Omeopatia, polemica in Francia sulla chiusura dei Du: “Un regalo ai ciarlatani”

Omeopatia, polemica in Francia sulla chiusura dei Du: “Un regalo ai ciarlatani”

Roma, 26 luglio – È totalmente sbagliato affermare che non esiste alcuna dimostrazione scientifica del valore aggiunto dell’omeopatia”.

Va decisamente in controtendenza Christian Berthou (nella foto), preside delle Facoltà di Medicina di Brest, una delle prime a insegnare l’omeopatia, che – contrariamente a quanto fatto dalle università di Lille e Tours, che hanno deciso di chiuderlo –  ha deciso di mantenere il suo diploma interuniversitario (condiviso con Reims e Lyon-Sud), nonostante la decisione del governo di interrompere il rimborso pubblico dei medicinali omeopatici, a seguito del parere negativo dell’Haute autoritè de santè (Has), l’organismo pubblico che si occupa della valutazione, certificazione e accreditamento di prodotti, pratiche, servizi e le tecnologie mediche e sanitarie da un punto di vista medico ed economico  in vista della loro ammissione al rimborso. Un parere tranchant, come si ricorderà: secondo l’Has,   l’efficacia dei medicinali omeopatici è insufficiente per giustificare che il loro impiego in terapia sia anche solo parzialmente rimborsato dal sistema di copertura sanitaria.
In un’intervista a Le Quotidien du Pharmacien, Berthou spiega però che un conto è decidere di non rimborsare più gli omeopatici, ben altro quello di decidere di sospenderne l’insegnamento, questione che non dipende
dal ministero della Salute, ma dal  ministero dell’Istruzione superiore.

“Il mantenimento della formazione in università  è necessario perché oggi l’omeopatia è un fenomeno sociologico” spiega Berthou. “Uno studio mostra che il 58% dei francesi usa o ha usato medicinali omeopatici. Quindi gli studenti che formiamo sulla disciplina e si confronteranno con loro saranno inevitabilmente  medici consapevoli dei punti di forza e di debolezza di questa terapia. Se l’università si ritira da questa formazione, se ne approprieranno ciarlatani e guru. Avremo perso tutto. All’università insegniamo ciò che è dimostrato, rigoroso e scientificamente validato”.

Il preside di Brest ha in ogni qualcosa da ridire anche sul parere dell’Has:  “Non rifiuto il carattere scientifico ma la completezza del parere” afferma. C’è solo una piccola parte della letteratura che è stata analizzata. Quando si guarda alla Cochrane International Foundation, una sintesi di tutti gli studi che hanno dimostrato la convalida scientifica, ce ne sono diversi che dimostrano la superiorità dell’omeopatia rispetto alla medicina convenzionale. È totalmente sbagliato affermare che non esiste alcuna dimostrazione scientifica del valore aggiunto dell’omeopatia. Esistono malattie, piuttosto che di natura benigna e funzionale, in cui i suoi benefici sono stati rigorosamente validati da studi comparativi”.

In verità, la valutazione scientifica dell’Has, organismo pubblico di indiscussa autorevolezza, ha richiesto nove mesi di lavoro e ha analizzato oltre 1000 pubblicazioni scientifiche, insieme ai contributi delle parti interessate nonché i documenti e i file presentati dai tre laboratori che producono farmaci omeopatici (Boiron, Weleda e Rocal-Lehning), oltre ad esaminare circa 1200 medicinali omeopatici, con differenti tassi di diluizione e in varie combinazioni.

Berthou, però, insiste sul tasto della “scientificità” dell’omeopatia: “Uno studio dimostra che il ricorso agli omeopatici porta a una riduzione del consumo di antibiotici, ansiolitici e antinfiammatori” afferma il preside. “L’erogazione probabilmente guiderà gli utenti del sistema sanitario che non avranno più i mezzi per pagare i trattamenti omeopatici ai farmaci che possono aumentare il costo delle loro cure e generare effetti avversi. Inoltre, i trattamenti omeopatici rappresentano meno dell’1% della spesa per farmaci. La decisione di non ammetterli più al rimborso non avrà un impatto rilevante sull’economia della salute”.

Sollecitato sull’orientamento della Conferenza dei presidi delle Scuole di Medicina, favorele  a un ripensamento dell’insegnamento dell’omeopatia per integrarlo con altre medicine complementari e integrative, Berthou afferma di essere favorevole a “una visione globale della medicina complementare che richiede una maggiore convalida scientifica. I cosiddetti medicinali non convenzionali – penso ad agopuntura, meditazione, ipnosi, omeopatia o fitoterapia – necessitano di ulteriori prove. Ma non devono essere considerati in opposizione alla medicina convenzionale. E dobbiamo rivedere il falso convincimento che l’omeopatia sia fondata sulla credenza. Questo è sbagliato A nessuno viene in mente di trattare un’infezione batterica acuta con l’omeopatia, dal momento chegli studi dimostrano che non serve a niente”.

Berthou, però, afferma che il diploma universitario in omeopatia non forma medici superspecializzati, ma dà semplicemente il corpo di conoscenze e competenze che “danno il diritto a fare dell’omeopatia un mestiere che necessita di una formazione specifica pratica e teorica”. c’

“Ho paura che che, se diluiamo questa formazione, andremo a diluire anche le competenze dei medici omeopatici” conclude Berthou, preoccupato della dispersione di “una competenza professionale di alto livello, che richiede il possesso di capacità molto sviluppate per la relazione empatica con il paziente e l’analisi della storia clinica del paziente e del suo ambiente”.

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