, alle farmacie viene chiesto di consegnare domiciliarmente, prodotti diversi dal farmaco ad anziani, o finanche giovani, purché in assenza di un proprio delegato“.
Dell’iniziativa, in effetti, riferiscono diverse testate locali, precisando che si tratta di un servizio riservato esclusivamente alle persone anziane o comunque a persone impossibilitate a recarsi in farmacia a causa di disabilità o gravi malattie, e che non possono delegare altri soggetti. Ma prima ancora di contestarne il merito, Farmacia Indipendente contesta il metodo che ha portato al suo varo.
“Ma non era stato detto solo qualche giorno prima che accordi provinciali e regionali dovevano preventivamente essere discussi in Consiglio delle Regioni?” chiedono infatti Orlandi e Misasi, facendo esplicito riferimento riferimento proprio all’ultimo Consiglio delle Regioni, dove “tra una disquisizione, più o meno dotta, e l’altra sulle modifiche relative al vigente statuto, correttamente si è detto che lo stesso Consiglio deve essere a conoscenza di ogni tipo di accordo regionale e/o provinciale, quanto meno per poterne discutere e confrontare la validità e l’aderenza (come la terapia) sul territorio nazionale”.
Prassi che, invece, non è stata evidentemente seguita nel caso di specie, che Misasi e Orlandi contestano però anche nel merito: il timore è che con simili iniziative si possano andare a stimolare anche “i tanti ‘furbetti’ nel generare un nuovo servizio, magari inserendo insieme alla spesa alimentare e al quotidiano anche sop, otc, assorbenti, detergenti intimi e chissà che altro ancora. Tanto un povero ragazzo con una bicicletta che ‘scorrazza’ per la città consegnando questa merce, costa poco”.
Uno scenario reso ancora più infausto da altri due periodi ipotetici: “Se poi il giovane ciclista, desideroso di poter guadagnare un po’ di soldini in più, è dotato di un discreto motorino, ecco “fottuti” i poveri rurali. Se poi dovessero partire anche le parafarmacie, ma soprattutto i “corner” dei mega centri commerciali, di molte farmacie troveremo traccia solo negli annali di storica memoria”.


