Emergenza fentanyl, l’uso illegale del farmaco comincia ad affacciarsi anche in Italia

Emergenza fentanyl, l’uso illegale del farmaco comincia ad affacciarsi anche in Italia

Roma, 29 agosto – Tornano ad accendersi i riflettori sul fentanyl, farmaco da tempo al centro di molte polemiche, acuitesi in questi giorni per effetto di due notizie di cronaca. La prima è la drammatica morte a New York dello che italiano Andrea Zamperoni, trovato morto in una stanza d’albergo, il cui decesso – sospettano gli inquirenti – sarebbe appunto da imputare a un’overdose  di fentanyl somministratagli a sua insaputa da un’accompagnatrice occasionale allo scopo di sedarlo e rapinarlo.  La seconda, riferita ieri anche dal nostro giornale, è la sanzione da 572 milioni di dollari  comminata alla multinazionale farmaceutica statunitense Johnson & Johnson dal procuratore generale dello Stato dell’Oklahoma, per la sua aggressiva promozione di antidolorifici da oppioidi.

Il fentanyl è appunto uno degli oppiacei sintetici responsabili di quella che negli USA viene chiamata “crisi degli oppioidi”, con 300 mila decessi per overdose dal 2000 a oggi. Il farmaco,  sintetizzato per la prima volta nel 1960 da Paul Janssen, è un antidolorifico molto potente (da 50 a 100 volte più della morfina, secondo i Centers for disease control and prevention (Cdc) americani, mentre l’European monitoring centre for drugs and drug addiction gli attribuisce una potenza almeno 80 volte superiore alla morfina) usato per la gestione del dolore, specialmente quello oncologico, mentre in combinazione con altre sostanze viene impiegato per l’anestesia.

L’uso medico del fentanyl è rigidamente assoggettato alla prescrizione medica e al controllo sanitario. Il suo impiego è giustificato dalla gravità della patologia, tanto che l’Oms lo ha inserito nella lista di farmaci essenziali per il trattamento dei tumori in stadio avanzato. Comprensibile, dunque, cosa possa accadere se la sostanza – ormai intercettata dalla produzione e dal commercio illegale – viene utilizzatacome sostituto economico dell’eroina in e utilizzata come droga a scopo ricreativo. Proprio in ragione della sua efficacia, il fentanyl è infatti estremamente pericoloso: si stima che la dose letale per l’essere umano sia 2 milligrammi.

I suoi effetti collaterali vanno dal vomito alla costipazione, ai problemi di coordinazione. Basta poco per superare la soglia del sovradosaggio e sperimentare i suoi effetti avversi più rischiosi, come  depressione respiratoria e allucinazioni. L’overdose può portare anche al coma, all’arresto cardiaco o allo shock anafilattico e alla morte. Per questi motivi anche all’interno di un percorso di cura il paziente è (o dovrebbe essere) indirizzato alla cautela e a fare attenzione ai contatti accidentali, specialmente se ci sono bambini in casa. I decessi per errori nella gestione della terapia, purtroppo, capitano.

A preoccupare di più, secondo quanto riferisce wired.it, sono però i dati relativi alle morti per overdose da oppiacei sintetici diversi dal metadone, quindi anche fentanyl e suoi derivati illegali. Dal 2016 al 2017, i Cdc hanno registrato un aumento dei decessi del 47% e nel solo 2017 le morti sono state circa 28.400. Sempre secondo i Cdc nel 2018 il fentanyl è stato l’oppioide più comune nelle morti per overdose.

Negli Stati Uniti i sequestri di oppiacei sintetici illegali da parte delle autorità crescono costantemente. Gli agenti ora sono addestrati per evitare di entrare in contatto accidentale con la sostanza durante le operazioni e le forze dell’ordine vengono munite di dosi di naloxone in caso debbano intervenire in emergenza nel tentativo di salvare qualcuno in overdose.

E in Italia? Alcuni segnali dimostrebbero che la sostanza comincia purtroppo a circolare illegalmente a girare anche in Italia. La prima vittima del farmaco è stata registrata nel 2017: un uomo di 39 anni che aveva acquistato droga sul web.  “Sembrava una normale overdose: siringa, accendino, buchi nel braccio. Ma nel corpo non c’era traccia di eroina. Ci siamo incaponiti e abbiamo trovato un analogo del fentanyl” spiega Marica Orioli, che dirige il laboratorio di tossicologia forense al Dipartimento di scienze biomediche dell’università di Milano. Per arrivare a ndividuare la sostanza, sono stati necessari 18 mesi di studi, a dimostrazione di quanto sia complicato e quanto impegno richieda l’identificazione e l’analisi di  queste sostanze.

Ad oggi in Italia i laboratori sanno riconoscere 22 derivati del fentanyl,  ma quelli ancora in circolazione sono molti di più e la ricerca continua.

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