Fattore (Cergas Bocconi): “Sanità, finanziamenti troppo bassi, Ssn va sostenuto”

Fattore (Cergas Bocconi): “Sanità, finanziamenti troppo bassi, Ssn va sostenuto”

Roma, 25 luglio – “Sarebbe veramente una tragedia se non si sostenesse il Ssn, una delle poche istituzioni pubbliche che ha dato prove di eccellenza, almeno in molte Regioni”.

È il monito con il quale Giovanni Fattore (nella foto),  professore ordinario al Dipartimento di Scienze sociali e politiche della Università Bocconi ed esperto di sistemi sanitari pubblici, conclude un articolo pubblicato oggi su Corriere Salute, nel quale torna su quello che sembra essere il principale problema del sistema sanitario italiano: si spende troppo poco, meno dei principali Paesi dell’Unione europea. E oltre un certo punto, ridurre i finanziamenti indebolisce anche sistemi con fondamentali sani come il nostro S

Secondo l’Ocse, osserva Fattore, la spesa procapite in Italia è di 3.429 € mentre in Francia e Inghilterra è rispettivamente di 4.965 € e di 5.848 €. La situazione è simile anche se si usa una misura relativa: l’Italia spende 1 punto di Pil meno del Regno Unito e quasi 2,5 punti meno di Germania e Francia.

“La sanità italiana, mettendo assieme pubblico e privato, spende poco, anzi troppo poco, rispetto a una popolazione che, è sì complessivamente in buona salute rispetto al resto d Europa, ma è anche molto anziana e lo sarà sempre di più nei prossimi anni” spiega Fattore, aggiungendo che in questo quadro il mix di finanziamento tra pubblico e privato è inadeguato. “La percentuale di spesa pubblica sul totale è circa il 74%, senza tenere conto delle mancate entrate derivanti dai benefici fiscali previsti per l’Irpef e per il welfare aziendale. È una quota pubblica relativamente bassa” scrive il professore. “In Regno Unito è il 77% e in Germania quasi l 85%. Non solo in Italia si spende poco ma si spende poco da parte dello Stato!”

A 40 anni dalla grande riforma del 1978, sottolinea Fattore,  il livello di salute della popolazione, almeno in termini quantitativi, è tra i migliori del mondo: “L’aspettativa di vita alla nascita in Italia è di 83 anni mentre in Germania e Regno Unito è poco di più di 81 anni. Non solo: il nostro è sì un sistema in cui le persone con reddito più alto e livello d istruzione superiore stanno meglio di quelle in fasce più basse, ma il gradiente «sociale» è più contenuto che in gran parte del resto del mondo” scrive l’esperto.  Tutto bene, quindi?  Manco per niente, risponde Fattore: “Sotto un certo livello di spesa si allungano i tempi di attesa e si arriva a modalità pesanti di razionamento, alle spalle dei pazienti. Alcune tecnologie potrebbero non arrivare in Italia e i malati in attesa di interventi, magari non salvavita ma comunque importanti, avrebbero tempi di attesa sempre più lunghi. Inoltre c è il rischio, oltre che di perdere qualità, anche di diventare meno efficienti”.

“In molte realtà i tagli hanno bloccato il funzionamento di unità operative di strutture pubbliche e private, tolto risorse per progetti innovativi di miglioramento della qualità e imposto condizioni economiche a operatori e fornitori troppo dure per permettere loro di lavorare in modo eccellente. Infine, l’Italia si trova in una situazione drammatica per la disponibilità di nuovi medici e, in misura minore, infermieri” continua Fattore, che arriva inevitabilmente a concludere che “tagliare la spesa non ha aiutato e non aiuterà a migliorare questa situazione”.

“È positivo essere sobri, ma oltre un certo punto ridurre i finanziamenti, 0 anche solo non adeguarli alle dinamiche dei prezzi e dei bisogni più oggettivi, finisce per indebolire anche i sistemi con i fondamentali più sani come il nostro” conclude il professore.

 

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