Conte bis, fiducia alla Camera per il governo giallo-rosso

Conte bis, fiducia alla Camera per il governo giallo-rosso

Roma, 10 settembre – “Questo Governo difenderà la Sanità pubblica e universale e promuoverà un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri e il potenziamento dei percorsi formativi“. Questo il passaggio, in verità poiuttosto striminzito, che il  presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte (nella foto) ha riservato alla salute nel discorso pronunciato ieri a Montecitorio per ottenere la fiducia al suo governo.

Conte ha incassato la fiducia della Camera dei deputati con 343 sì, 263 no e 3 astenuti. Oggi il voto dell’Aula del Senato, dove i margini per la neo-costituita maggioranza sono piuttosto ristretti.  I voti sicuri su cui potrà contare il Conte bis oggi sono 163, risultante della somma dei seggi dei tre gruppi parlamentari (M5s, Pd e Leu) che sostengono il nuovo esecutivo, al netto di dissenzienti e assenti giustificati. La maggiornaza, come è noto, è pari a 161 voti. Va però detto che ai 163 voti “blindati”, potrebbero aggiungersi altri voti favorevoli, a partire da quelli dei senatori a vita.

Il premier Conte, subito dopo il voto (e a prescindere dal suo esito)  volerà a Bruxelles già domani. Nella “capitale” europea c’è grande attesa per la presentazione della nuova Commissione da parte della presidente Ursula von der Leyen. Le ultime voci relative al negoziato per definire la squadra, ormai giunto alle sue battute finali,  assegnano a Paolo Gentiloni  il pesantissimo portafoglio degli Affari economici, oggi nelle mani del socialista francese Pierre Moscovici.

Con la presidente von der Leyen, Conte si confronterà con ogni probabilità su due dossier caldissimi: la legge di bilancio che il governo italiano dovrà subito approntare, e per la quale il nostro premier chiederà con ogni probabilità una revisione del patto di stabilità per consentire di finanziare investimenti nella scuola, nella sanità e nelle infrastrutture, e la questione immigrazione,  con la richiesta di una riforma radicale  del Trattato di Dublino, necessaria per rendere cogente il principio della redistribuzione dei migranti e rilanciare la strategia dei corridoi umanitari.

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