Report Ragioneria dello Stato, spesa Ssn a 116 miliardi, cresce la privata

Report Ragioneria dello Stato, spesa Ssn a 116 miliardi, cresce la privata

Roma, 12 settembre – Il nostro Servizio sanitario nazionale (ad attestarlo sono in dati dell’Ocse e dell’Oms) vanta performance  che lo collocano “ai primi posti nel contesto europeo e mondiale, per la qualità delle prestazioni,nonché per l’equità e l’universalità di accesso alle cure. Il miglioramento del livello generale delle condizioni di salute e la salvaguardia dello stato di benessere psico-fisico della popolazione costituiscono un risultato importante sotto il profilo del soddisfacimento dei bisogni sanitari. Inoltre, presenta risvolti positivi anche in termini di contenimento della spesa sociale”. Ma c’è un ma: il mantenimento degli standard qualitativi raggiunti “rende indispensabile affrontare il tema della sostenibilità dei costi del sistema sanitario pubblicoin presenza di livelli di finanziamento condizionati dai vincoli finanziari necessariper il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria. Ciò richiede che si prosegua nell’azione di consolidamento e di rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del Ssn, in coerenza con l’azione svolta negli ultimi anni”.

A sostenerlo è il Rapporto n. 6 Il monitoraggio della spesa sanitaria della Ragioneria dello Stato, predisposto allo scopo di illustrare, in maniera organica, “il processo di implementazione del quadro normativo e gestionale del settore sanitario, nonché gli strumenti di verifica e le risultanze dell’attività di monitoraggio”.

Il Rapporto – che è suddiviso in due sezioni: la prima riguardante l’aggiornamento ad agosto 2019 dei dati riguardanti il monitoraggio della spesa sanitaria; la seconda contenente le principali informazioni di contesto relative al quadro normativo che regola il settore sanitario – certifica che nel 2018, la spesa sanitaria è arrivata a 116 miliardi di euro, con una crescita di oltre 1,6 miliardi rispetto al 2017. È anche cresciuto, però, il disavanzo delle Regioni, arrivato a 1,2 miliardi, 200 milioni in più del 2017 “ante coperture”, prima cioè che le amministrazioni regionali integrino i conti, allo scopo di farli quadrare, con altre risorse in genere stornate da altre poste di bilancio. In aumento anche la spesa sanitaria privata, ormai arrivata a   32,2 miliardi, 1,8 in più rispetto all’anno precedente.

I primi responsabili dell’aumento della spesa sono la farmaceutica ospedaliera e gli acquisti di beni e servizi. La prima, comprensiva sia dei costi per farmaci erogati nel corso dei ricoveri ospedalieri sia di quelli per la distribuzione diretta e per conto, è aumentata dal 2002 al 2018 di quasi 9.200 milioni di euro, facendo registrare un aumento medio annuo del 10%. Nel 2018 la spesa si è attestata a 11, 714 miliardi (+2,7% rispetto al 2017).
In crescita anche la spesa per i redditi da lavoro, mentre prosegue il calo inesorabile della spesa per la farmaceutica convenzionata, diminuita dal  2002 al 2018, in valore assoluto, di 4.295 milioni di euro, con un tasso di riduzione media annua del 2,8% in controtendenza rispetto all’andamento crescente di tutti le restanti poste di spesa. Nel 2018 ha fermato l’asticella a 7,533 miliardi, segnando lo 0,5% in meno rispetto al 2017.
“La presenza di due livelli di governo rende necessaria la definizione di un sistema di regole che ne disciplini i rapporti di collaborazione nel rispetto delle specifiche competenze” scrive la Ragioneria. “Ciò al fine di realizzare una gestione della funzione sanitaria pubblica che sia capace di coniugare le istanze dei cittadini in termini di bisogni sanitari e il rispetto dei vincoli di bilancio programmati in funzione degli obiettivi comunitari discendenti dal Patto di stabilità e crescita”.
 “È evidente che per fronteggiare le tendenze espansive della domanda di prestazioni sanitarie indotte dalle dinamiche demografiche, senza compromettere il livello di benessere sanitario raggiunto, sarà necessario recuperare maggiori livelli di efficienza ed efficacia nell’azione di governance del sistema sanitario” si legge ancora nel rapporto. “Ciò potrebbe apparire una prospettiva ambiziosa per un settore in cui la produzione e l’erogazione delle prestazioni incide direttamente sulla salute dei cittadini. Tuttavia, l’esperienza maturata nell’ambito dell’attività di monitoraggio della spesa sanitaria che include, fra l’altro, i criteri di riparto del finanziamento, il controllo dei programmi di spesa regionali, la verifica delle performance in termini di produzione ed erogazione di servizi nonché la correzione degli andamenti rispetto a valori di benchmark, ha mostrato che esistono margini di razionalizzazione, senza compromettere la qualità e l’universalità dei servizi”.

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