Parkinson, vecchio farmaco anti-ipertrofia prostatica può rallentarne il percorso

Parkinson, vecchio farmaco anti-ipertrofia prostatica può rallentarne il percorso

Roma, 17 settembre – Un farmaco noto e molto comune impiegato per contrastare l’ipertrofia prostatica benigna potrebbe frenare una delle malattie autodegenerative più difficili da combattere, il morbo di Parkinson, rallentandone il decorso  e ostacolando la neurodegenerazione e la perdita di cellule nervose. Non solo, potrebbe addirittura essere utilizzato per prevenire la malattia.

Ad autorizzare la speranza è un lavoro condotto da ricercatori della University of Iowa, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation:  il team  (integrato dalla collaborazione di ricercatori della Peking University e Beihang University in China, dell’Università di barcellona in Spagna e  della nostra Università di Brescia) sta allestendo una prima sperimentazione clinica su pazienti con Parkinson con il farmaco (terazosina), che – proprio grazie al fatto di essere già utilizzato –  ha già superato lo scoglio delle prove di sicurezza.

I ricercatori hanno compreso il potenziale della molecola osservandone azione ed effetti su un enzima importantissimo per il benessere delle cellule, ‘PGK1’, che serve per produrre energia. Disfunzioni a suo carico sembrano avere un ruolo nei processi neurodegenerativi. Da qui l’idea di testarlo su animali con Parkinson.

“Quando abbiamo testato il farmaco su vari modelli animali di malattia, tutti hanno manifestato dei miglioramenti “ ha spiegato Lei Liu, uno degli autori dello studio. “La coordinazione motoria degli animali è migliorata e contemporaneamente anche i segni molecolari della neurodegenerazione”.

Dallo studio è emerso che il farmaco ha effetti preventivi sulla neurodegenerazione se somministrato prima dell’esordio della malattia,  mentre rallenta o ferma del tutto i processi neurodegenerativi se somministrato dopo il loro esordio. I ricercatori, esaminando un database di pazienti con Parkinson, hanno quindi constatato che quani tra loro assumevano terazosina per la prostata mostravano una prognosi migliore rispetto a coloro che assumevano un altro farmaco per la prostata con differente meccanismo d’azione.

Il prossimo passo, dunque, sarà quello di testare la terazosina su pazienti con Parkinson per vedere se il farmaco è effettivamente in grado di migliorare il quadro della malattia e di rallentarne il decorso.

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