Gimbe: “Check up periodici, nessun beneficio ma possibili rischi e aumento costi”

Gimbe: “Check up periodici, nessun beneficio ma possibili rischi e aumento costi”

Roma, 24 settembre – I check-up periodici con comuni test di laboratorio (esami del sangue) e strumentali,  estremamente diffusi in tutti i Paesi industrializzati e quasi sempre a carico della sanità pubblica, non solo non migliorano lo stato di salute, ma – secondo quelle che sono le videnze scientifiche – possono peggiorarlo in conseguenza di fenomeni di sovra-diagnosi e sovra-trattamento, determinando al tempo stesso uno spreco di risorse sia pubbliche che private.

A sostenerlo è la Fondazione Gimbe, in un comunicato stampa diffuso oggi, che dà conto di uno studio sul tema condotto dai ricercatori del Centre for Evidence-Based Medicine di Oxford, pubblicato sulla rivista BMJ Evidence-based Medicine: “Non esistono convincenti evidenze per supportare l’utilizzo dei check-up generici nell’ambito delle cure primarie”  afferma lo studio, aggiungendo che il ricorso a quel genere di esami non sembra efficace “nel modificare esiti di salute rilevanti e non esistono evidenze di elevata qualità a supporto della loro costo-efficacia, in particolare se confrontati con le modalità standard di cure primarie”.

Lo studio, in buona sostanza,  confermerebbe l’inefficacia dei check-up e il conseguente spreco di risorse, ribadendo che nelle persone sane l’esecuzione periodica di test di laboratorio e strumentali deve essere sempre personalizzata dal medico di famiglia in relazione ad età, sesso, specifici fattori di rischio di malattia, storia personale e familiare.

“Eppure, digitando su Google la parola’check-up’,  la ricerca restituisce innumerevoli siti web che offrono ‘pacchetti’ di test diagnostici proponendoli come insostituibile strumento di prevenzione e diagnosi precoce” osserva il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto): “Alla popolazione sana viene così trasmesso un messaggio al tempo stesso anti-scientifico e consumistico: frequenti e completi check-up periodici aumentano la probabilità di migliorare la salute in quanto consentono la diagnosi precoce e il successivo trattamento di malattie asintomatiche, in particolare tumori”.

Si tratta di “pacchetti” – precisa Cartabellotta – che vengono proposti “soprattutto da chi in sanità genera profitti, ovvero centri medici privati, compagnie assicurative e fondi sanitari, con una terminologia più consona ad un catalogo commerciale che alla tutela della salute: per uomo e per donna, base, avanzato, plus. Tuttavia” afferma il presidente di Gimbe “è inaccettabile che alcune Regioni abbiano deliberato la possibilità per le aziende sanitarie di promuovere check-up a pagamento, che peraltro includono screening oncologici già inclusi nei livelli essenziali di assistenza».

Il verdetto dei ricercatori di Oxford si basa sull’ultima revisione sistematica Cochrane che ha valutato benefici e rischi dei check-up definiti come “l’esecuzione di test diagnostici per più di una malattia o fattore di rischio in più di un organo o un apparato”.

“Sostanzialmente” spiega Cartabellotta “si tratta di un periodico ‘tagliando’ effettuato con l’inverosimile obiettivo di identificare tutte le malattie in tutte le persone tramite esami strumentali non invasivi (elettrocardiogramma, radiografia del torace, ecografia addominale) e test di laboratorio (emocromo, esame delle urine, glicemia, test di funzionalità renale, epatica, tiroidea, profilo lipidico)».

La revisione Cochrane include 17 studi clinici randomizzati di cui 15 riportano dati relativi ad oltre 250 mila partecipanti: i risultati dimostrano che i check-up non riducono la mortalità totale né quella per tumori e non hanno un impatto significativo su mortalità cardiovascolare, ictus e infarto fatale e non fatale. Nonostante alcuni limiti metodologici e di generalizzabilità rilevati dagli autori, questi risultati sono coerenti con quelli di altre revisioni, in particolare relative all’ambito delle cure primarie.

“Peraltro la revisione Cochrane non valuta l’impatto clinico ed economico della sovra-diagnosi (overdiagnosis), vera epidemia del 21° secolo” aggiunge il presdeinte Gimbe- “L’utilizzo inappropriato di test diagnostici sempre più sensibili, infatti, porta a etichettare come malate persone il cui stadio di malattia è troppo precoce, molto lieve e/o non evolutivo, generando a cascata ulteriori approfondimenti diagnostici e trattamenti non necessari che configurano il fenomeno del sovra-trattamento (overtreatment)”. In queste situazioni, test diagnostici invasivi e trattamenti non necessari possono generare effetti avversi anche gravi, oltre che aumentare i costi sanitari.

I ricercatori di Oxford sottolineano l’inutilità dei check-up rispetto all’efficacia e costo efficacia di numerosi interventi di prevenzione primaria: attività fisica, educazione alimentare, disassuefazione al fumo, riduzione del consumo di alcool.

“Le evidenze scientifiche dimostrano che è ormai indifferibile una presa di coscienza professionale, sociale e politica che nelle persone sane i check-up periodici non determinano alcun beneficio in termini di salute” conclude Cartabellotta, sottolinenado come anzi possano “peggiorarla in conseguenza dei fenomeni di sovra-diagnosi e sovra-trattamento e consumano preziose risorse che potrebbero essere reinvestite in strategie di prevenzione primaria più efficaci e costo-efficaci, in Italia ampiamente sotto-finanziate e sotto-utilizzate”.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi