Governo Conte, al Senato è bagarre ma arriva il sì definitivo

Governo Conte, al Senato è bagarre ma arriva il sì definitivo

Roma, 11 settembre – Dopo quello di lunedì alla Camera, il secondo governo presieduto da Giuseppe Conte (nella foto) ha ottenuto ieri il voto di  fiducia anche al Senato con 169 sì, otto voti in più rispetto alla necessaria maggioranza politica di “quota 161”.

In perfetta corrispondenza con quanto avvenuto il giorno prima a Montecitorio, la seduta dell’Assemblea di Palazzo Madama è stata una bagarre, con la componente leghista assoluta protagonista con grida e cori più consoni alla curva di uno stadio che non a un’alta sede istituzionale. Un clima che – nonostante i molti tentativi di far abbassare i tonidella presidente Elisabetta Alberti Casellati, che ha anche sospeso la seduta – si è protratto fino al voto finale, dal quale è in ogni caso scaturito il via libera al nuovo governo, ora nel pieno delle sue funzioni.

Nella corrida dell’Aula, Conte ha risposto colpo su colpo alle accuse rivoltegli dal segretario della Lega Matteo Salvini, alla cui decisione di far cadere il governo in pieno agosto si debbono peraltro le successive vicissitudini che hanno portato alla giornata di ieri. Il primo ministro ha rinfacciato all’ex vicepremier l’arroganza per aver chiesto i “pieni poteri” con l’idea di portare il Paese alle elezioni “unilateralmente”, accusandolo di mancanza di dignità per il suo “voltafaccia”, e ancora di arroganza e di aver addossato ad altri colpe pur di mettere al sicuro la sua leadership nella Lega. Un duello dialettico che – a colpi di slogan e di forzature della verità dei fatti e della stessa logica – continuerà prevedibilmente ancora a lungo.

Dal punto di vista numerico, il risultato numerico ottenuto ieri dal nuovo governo è in ogni caso  confortante:  nonostante le astensioni del dem Matteo Richetti e del pentastellato Gianluigi Paragone e l’assenza di due senatori, Saverio De Bonis e Lello Ciampolillo, il nuovo esecutivo ha ottenuto soltanto due voti in meno rispetto alla fiducia ottenuta nel 2018 dal “governo del cambiamento” pentaleghista.

“Un nuovo inizio per l’Italia, una stagione riformatrice di rilancio e speranza” ha commentato soddisfatto il premier,  che anche in Senato ha elencato i contenuti programmatici portanti, tra cui il taglio delle tasse, partendo da quelle dei lavoratori, con interventi sul cuneo fiscale.

Si apre ora un’altra partita molto delicata per la tenuta della nuova alleanza di governo, quella della definizione della squadra di governo con la nomia dei sottosegretari, questione sulla quale – stando a quanto si legge – già coverebbero diversi malumori in entrambi gli schieramenti di governo.  Secondo quanto riferisce l’Ansa,  un vertice che doveva servire ai due alleati per fare il punto  sulla situazione e  portare il pacchetto di nomine dei sottosegretari al prossimo Consiglio dei Ministri di giovedì è infatti saltato.  Ma, riferisce la stessa agenzia,  molti scommettono sul fatto che si riesca comunque a chiudere la partita nelle prossime ore, rispettando il ruolino di marcia impresso da Conte.

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