Studio canadese, farmaci per diabete possono ridurre anche malattie cardiache

Studio canadese, farmaci per diabete possono ridurre anche malattie cardiache

Roma, 2 settembre – Alcuni farmaci impiegati per la cura del diabete di tipo 2 potrebbero essere efficaci anche per le malattie cardiache. Questa l’ipotesi che scaturisce da un nuovo studio prodotto da ricercatori del St. Michael’s Hospital di Toronto, in Canada.

I risultati dello studio, presentati al congresso della European Society of Cardiology 2019,  sono stati pubblicati su Cell Metabolism e ampiamente sintetizzati dallo stesso  St. Michael’s Hospital su EurekAlert.
I ricercatori si sono concentrati in particolare sull’empagliflozin, un farmaco che “ripara” le cellule dei vasi sanguigni e abbassa il rischio di malattie cardiache. Secondo gli autori dello studio, il farmaco, un inibitore degli SGLT2  (insieme di proteine che consentono il passaggio del glucosio attraverso la membrana plasmatica) nonché riduttore della glicemia, regola anche le cellule progenitrici circolanti nel midollo osseo e le cellule infiammatorie e può essere d’aiuto per le persone diabetiche che sono anche a rischio di malattie cardiache, proteggendo il cuore dalle cellule danneggiate.

“Abbiamo assistito a prove cliniche su larga scala che ci hanno dimostrato chiaramente che gli inibitori SGLT2 possono anche proteggere i nostri pazienti affetti da diabete da malattie cardiache” riferisce in un comunicato stampa Subodh Verma, uno dei ricercatori dello studio nonché cardiochirurgo del Keenan Research Center for Biomedical Science, un centro del suddetto ospedale canadese. “Prima del nostro studio, non si sapeva perché questo accadesse.”

Un altro degli autori dello studio, David Hess, docente della Schulich School of Medicine & Dentistry della Western University e ricercatore presso il Robarts Research Institute,  spiega che la ricerca ha consentito di scoprire che nelle persone con diabete, l’impiego di empaglifozin non solo è collegabile a un aumento delle cellule progenitrici benefiche, “ma abbiamo visto indicazioni di riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, che possono anche contribuire alle malattie cardiovascolari”.

 

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