Speranza: “Il faro è la Costituzione, cure gratuite agli indigenti”

Speranza: “Il faro è la Costituzione, cure gratuite agli indigenti”

Roma, 9 settembre – “Mi sono sempre occupato dei temi della salute, la mia prima proposta di legge della legislatura è stata proprio su questi temi. E comunque credo nel primato della politica”.

Questa la puntuta risposta di Roberto Speranza (nella foto) alle non poche critiche e perplessità espresse per la sua nomina al dicastero della Salute, materia – questo il rilievo – sulla quale il segretario di Articolo 1 non avrebbe competenza nè esperienza. In un’intervista al Corriere della Sera, il nuovo ministro  ha avuto occasione di chiarire sabato scorso quelli che saranno i principi che ispireranno la sua azione di governo.

“Il mio programma è la Costituzione. Allora culture politiche diverse, dopo il fascismo e la Resistenza, trovarono una sintesi altissima. Quello è il faro da seguire” ha affermato il ministro, facendo esplicito riferimento all’articolo 32 della Carta: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Alla domanda su dove troverà i soldi per abolire i superticket,  suo primo obiettivo programmatico annunciato, il nuovo inquilino di Lungotevere Ripa lascia intendere di confidare nella possibilità di una manovra  più “generosa” grazie a un allentamento dei vincoli europei.
“La frenata della Germania è il segnale che l’Europa deve cambiare radicalmente la sua politica economica” spiega Speranza. “L’autorevolezza di Conte e il ruolo di Gentiloni possono aprire il varco per nuova stagione, come indicato dal presidente Mattarella”.  A significare, anche, che la sanità non potrà essere un terreno per esercizi di spending review

Inevitabile un cenno al progetto di autonomia regionale differenziata, che guarda a competenze più larghe delle Regioni in materia di Sanità. Una prospettiva alla quale Speranza non fa mistero di essere contrario. “La qualità della sanità indica il livello di civiltà di una nazione” spiega. “Dobbiamo garantire il diritto alla salute, indipendentemente dalla Regione in cui si vive e dalle condizioni economiche. Difenderò con tutte le energie l’universalità del sistema sanitario“.
“La grande sfida è l’accesso di tutti a cure di qualità, in un tempo in cui la popolazione invecchia e le innovazioni tecnologiche e farmaceutiche sono sempre più avanzate” chiarisce quindi Speranza al quotidiano milanese, aprendo la porta all’ipotesi di nuove assunzioni in sanità: “Questo significa superare l’attuale carenza di medici e infermieri nel sistema sanitario pubblico. Nei prossimi cinque anni ci sarà un picco dei pensionamenti che aggraverà il problema”.

In ordine al problema delle ingenti risorse che inevitabilmente serviranno, Speranza ribadisce con forza quella che, più ancora che una convinzione, sembra essere una questione di principio:”Le risorse messe nella sanità sono un investimento sulla vita delle persone, non possono essere banalmente considerate spesa pubblica” afferma infatti il ministro al riguardo.

L’intervista tocca di necessità anche questioni politiche generali, prima su tutte la durata di un governo che, ricorda l’intervistatore, non piace agli italiani. “Questa non è un’alleanza di un giorno o di una stagione eccezionale, ma il tentativo strategico di costruire un nuovo orizzonte per il Paese. Gli italiani lo capiranno” è la convinzione di Speranza, che fa anche giustizia del passato di ostilità tra M5S e Pd, con Beppe Grillo che chiamava Gargamella l’allora segretario del nazareno Pierluigi Bersani. Per il nuovo ministro della Sanità, non si tratta di un ribaltone, ma di “una vittoria politica che rafforza la democrazia italiana. Io ci ho creduto dal 2013, quando Bersani da segretario del Pd sfidò i 5 Stelle al governo del cambiamento. Mi sono battuto per far crollare il muro di incomunicabilità tra M5S e centrosinistra e ora, finalmente, si realizza il nostro disegno originario“.

Sulla possibilità che possano crescere i consensi verso Salvini e la destra più radicale, Speranza risponde che la prima necessità dei nuovi alleati di governo è quella di riappropriarsi della questione sociale. “C’è una enorme domanda di protezione che viene dal basso e che la destra ha interpretato, speculando sulle paure” spiega il segretario di Articolo 1. “Questa destra, alleata con la Le Pen e con Orbán in Europa, è per me il vero avversario”.

E in ordine al rilievo di un governo troppo sbilanciato a sinistra, con “troppo” Pd e la presenza di Leu, Speranza risponde di non ritenere che sia così, ma che esiste “un terreno comune con i Cinque Stelle. Non sarà facile, ma la rotta è segnata. I problemi del Paese sono tanti e gravi. Vengo da una scuola politica per cui governare è lavorare giorno e notte, non fare un tweet. Questione sociale, lavoro e rivoluzione verde devono essere il fuoco di questo progetto, che parte da Roma, ma avrà ricadute sul territorio”.

Affermazione che prelude ovviamente a un’alleanza politica di più ampio respiro tra pentastellati e forse di sinistra, con convergneze anche in vista delle prossime amministrative. Un’ipotesi della quale, per Speranza, “si può parlare anche subito, già per le prossime elezioni regionali”.

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