Emilia Romagna, intesa con gli Mmg: è loro la primazia su servizi e cronicità

Emilia Romagna, intesa con gli Mmg: è loro la primazia su servizi e cronicità

Roma, 12 settembre – Consolidare la rete della sanità territoriale e l’alleanza tra i sistemi sanitari regionali e i medici di medicina generale per rispondere ai bisogni degli assistiti, a partire dai bisogni delle persone più fragili, che hanno malattie croniche o patologie rilevanti. Questo  l’impegno che il  presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini (nella foto) e il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, hasnno assunto due giorni fa a  Bologna firmando una dichiarazione di intenti che vuole essere il riferimento per le politiche di sviluppo della sanità territoriale.

Il documento segue la pre-intesa sulla medicina generale, firmata con i sindacati il 6 settembre scorso a Roma, nell’ambito delle trattative per il rinnovo dell’accordo collettivo nazionale per la medicina generale, da chiudere entro l’anno.

Lavoriamo per costruire insieme alla medicina generale la sanità regionale del futuro e per un sistema sanitario nazionale più forte, che valorizzi il ruolo fondamentale dei medici di medicina generale, rafforzando nei territori la possibilità di copertura dei nuovi bisogni dei cittadini” ha sottolineato Bonaccini. “Questa stagione di rinnovi contrattuali, che sta facendo passi avanti, deve assolutamente coincidere anche con nuove assunzioni di personale, investimento sulla formazione dei medici del territorio e la possibilità di accedere alla specializzazione per tanti giovani medici. Per poter dare risposte sempre migliori ai pazienti, soprattutto cronici”.

“Questa intesa rafforza e indirizza la nostra azione verso tutti gli appuntamenti dei prossimi mesi: finanziaria, Patto per la salute e chiusura dell’Accordo collettivo nazionale” ha detto da parte sua  Scotti, riconoscendo a Bonaccini “l’impegno che sta dedicando personalmente a seguire i temi della medicina territoriale e in particolare quelli condivisi della medicina generale, impegno che corrisponde esattamente alla nostra richiesta di un tavolo fiduciario con le Regioni dove si realizzi il meglio per i cittadini, gli operatori e la sostenibilità dell’offerta anche grazie ai medici di famiglia”.

Nel documento firmato il 10 settembre si sottolinea la centralità del ruolo dei medici di medicina generale nel dare risposte soprattutto ai pazienti con patologie croniche concomitanti e con sempre maggiore bisogno di assistenza a lungo termine. È l’Mmg, si afferma, a rappresentare all’esterno dell’ambito ospedaliero  “il professionista di riferimento per il singolo paziente proprio per la capacità di un approccio sulla persona e non sulla singola patologia”.

“In questo contesto l’organizzazione e lo sviluppo delle cure primarie rappresentano uno degli obiettivi principali da perseguire” attraverso “la creazione di alleanze tra sistemi sanitari regionali e medici di medicina generale quale strumento indispensabile per indirizzare le attività verso i bisogni sempre più complessi e articolati dei cittadini”.

In particolare, si tratta di orientare l’organizzazione dei servizi ai bisogni degli assistiti; offrire più prestazioni sanitarie (ad esempio attraverso le medicine di gruppo e il day service ambulatoriale nelle case della salute), garantendo lo sviluppo e la continuità dell’offerta assistenziale negli ambulatori e domiciliare, integrando le competenze di medici e operatori e attuando percorsi diagnostico- terapeutico-assistenziali (Pdta) per le patologie croniche o rilevanti.

Inoltre, si vuole fare riferimento al ruolo di sentinella che può essere svolto dal rapporto tra farmacie dei servizi e medicina generale, previsione in verità un po’ criptica, ma che se considerata in combinato disposto con quella dell’orientamento dell’organizzazione dei servizi, potrebbe essere letta come  un’affermazione di primazia, più ancora che di centralità, del ruolo degli Mmg anche in ambiti che coinvolgono altri professionisti (i farmacisti, appunto). Nel documento si fa quindi riferimento anche alla necessità di  incentivare il coinvolgimento della medicina generale nei programmi di ricerca e formazione per sviluppare innovazioni organizzative e assistenziali (come la teleassistenza per i soggetti fragili e cronici) e di ampliare la collaborazione tra il sistema delle cure primarie e intermedie, quali: assistenza domiciliare, ambulatori infermieristici territoriali, poliambulatori e case della salute, rete delle cure palliative, ospedali di comunità, servizi socio-sanitari, centri per i disturbi cognitivi e demenze, attività proprie della geriatria territoriale.

Per far fronte a questi nuovi scenari, conclude il documento, occorre consolidare la rete territoriale “sia come sistema integrato di servizi al cittadino che come sistema di relazioni tra i professionisti e gli operatori”, oltre alla “definizione di uno scenario tecnologico moderno che impieghi strumenti smart per la gestione delle comunicazioni con e nelle unità complesse di cure primarie”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi