Francia, carenze dei medicinali, se ne occupa anche il Primo ministro

Francia, carenze dei medicinali, se ne occupa anche il Primo ministro

Roma, 20 settembre – Paese che vai, carenze di medicine (e relative contromisure) che trovi. Anche la Francia – così come peraltro molti altri Paesi – è alle prese con il fenomeno delle interruzioni della disponibilità di farmaci sul circuito distributivo nazionale, che già dal 2012 ha provato a combattere  incrementando le misure di contrasto, che però  non hanno impedito al problema di continua a crescere. L’ultimo importante tentativo posto in essere Oltralpe è la costituxione di un organismo dedicato, un “comitè du pilotage” (Copil) incaricato dal ministero della Salute di elaborare una strategia di prevenzione e lotta contro la carenza di medicine. La sua prima riunione è prevista per lunedì mattina, informa le Quotidien du Pharmacien, ma intanto il  capo del governo Edouard Philippe, accompagnato dalla ministra della sanità Agnès Buzyn e dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire, ha appena ricevuto una delegazione di aziende del settore farmaceutico nel tardo pomeriggio per un confronto su un tema che  – ha annunciato la presidenza del consiglio dei ministri francese – .richiede di “agire rapidamente”.

Nonostante l’impegno posto per fronteggiare con efficacia la questione, secondo gli ultimi dati pubblicati una settimana fa dall’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm), il numero di segnalazioni di problemi nella fornitura di medicinali di grande interesse terapeutico (in sigla Mitm) è passato da 44 nel 2008 a 871 nel 2018. Ma, secondo l’agenzia regolatoria francese, nel 2019 andrà ancora peggio: le cosiddette “rotture di stock” (dizione che peraltro non restituisce la complessità del fenomeno delle carenze e della indisponibilità sul mercato di referenze farmaceutiche)  potrebbero infatti raggiungere  quota 1.200. Le ragioni sono varie e note, a partire dalla forte crescita della domanda globale e da una serie di problemi nella catena di produzione: capacità produttive insufficienti, ritardi, mancanza di materie prime,  problemi agli impianti, carenze qualitative che portanto alla sospensione dell’attività di officine di produzione, ma anche effetti delle strategie di globalizzazione delle multinazionali, con la concentrazione  della produzione dei farmaci in un’unica fabbrica per tutti i Paesi e le conseguenze in termini di strozzature delle forniture che, per un semplice ritardo o intoppo, posso seguirne con un effetto-domino. Un quadro al quale si aggiungono altre criticità, come l’improvviso aumento delle vendite per motivi particolari che si verifichino in questo o quel Paese (situazioni epidemiologiche, raccomandazioni delle autorità sanitarie nazionale eccetera) e soprattutto il parallel trade, prassi commerciale tanto controversa quanto legittima, visto che si inserisce nel quadro della libera circolazione e distribuzione delle merci garantita e promossa dalla legislazione europea.
La ministra Buzyn ha presentato nello scorso mese di luglio una “tabella di marcia provvisoria” per far fronte al problema, che riserva al farmacista un ruolo di prima linea per  constrastare e prevenire l’indisponibilità di farmaci sul mercato francese. Partendo da queste prime misure, l’intenzione  è quella di elaborare un piano strategico definitivo, a settembre. Ed è in questo contesto, appunto – riferisce sempre il Quotidien du Pharmacien – che il Copil terrà la sua prima seduta operativa, lunedì  prossimo, sotto la presidenza della Direzione generale della Salute (Dgs), alla presenza di agenzie sanitarie, rappresentanti di industriali, grossisti e distributori, operatori sanitari e pazienti. Mutatis mutandis, la ricetta è un po’ quella adottata in Italia, dove all’inizio dello scorso mese di luglio la questione delle cicliche indisponibilità dei farmaci nel circuito distributivo venne demandata dall’allora ministra Giulia Grillo a un “tavolo interforze” costituito in seno al dicastero, con esponenti di Regioni, Agenas, Aifa, sigle dei produttori (Farmindustria e Assogenerici), delle farmacie (Federfarma e Assofarm) e della distribuzione intermedia (Adf e Federfarma Servizi).

Nelle intenzioni di Grillo, il “tavolone”  dovrebbe elaborare “con il contributo di tutti e il lavoro integrato tra chi produce, chi distribuisce e i farmacisti,  una strategia strutturale in grado di superare un problema non più tollerabile, una piaga che spesso mette a rischio la salute dei pazienti”.  

Un tentativo concreto e consapevole di affrontare in modo organico il problema dell’indisponibilità dei medicinali, in realtà, nel nostro Paese era già in corso da quattro anni, grazie al tavolo costituito da Aifa e sigle della filiera del farmaco, che nel 2016 riuscì a elaborare un protocollo di autodisciplina che impegnava tutti gli operatori del settore (industrie, distributori e farmacie) a rispettare il decreto legislativo 219/2006 di attuazione della direttiva 2001/83/CE sui medicinali per uso umano, in particolare attraverso un’interpretazione lineare e condivisa delle norme sulla distribuzione intermedia.

Un’esperienza importante, anche e soprattutto in termini di creazione di una cultura e una sensibilità comuni sulle problematiche dell’indisponibilità dei farmaci assolutamente fondamentale, in presenza di interessi diversi.  Resta ora da comprendere – alla luce della costituzione del “tavolone” ministeriale, che opera a un altro livello – se e come continuerà la preziosa esperienza quadriennale del tavolo tecnico sulle indisponibilità coordinato dall’Ufficio Qualità dei prodotti dell’Aifa. L’auspicio, ovviamente, non può essere che quello che prosegua e anzi venga posto nelle condizioni di potenziare il suo lavoro, anche supportando – soprattutto in termini di “intelligenza delle situzioni” – il lavoro del “tavolone” strategico voluto dalla Grillo.

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