Lutto per la farmacia italiana, se ne è andato Maurizio Picconi

Lutto per la farmacia italiana, se ne è andato Maurizio Picconi

Roma, 12 settembre – Se n’è andato ieri, giorno del suo 87° compleanno, Maurizio Picconi, uno dei nomi di spicco della farmacia italiana, impegnati per lunghi anni ai massimi livelli nelle organizzazioni professionali. Fu lui, nel 1985, a succedere a Giacomo Leopardi, eletto al vertice della Fofi,  alla presidenza di Federfarma, carica che mantenne fino al 1987, quando le polemiche e le pressioni seguite al duro attacco che, in concomitanza con il congresso nazionale del sindacato a Saint Vincent,  l’allora ministro della Sanità Carlo Donat Cattin rivolse contro i titolari di farmacia, evidenziando la complicità di chi era rimasto coinvolto nel cosiddetto “scandalo delle fustelle”, lo costrinsero a un passo indietro.

Per moltissimi anni nel Comitato centrale della Fofi e nel direttivo nazionale di Federfarma, oltre che negli organismi provinciali e regionali di categoria, Picconi – forte di una preparazione fuori dal comune sui problemi della professione e della categoria, unita al possesso di una raffinata cultura e a una spiccatissima e unanimente riconosciuta acutezza di pensiero, che si traduceva anche in una non comune capacità di analisi – ha sempre rappresentato uno degli imprescindibili riferimenti per l’intero mondo della farmacia italiana, un punto di passaggio obbligato per la messa a punto e la verifica di ogni strategia e decisione e una sorgente pressoché inesauribile di idee, indicazioni, spunti di riflessione e “pensiero”.

Uomo di carattere (e per questo, come sempre accade in questi casi, talvolta accusato di averne uno piuttosto puntuto), Picconi non amava formalismi e bizantismi nè quelle che chiamava “le messe cantate”, le discussioni senza costrutto intorno a fatti e problemi alle quali le rappresentanze di categoria non riuscivano (nè riescono ancora oggi) a sottrarsi. Caratteristica, questa,  che in qualche occasione gli alienava le simpatie di qualche collega. In realtà, per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo,  era una persona dotata di una spiccata e mordace ironia, dalla quale scaturivano costantemente occasioni per sorridere e spesso ridere.

La professione perde uno dei suoi rappresentanti migliori e più rappresentativi, capace fino alla fine – con una semplice telefonata dalla sua amata Casalguidi – di illuminare con una battuta tagliente, un asciutto giudizio, una riflessione eterodossa gli angoli d’ombra del servizio farmaceutico,  con la sua capacità di indicare aspetti per altri invisibili e inconoscibili. Mancheranno molto il suo spirito acuto e libero e il suo straordinario bagaglio di saperi, competenze ed esperienze: da ieri, la professione è più povera e più sola, anche se certamente non andrà mai dispersa nè dimenticata l’eredità rappresentata dall’esempio che Picconi, con la rigorosa coerenza dei suoi atti e dei suoi pensieri, ha lasciato a due generazioni di farmacisti e a chiunque abbia avuto modo di incrociarne il cammino.

Il Consiglio direttivo dell’Ordine di Roma e lo staff di RIFday  – giornale che Picconi non mancava mai di leggere e che ebbe l’amabilità e la generosità di sostenere fin dai primi numeri, con telefonate che, com’era suo costume, agli apprezzamenti facevano seguire severe bacchettate – si uniscono con un abbraccio partecipe al dolore di Filippo e di Bettina e di tutta la famiglia.

Le esequie si terranno domani, 13 settembre, alle ore  15 nella chiesa di Casalguidi.

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