USA, J&J condannata a pagare 572 milioni: “Responsabile di epidemia di dipendenza da oppioidi”

USA, J&J condannata a pagare 572 milioni: “Responsabile di epidemia di dipendenza da oppioidi”

Roma, 28 agosto – Una sanzione da 572 milioni di dollari. Tanto dovrà pagare la multinazionale farmaceutica statunitense Johnson & Johnson condannata dal procuratore generale dello Stato dell’Oklahoma, Mike Hunter, per la sua aggressiva promozione di antidolorifici da oppioidi. Ma è solo l’inizio di una vicenda che potrebbe costare al quinto gruppo farmaceutico a livello mondiale ben altre cifre. Lo stesso giudice ha infatti avanzatto una richiesta di risarcimento  danni pari a 17 miliardi di dollari. L’accusa è quella di essere responsabile per quella che negli Usa viene definita “l’epidemia da oppioidi”,  che nel solo Stato dell’Oklahoma ha causato oltre 6 mila morti negli ultimi 20 anni.

Negli Stati Uniti la diffusione di farmaci antidolorifici a base di oppioidi ha raggiunto da tempo livelli allarmanti, si parla apertamente di “crisi degli oppioidi” e le statistiche quantificano in 300 mila gli americani morti per overdose di oppioidi dal 2000 a oggi. Secondo quanto riferisce Business Insider, la Dea, l’agenzia governativa per il contrasto delle droghe, calcola che fra il 2006 e il 2012 le case farmaceutiche hanno distribuito sul mercato interno degli Stati Uniti 76 miliardi di pillole di idrossicodone  e di ossicodone (i farmaci in questione sono gli antidolorifici NucyntaeDuragesic) venduti tra il 2000 e il 2015. Si tratta di analgesici normalmente indicati per chi deve affrontare dolori ricorrenti o permanenti, o anche per calmare la tosse. Il problema non è la loro efficacia, che evidentemente è buona, ma il fatto che generano dipendenza e il paziente continua a reclamarne l’uso, fino a cadere nell’abuso. Secondo il National Institute on Drug Abuse, l’Alabama è lo Stato con il più alto tasso di diffusione degli oppioidi con 107 ricette prescritte all’anno ogni 100 abitanti.

A fronte dei costi sostenuti dalla collettività per l’epidemia di oppioidi, il procuratore generale  dell’Oklahoma Hunter ha avviato all’inizio di quest’anno una causa contro un gruppo di case farmaceutiche, accusandole di avere fornito informazioni ingannevoli sugli effetti dei loro farmaci. Secondo il giudice le società farmaceutiche per anni hanno messo in atto azioni di marketing aggressivo per vendere i loro antidolorifici, anche quando sapevano benissimo dei rischi di dipendenza cui vanno incontro i pazienti. Adesso, dice Hunter, devono contribuire economicamente alle iniziative che lo Stato sta mettendo in atto per contrastare gli abusi di oppioidi, campagne di informazione e centri di disintossicazione.

Le altre aziende citate in giudizio hanno preferito evitare la sentenza e si sono accordate a metà procedimento: PurduePharma, produttrice dell’OxyContin, ha accettato di pagare 270 milioni di dollari; Teva Pharmaceutical è uscita dal processo dopo avere firmato un assegno da 85 milioni di dollari.

Johnson & Johnson, invece, vuole andare fino in fondo, dopo avere respinto tutte le accuse. L’azienda si dice certa di avere rispettato tutti i dettami della legge e i controlli della Food and Drug Administration: “Il nostro marketing e le nostre promozioni erano corrette e responsabili” affermano i suoi avvocati. Nei confronti di Johnson & Johnson la richiesta economica è altissima: 17 miliardi di dollari sono il 75% degli utili previsti per l’intero 2019 (23 miliardi) e non sono l’unico rischio, perché la sentenza di Cleveland è attesa come un precedente importante nelle altre 1.900 cause che privati e istituzioni pubbliche hanno avanzato in tutta America contro Johnson & Johnson e PurduePharma.

Non sarà inutile ricordare che solo qualche anno fa Johnson and Johnson era già stata condannata a risarcire 22 donne per complessivi 4.69 miliardi di dollari, per i tumori causati dal suo talco.

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