Fnpi: “Assurdo, autoanalisi in banca e non in parafarmacia. Intervengano Fofi e Ministero”

Fnpi: “Assurdo, autoanalisi in banca e non in parafarmacia. Intervengano Fofi e Ministero”

Roma, 20 settembre – Tornano a far discutere i servizi sperimentali offerti da alcuni istituti di credito, che – con iniziative e modalità differenti – propongono servizi di autoanalisi di primo livello (in qualche caso a titolo gratuito) come misurazione della pressione, esame impedenziometrico ed Ecg a distanza. Ha fatto rumore, in questi giorni, il servizio proposto dalla banca più vecchia del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, in collaborazione con la compagnia assicurativa Axa, in tre filiali di tre diverse città italiane: si tratta di una postazione hi-tech dove il cittadino, sedendo e chiudendosi al suo interno,  con l’assistenza  in remoto di un medico può eseguire in meno di mezzora una serie di esami diagnostici, i cui risultati vengono poi inviati al suo medico di famiglia per eventuali approfondimenti.

La “trovata” ha il dichiarato obiettivo di trainare un prodotto assicurativo di copertura sanitaria offerto in partnership da Mps e Axa, che prevede una serie di servizi, tra i quali il video consulto medico 24 ore su 24,  l’invio della ricetta medica in farmacia e il recapito a domicilio delle medicine. Del resto, quello della salute è un mercato dalle proporzioni gigantesche, in grado di offrire prospettive di sviluppo inimmaginabii per altri settori settori: Comprensibile, dunque, che sia partito “l’assalto alla diligenza” anche da parte di operatori che (come le banche) con i servizi sanitari non dovrebbero avere niente da fare. La tendenza – che si sta consolidando – era stata inaugurata nel nostro Paese, giusto un anno fa, dal gruppo bancario Bnl-Bnp Paribas (cfr. RIFday del 19 novembre 2018), con l’installazione di corner di salute in una decina di filiali, dove – in totale assenza di personale specializzato e solo con servizi hi tech,  app e dispositivi messi a disposizione da una startup ligure – il cliente, oltre a quella del suo conto corrente, poteva dare un’occhiata anche alla sua salute personale, sottoponendosi a test autodiagnostici senza fare altro fare che avviare l’app e seguire le istruzioni, da quelle per applicare correttamente gli elettrodi per un elettrocardiogramma a distanza o quelle per indossare bracciale e misuratore della pressione e svolgere così l’esame.

L’iniziativa di Bnl-Bnp Paribas (o per essere più precisii, del suo branch assicurativo Bnp-Paribas Cardif) suscitò immediate reazioni all’interno della categoria e, in particolare, nel mondo della parafarmacia. Che, oggi come allora, stigmatizzano “l’invasione di campo” degli istituti di credito e di tuti i soggetti che, senza averne competenze e titolo ma solo con finalità di business, cercano spazio nel mercato dei servizi per la salute.

“È da diversi anni che ribadiamo che consentire servizi di autoanalisi negli autogrill prima, e in banca oggi, ma osteggiarli in parafarmacia è semplicemente assurdo, degno di una cecità normativa che va ben oltre la soglia tollerabile di incoerente e selvaggio protezionismo, e favorito anche dalle lacune presenti nella legge sulla Farmacia dei Servizi” insorge Angelo Occhipinti (nella foto),  vicepresidente di Fnpi, la federazione nazionale delle parafarmacie italiane 
“Si tratta dell’ennesima mortificazione del farmacista,  specie quello di parafarmacia che, impossibilitato a compiere il suo mestiere anche in questo senso, è per l’ennesima volta ignorato in primo luogo dalle istituzioni e anche dal suo stesso Ordine”  continua il Occhipinti, rimproverando allaFofi “nonostante i continui appelli”, di continuare “a fare distinzione tra i farmacisti operanti in farmacia e parafarmacia”.
“Chiediamo con forza che anche in questa circostanza si guardi e si lavori per la difesa del farmacista e non del luogo: è questo l’appello che mandiamo al nostro presidente Mandelli,  sicuri di un riscontro pronto e deciso” scrive ancora il vicepresidente Fnpi, che riserva però l’ultima richiesta al nuovo ministro della Salute Roberto Speranza, “affinché ponga definitivamente fine alle difformità legislative per consentire al farmacista di parafarmacia di esercitare appieno la propria professione”.
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