Brutta notizia: la resistenza agli antibiotici si diffonde anche… senza antibiotici

Brutta notizia: la resistenza agli antibiotici si diffonde anche… senza antibiotici

Roma, 13 settembre – La resistenza agli antibiotici si diffonde anche in assenza… di antibiotici. Cercare di constrastarla puntando solo sull’uso prudente degli antibiotici, dunque, potrebbe non bastare più: l’uso appropriato resterebbe una condizione necessaria, ma non più sufficiente. È quanto emerga da una studio condotto da ricercatori dell’Eth di Zurigo e dell’Università di Basilea, che hanno scoperto un secondo meccanismo che genera resistenza indipendentemente dalle terapie antibiotiche e che, combinato con il “tradizionale” processo all’origine dei superbatteri, complica in misura esponenziale il problema.

Il meccanismo scoperto dai ricercatori svizzeri, precedentemente sconosciuto, in buona sostanza non dipenderebbe prettamente dall’utilizzo degli antibiotici. I ricercatori hanno effettuato esperimenti con i topi e hanno dimostrato che il batterio della salmonella può entrare in uno stato dormiente nell’intestino e resistere in maniera indefinita per poi “risvegliarsi” e trasmettere i propri geni di resistenza ad altri batteri della sua specie o di altre specie, incluso l’Escherichia coli.

Questi batteri “persistenti” si rivelano molto efficienti nel condividere i propri geni di resistenza appena si svegliano dal loro stato dormiente e appena incontrano altri batteri sensibili al trasferimento genico. Questo trasferimento avviene indipendentemente dalla presenza o meno dell’antibiotico.

Médéric Diard, uno dei ricercatori impegnati nello studio, assicura che comunque limitare l’utilizzo di antibiotici risulta importante e che alla fine resta la cosa giusta da fare ma che non è l’unica misura che bisogna adottare perché ci sono altri meccanismi che batteri utilizzano per diffondersi sempre di più. “Se si vuole controllare la diffusione dei geni resistenti bisogna iniziare dagli stessi microrganismi resistenti e impedire che si diffondano attraverso più efficaci misure di igiene e attraverso i vaccini” ha affermato il ricercatore
Lo studio, annunciato con un comunicato stampa sul sito dell’Eht di Zurigo, è stato pubblicato da Nature.

 

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