Report Gimbe: “Ssn, saccheggiati 37 mld in dieci anni, ora servono fatti concreti”

Report Gimbe: “Ssn, saccheggiati 37 mld in dieci anni, ora servono fatti concreti”

Roma, 16 settembre – È una sorta di avviso ai naviganti, quello che Nino Cartabellotta,  presidente della Fondazione Gimbe /nella foto) lancia al nuovo governo che si accinge ad  aggiornare il Documento di Economia e Finanza 2019 e, soprattutto, a predisporre la Legge di bilancio per il 2020. Evidenziando come nell’ultimo decennio tutti i governi via via succedutisi abbiano variamente contribuito “a sgretolare il Servizio sanitario nazionale” Gimbie pubblica ifatti un report sul definanziamento 2010-2019 del Ssn allo scopo di effettuare una stima credibile,  al di là dei proclami, della “reale entità delle risorse necessarie a rilanciare la sanità pubblica”.

Quella che traccia il report di Gimbe è una vera e propria “rotta del definanziamento” del Ssn nel periodo 2010-2019, con un ncessario sguardo alla prospettive a medio termine, valutate tenendo conto delle risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019 e delle previsioni del Def 2019. Il rapporto analizza anche le ragioni della mancata stipula del Patto per la Salute (che rischia di compromettere le risorse aggiuntive 2020-2021) e illustra la posizione dell’Italia rispetto ai paesi dell’Ocse e del G7 in termini di spesa sanitaria.

Dal report emerge l’imponenza della riduzione dei finanziamenti pubblici nel deceniio 2010-2019, “visto che tutti i Governi per fronteggiare le emergenze finanziarie del Paese hanno ridotto la spesa sanitaria, di fatto il capitolo di spesa pubblica più facilmente aggredibile”.

Alla sanità pubblica sono state diminuite le risorse per oltre  37 miliardi di euro, afferma Gimbe: circa 25 miliardi di euro nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziari e oltre  12 miliardi nel 2015-2019, “quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica”. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi di euro, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%). Il Def 2019 ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/Pil dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. L’aumento del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (+  2 miliardi) e 2021 (+ 1,5 miliardi) è subordinato alla stipula tra Governo e Regioni del Patto per la Salute 2019-2021, tuttora al palo.

Una conferma del definanziamento arriva dai dati Ocse aggiornati al luglio 2019,che dimostrano come l’Italia si attesti sotto la media Ocse, sia per la spesa sanitaria totale ($ 3.428 contro $ 3.980), sia per quella pubblica ($ 2.545 vs $ 3.038), precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%. Analoghi esiti emergono dalla comparazione con i Paesi del G7, dove le differenze assolute sulla spesa pubblica sono ormai incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva “solo” $ 1.167 (+50,6%) in più dell’Italia ($ 3.473 vs $ 2.306), nel 2018 la differenza è di $ 2.511 (+97,7%), ovvero $ 5.056 vs $ 2.545.

“Le prime dichiarazioni del neo ministro della Salute”  osserva Cartabellotta “non lasciano dubbi sulla volontà di preservare e rilanciare una sanità pubblica e universalistica e di rifinanziare il Ssn». In effetti, Roberto Speranza ha identificato nella Carta costituzionale il “faro” per il suo programma, affermando che “la spesa sanitaria non è un costo ma un investimento per la salute”. Tuttavia, il programma di governo e il discorso per la fiducia alle Camere del capo del governo  Giuseppe Conte, al di là della volontà di attuare “un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri”, contengono solo un generico impegno a difendere la sanità pubblica, senza prevedere esplicitamente il rilancio del finanziamento per il Ssn.

In questo senso, spiega Cartabellotta, “la prima cartina al tornasole è rappresentata dall’imminente nota di aggiornamento del Def 2019: ad esempio, se si volesse attuare la cosiddetta Quota 10 proposta dal Partito Democratico ( 10 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nei prossimi tre anni) occorrerebbe incrementare il rapporto spesa sanitaria/Pil almeno dello 0,2-0,3% per ciascuno degli anni 2020-2022“.

“Inoltre” continua il presidente di Gimbe “considerato che almeno il 50% degli oltre  37 miliardi di euro sottratti alla sanità pubblica negli ultimi 10 anni sono stati ‘scippati’ al personale dipendente e convenzionato, il piano di assunzioni straordinarie di medici e infermieri citato dal programma di governo se da un lato sicuramente contribuirà a risolvere la carenza di risorse umane, dall’altro non concretizza nessun rilancio delle politiche per il personale sanitario che non deve solo essere adeguatamente ‘rimpiazzato’, ma soprattutto (ri)motivato con l’allineamento delle retribuzioni a standard europei”.

“Pertanto se tutte le forze politiche del nuovo esecutivo dichiarano in maniera convergente di voler difendere la sanità pubblica” conclude Cartabellotta “devono prendere atto che il tempo è ormai scaduto: le parole non sono più sufficienti, ma servono azioni concrete in tempi rapidi”.

Queste le cinque richieste che Gimbe lancia al nuovo Governo:

  • prendere reale consapevolezza che il rilancio della sanità pubblica richiede volontà politica, investimenti rilevanti, un programma di azioni a medio-lungo termine e innovazioni di rottura;
  • accelerare la stipula del Patto per la Salute 2019-2021 per non perdere il finanziamento aggiuntivo già assegnato dall’ultima Legge di bilancio.
  • rilanciare la mozione già elaborata dalla Commissione Affari sociali della Camera, che richiede al Governo di adottare iniziative per mettere in sicurezza le risorse per la sanità pubblica;
  • definire un piano di rifinanziamento del Ssn che, nonostante le criticità della finanza pubblica, dovrebbe già trovare riscontri oggettivi sia nella nota di aggiornamento del Def 2019, sia nella prossima Legge di bilancio;
  • mettere in campo in maniera tempestiva e integrata tutte le azioni per aumentare il ritorno in termini di salute (value for money) delle risorse investite in sanità: dalla ridefinizione del perimetro dei Lea secondo principi di efficacia e costo-efficacia all’integrazione della spesa sanitaria con la spesa sociale di interesse sanitario; dalla revisione delle detrazioni/deduzioni per spese sanitarie e contributi versati a fondi sanitari integrativi, al disinvestimento da sprechi e inefficienze.

Il Report Gimbe Il definanziamento 2010-2019 del Servizio sanitario nazionale è disponibile sul sito della Fondazione a questo link.

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