Toto-sottosegretari, per la Salute si fanno i nomi di Trizzino (M5S) e Gelli e Sereni (Pd)

Toto-sottosegretari, per la Salute si fanno i nomi di Trizzino (M5S) e Gelli e Sereni (Pd)

Roma, 11 settembre – Dopo il toto-ministri arriva, inevitabilmente, il toto-sottosegretari. A governo ormai insediato, cominciano infatti a circolare i nomi di quanti saranno chiamati a completare la squadra dei 21 ministri “promossa” ieri dal via libera definitivo del Senato.

Le indiscrezioni che circolano –  molte, contrastanti e ovviamente tutte da prendere con le molle – parlano di 44 incarichi da assegnare, da dividere tra i tre schieramenti che compongono l’alleanza di governo, sulla base di quote decisamente incerte. Secondo alcune voci, il Pd dovrebbe spuntare un numero di deputati un po’ superiore a quelli (15) toccati alla Lega nel 2018. Si parla di 18-20 sottosegretari, contro i più o meno 25 che andranno al M5S (che ne aveva 30 nel precedente governo). A Leu, titolare del solo ministero della Salute, dovrebbero andare due o tre incarichi. Ma, appunto, si tratta di voci che – più ancora che previsioni – potrebbero essere solo ballon d’essai o spressioni di desidarata.

C’è chi (come ad esempio il sito di analisi, commenti e scenari polititici formiche.it)  dà in ogni caso per abbastanza definiti i giochi in casa dem: si parla di Emanuele Fiano al Viminale, Antonio Misiani al Mef, Anna Ascani all’Istruzione e Gianpaolo Manzella allo Sviluppo economico. E sono molti i nomi delle donne accreditate a un posto nella compagine governativa, da Lia Quartapelle a Debora Serracchiani, da Marina Sereni a Lorenza Bonaccorsi.  Si parla anche di Luigi Marattin a(in corsa per un ruolo in un ministero economico, forse il Lavoro), di Andrea Martella (che però è anche accreditato di un ruolo al Nazareno al fianco del segretario Zingaretti). Spuntano anche il nome dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, come possibile contrappeso al ministero della Giustizia, e quelli – sempre allo stesso dicastero – di  Gianluca Benamati e Salvatore Margiotta, in virtù delle loro competenze.

Tra i pentastellati, dove i mal di pancia sono molti, il capo politico Luigi Di Maio ha passato la palla avvelenata ai presidenti delle Commissioni parlamentari, chiedendo loro di fornire una rosa di candidati competenti e credibili, così da mantenere l’unità dei gruppi parlamentari e disinnescare le proteste degli esclusi.  Ciò nonostante, alcuni nomi sarebbero pressoché certi dell’investitura:  Manlio Di Stefano (agli Esteri), Mattia Fantinati (alla Pa), Laura Castelli (al Mef) e Stefano Buffagni (agli Affari regionali). Si parla di conferma anche per Angelo Tofalo (Difesa) e Andrea Cioffi (Mise). E tra gli outsider spunta il nome del medico palermitano Giorgio Trizzino, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, che potrebbe sostituire l’attuale sottosegretario Armando Bartolazzi alla Salute, dove (per i dem) sarebbe in corsa anche Federico Gelli, ex responsabile sanità del partito, rimasto fuori dal Parlamento nell’ultima tornata elettorale, che potrebbe così essere “risarcito” tornando a Roma con un ruolo governativo. In realtà, l’eventuale assegnazione dell’incarico a Gelli andrebbe inquadrata (a riferirlo è quotidianosanità.it) facendo riferimento alla vicenda tutte toscana delle prossime elezioni regionali. A contendersi il ruolo di candidato Pd sono infatti proprio Gelli e l’attuale presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, il candidato su cui punterebbe con maggior forza Matteo Renzi. Per rinsaldare il partito proponendo una candidatura forte e unitaria, appunto, Gelli potrebbe essere dirottato a Roma, evitando così le primarie per la candidatura, esercizio certamente democratico ma anche foriero di fibrillazioni e rischi di ulteriori divisioni interne certamente pericolose quando si devono affrontare le urne.

A contendere il posto a Gelli alla Salute, però, potrebbe essere Marina Sereni, già responsabile welfare del Pd, vicina al segretario del partito Nicola Zingaretti. Il suo nome, come si ricorderà, era gia emerso tra quelli dei candidati alla poltrona di ministro poi assegnata a Speranza per “quadrare” gli equilibri complessivi tra le forze di governo. L’insediamento nella poltrona sulla quale nel governo gialloverde sedeva Luca Coletto (e che dunque nel Conte bis spetterebbe al nuovo alleato Pd) rappresenterebbe anche per lei un riconoscimento e in qualche modo un “risarcimento” per la mancata nomina a ministro.

Infine,  sembra invece certa la nomina a sottosegretario all’Ambiente di Rossella Muroni, già presidente di Legambiente e della quale, durante le consultazioni per la formazione del governo, si era parlato come possibile ministra in quota Leu. La scelta invece, come è noto, ha poi premiato Speranza.

 

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