La denuncia de la Repubblica: “Aifa, una macchina ferma e dalla guida incerta”

La denuncia de la Repubblica: “Aifa, una macchina ferma e dalla guida incerta”

Roma, 13 settembre – Motori ingrippati, macchine ferme e un pilota che non  sa né cosa fare né dove andare. In estrema sintesi, è il ritratto che Michele Bocci, giornalista di la Repubblica esperto in informazione sanitaria, ha restituito ieri dalle pagine del suo giornale, in un articolo dedicato alla preoccupante fase di stasi vissuta dall’Aifa, l’agenzia regolatoria nazionale.

Revisione del prontuario farmaceutico  ferma, dirigenti che se ne vanno e non vengono sostituiti, annunci come il ritorno alla dispensazione dei farmaci “sfusi” (cfr. RIFday dell’11 aprile scorso) per risparmiare  sulla spesa per le medicine: sono alcuni degli esempi che, secondo Bocci, attestano l’immobilismo dell’agenzia che,  scrive il giornalista, “rischia di accentuarsi nel periodo di passaggio di mano del ministero alla Salute”.

L’articolo mette in fila (impietosamente, verrebbe da dire) le molte manchevolezze nella gestione dell’Aifa dopo l’insediamento alla direzione generale di Luca Li Bassi, scelto dalla ex ministra Giulia Grillo, che nelle ultime fasi del suo mandato ha dato più di un segnale di aver raggiunto la consapevolezza di avere puntato sul cavallo sbagliato.  Ma il Dg (la cui permanenza alla guida dell’Aifa dipendera dalle decisioni del nuovo ministro Roberto Speranza, che – ricorda Bocci – ha 90 giorni per esercitare lo spoil system e sostituirlo) non è l’unico bersaglio dei rilievi critici del giornalista, per il quale la genesi dei problemi è tutta nella  “politica grillina sui farmaci, che si era annunciata come libera, indipendente e per il risparmio dei cittadini ai danni dei grandi profitti dell’industria”, senza però  fare grande strada in questo senso.

Basterebbe, a dimostrarlo il famoso tavolo sulla governance farmaceutica,  istituito convocando personaggi esperti e autorevoli, dal farmacologo Silvio Garattini del Mario Negri all’ex assessore alla sanità dell’Emilia Romagna Giovanni Bissoni, diligentemente e produttivamente messosi subito al lavoro.  Ma il documento predisposto dal tavolo, presentato con gran dispiego di fanfare alla fine dello scorso anno, non risulta aver prodotto effetti concreti, essendo le sue indicazioni rimaste sulla carta: nessuna azione specifica, infatti, è stata posta in essere per raggiungere gli obiettivi messi a fuoco, dalla necessità di incrementare l’uso di generici e biosimilari a quella di promuovere le gare sovraregionali per l’acquisto dei farmaci ospedalieri, passando per misure in grado di  favorire l’appropriatezza delle prescrizioni e l’aderenza ai trattamenti. “Di tutto questo, e altro ancora, non è stato fatto praticamente nulla” afferma seccamente Bocci, che denuncia in particolare la mancata revisione, attesissima,  del prontuario farmaceutico, “che nell’idea dei grillini e dei loro consiglieri esperti di politiche del farmaco, avrebbe permesso finalmente di ridurre l’enorme numero di medicinali in commercio nel nostro Paese, molti dei quali sono vecchi e non più utilizzati, oppure inutili, o infine doppioni. Una partita ferma da anni che i nuovi responsabili della sanità intendevano sbloccare ma che non hanno avviato nel loro periodo di governo”.
Stessa sorte per gli annunci di Li Bassi: evaporato nel nulla quello, già brevemente ricordato, volto alla dispensazione dei farmaci correlando il numero di dosi alle eseigenze di terapia, per ridurre gli sprechi provocati dalle confezioni con più pillole del necessario, poi abbandonate negli armadietti degli italiani, non ha avuto seguito neanche la promessa di affiancare alla relazione sulla farmacovigilanza dei vaccini anche una,  specifica, concernente gli effetti avversi dei farmaci. “Il documento dei vaccini, peraltro stilato in gran parte dagli esperti del ministero, è uscito all’inizio di agosto” registra Bocci “quello di Aifa sui farmaci non si è visto”.
Nè si sono registrati esiti concreti a seguito dell’iniziativa italiana – anche questa molto mediatizzata – di proporre all’Oms una risoluzione sulla trasparenza sul prezzo dei farmaci. “Giustissimo, visto che è noto come le farmaceutiche giochino partite diverse nei vari Paesi per strappare il miglior prezzo in base alla situazione economica” scrive il giornalista. Che, però, annota appunto che  “i  risultati della meritoria azione promossa dall’Italia, però, non sono al momento visibili”.
Al contrario, secondo Bocci “si vede bene la situazione che sta vivendo Aifa al suo interno in queste settimane. Ci sono direzioni vacanti, rette da facenti funzioni, che non si riescono a coprire. Sono 12 i settori senza una guida dedicata, affidati cioè ad interim, la maggior parte in capo alla valida dottoressa Giovanna Romeo, arrivata ad Aifa dal ministero, si dice, proprio per dare una mano a Li Bassi quando Grillo si è resa conto che da solo non ce la faceva”. Al riguardo, Bocci attribuisce alla ministra pentastellata anche la responsabilità di avere  “inaugurato una stagione di ingerenza di Lungotevere Ripa nell’agenzia che non si era mai vista negli anni scorsi”.

Tra le dirigenze in mano a facenti funzioni, riporta ancora Bocci,  “alcune sono centrali, come il personale, l’ufficio legale oppure l’Hta, che si occupa proprio di lavorare sui prezzi dei medicinali che Aifa approva. Proprio per l’area Hta addirittura nel novembre scorso era stato fatto un bando, successivamente chiuso senza essere assegnato. Li Bassi non sta dunque nominando i vertici dell’agenzia. E oltretutto a settembre scadono altre 6 o 7 figure apicali (tra queste l’area autorizzativa, l’informazione scientifica, l’ufficio valutazioni economiche, l’innovazione e strategia del farmaco) e ancora non sono stati fatti atti, cioè interpelli, per scegliere i successori”.

Una vera e propria paralisi, dunque. E il tutto nonostante il decreto Calabria abbia disposto la nomina di due nuove figure, due vicedirettori, istituiti per affiancare il direttore generale dal punto di vista amministrativo e scientifico. Ma, scrive Bocci concludendo il suo articolo, anche queste due nomine “per ora non si vedono all’orizzonte. Il tutto ad accentuare l’immobilismo dell’agenzia nazionale che dovrebbe occuparsi di approvare velocemente i farmaci davvero utili per i pazienti italiani”.

 

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