USA, la crisi degli oppiodi potrebbe costare a Big Pharma 150 mld di dollari

USA, la crisi degli oppiodi potrebbe costare a Big Pharma 150 mld di dollari

Roma, 2 settembre – Potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari la cifra che le aziende farmaceutiche coinvolte potrebbero essere costrette a pagare per l’emergenza sanitaria causata dalla “crisi degli oppiodi”, l’uso eccessivo di farmaci antidolorifici che negli USA è reposnabile di decine di migliaia di morti e viene di fatto paragonato per i suoi effetti a una vera e propria epidemia.

A stimare l’importo che potrebbero raggiungere le sanzioni realtive alle duemila cause avviate da 45 Stati degli USa e da migliaia di municipalità contro le presunte responsabilità di Big Pharma, colpevole secondo le accuse di aver posto in essere negli ultimi anni pratiche di marketing molto aggressive, spingendo  i medici a prescrivere, anche quando non ce ne era bisogno, farmaci a base di oppioidi (che oltre ad alleviare il dolore creano dipendenza, alla stregua degli stupefacenti venduti per strada come eroina e cocaina),  è stato l’analista dei mercati farmaceutici Patrick Trucchio, di Berenberg Capital Markets. Ma altri analisti evocano scenari peggiori, spigendosi a quantificare 150 miliardi di dollari di risarcimenti.

Del resto, la crisi degli oppiodi avrebbe prodotto danni incommensurabili: secondo il professore di Salute pubblica Caleb Alexander, della Johns Hopkins University,  esperto in materia e già testimone di un’altra causa legata all’uso di oppiacei, potrebbero rendersi necessari quasi  500 miliardi di dollari in 10 anni per aiutare a mitigare gli effetti di una situazione davvero grave, con situazioni diffuse di dipendenza, alla stregua degli stupefacenti venduti per strada come eroina e cocaina. L’epidemia degli oppiodi, secondo  dati governativi, avrebbe causato la morte di 400mila persone negli ultimi vent’anni, cifra spvantosa, superiore a quella dei caduti americani nella Seconda guerra mondiale. Il 30% delle morti è fatta risalire all’abuso dei farmaci a base di oppiodi. La restante percentuale dipende dal Fentanyl, le pasticche da sballo prodotte da piccoli laboratori illegali, in Cina soprattutto, che hanno invaso gli Stati Uniti.

Il costo della crisi degli oppiodi per l’economia americana, riferisce un articolo de Il Sole 24 Ore, è pari a  78,5 miliardi  di dollari l’anno calcolando il peso sul sistema sanitario, i costi sociali, la perdità di produttività e i costi per il sistema giudiziario. Il calcolo viene dall’Agenzia federale per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), che definisce l’abuso di farmaci a base di oppiodi come la nuova eroina. Oltre ai numeri spaventosi delle vittime si calcola che almeno due milioni di americani siano dipendenti da questi medicinali.Rispetto alle previsioni  di risarcimenti miliardari, le pur pesanti sanzioni fin qui comminate alle case farmaceutiche produttrici di oppiodi da alcuni tribunali americani sono bazzeccole: come si ricorderà, un tribunale dell’Oklahoma ha condannato la Johnson & Johnson a una mega-multa di 572 milioni di dollari, anche se il procuratore generale chiedeva 17 miliardi di danni per risarcire lo stato e i familiari delle vittime. La sentenza, al di là dell’ammenda, è importante perché è la prima e apre la strada alle altre che verranno nei duemila procedimenti già avviati che coinvolgono 22 produttori e distributori americani di farmaci a base di oppiodi.

Nel timore della malaparata, c’è chi prova a limitare i danni, come Purdue Farma, l’azienda che produce l’OxiContin, uno dei farmaci al centro dell'”epidemia degli oppiodi”, sospettato di essere la causa di molte morti. Il suo azionista di riferimento  ( la famiglia di miliardari benefattori Sackler) ha offerto una somma tra 10 e 12 miliardi per chiudere tutti i contenziosi prima del processo. La famiglia Sackler  ha deciso di ricorrere al Chapter 11, mandando in bancarotta la società con una successiva cessione e ristrutturazione per riuscire a pagare la somma miliardaria e cercare di riparare ai danni causati. L’accordo porterebbe alla ristrutturazione della società e alla sua trasformazione in un fondo. I profitti generati dalla vendita dei farmaci, cpmpresi quelli dello stesso OxyContin, andranno agli Stati, alle città e alle comunità che hanno fatto causa a Purdue, che si è impegnata a fornire i suoi farmaci per ridurre la dipendenza da oppiodi, farmaci come buprenorfine, metadone e naloxone.

Le morti per oppiodi negli Usa. riferisce ancora Il Sole 24 Ore, hanno raggiunto i livelli record nel 2017 con 47.600 casi soprattutto tra la comunità nera e tra gli ispanici americani. Ma sono diminuite dal 2018, secondo i primi dati ufficiali. Dallo stesso anno le prescrizioni di medicinali con oppiodi sono diminuite del 28%, rispetto al picco del 2017. Le morti da overdose da Fentanyl sono aumentate anche in Canada, con la percentuale maggiore attorno all’area di Vancouver, e in Gran Bretagna. Nel 2017 il presidente Donald Trump ha dichiarato l’abuso di oppiodi “un’emergenza sanitaria nazionale” e ha raddoppiato il budget annuale per contrastarne la diffusione a circa 7,4 miliardi di dollari l’anno.

Tra le 22 aziende farmaceutiche coinvolte nei processi ci sono Mallinckrodt, Teva Pharmaceutical – che ha già pagato oltre 80 milioni di risarcimenti – Endo International, Allergan e Insys Therapeutics. Il fondatore di Insys è stato condannato con l’accusa di avere pagato tangenti ai medici per aumentare le vendite di oppiodi e la società multata con 225 milioni. Assieme a loro ci sono le tre principali società di distribuzione del farmaco negli Usa: Cardinal Health, AmerisourceBergen e McKesson Corp. Tutte le aziende coinvolte, come Purdue Pharma, cercano la strada del patteggiamento accollandosi piani di risarcimento miliardari, per evitare i processi e la scia di lunghi contenziosi con il rischio di danni maggiori. Il prossimo processo dopo quello di J&J comincerà in Ohio a ottobre contro tutti i 22 produttori.

Il Sole 24 Ore paragona la “crisi degli oppiodi” e il contenzioso che ha scatenato a quello provocato dalle pratiche di marketing aggressive e dalle pubblicità ingannevoli di Big Tobacco che contribuirono a quella che negli anni Novanta venne definita un’epidemia del tabacco per l’aumento esponenziale delle malattie e delle morti legate al fumo. La questione, allora, si risolse con una accordo, raggiunto, nel 1998, tra i produttori di siarette e prodotti del tabacco, che negoziarono con 45 Stati risarcimenti, pagato negli anni successivi, per un totale di 125 miliardi di dollari. Una cifra che. nel caso di Big Pharma, potrebbe anche essere superiore

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