Remunerazione, Federfarma diffidata dai lombardi: No a proposte prima di Assemblea

Remunerazione, Federfarma diffidata dai lombardi: No a proposte prima di Assemblea

Roma, 25 settembre – Non si presta davvero ad equivoci il messaggio che Federfarma Lombardia ha inviato ieri al sindacato nazionale, trasmettendo il testo della delibera votata all’unanimità dall’assemblea del sindacato regionale tenutasi il 23 settembre (assenti soltanto le province di Bergamo e Lecco).

I titolari della Lombardia, infatti,  diffidano espressamente  Federfarma “dal proporre o avallare proposte modificative dell’attuale sistema remunerativo della farmaceutica convenzionata che: a) non siano state avallate dall’Assemblea di Federfarma; b) riguardino solo la farmaceutica convenzionata, senza risolvere i problemi derivanti dalla distribuzione diretta e per conto; c) comportino un elevato rischio di abbattimento delle attuali marginalità; d) modifichino sostanzialmente l’attuale sistema di remunerazione, basato sullo sconto effettuato dalla filiera sul prezzo di cessione al pubblico e regolamentato dalla normativa vigente, che risulta tuttora valido; e) si fondino su dati elaborati in modo non condivisibile e si rivelino penalizzanti per le farmacie; f) vengano portate avanti in un momento politico molto delicato ed in modo unilaterale senza la partecipazione delle altre categorie impegnate nella produzione e nella distribuzione del farmaco; g) comportino la presentazione di un nuovo metodo di calcolo della remunerazione delle farmacie in ambito Ssn, esponendole a un rischio di revisione al ribasso delle attuali marginalità”.

Un altolà su tutta la linea, dunque, il cui senso non è minimamente intaccato dall’ipotesi subordinata in ragione della quale, “nel caso in cui, per qualunque motivo seriamente documentato, si debba obbligatoriamente procedere alla revisione dell’attuale modello di remunerazione, può essere accettato solo un nuovo modello remunerativo che non comporti una diminuzione del margine delle farmacie lombarde e che ridefinisca anche puntualmente le modalità di distribuzione del farmaco”.

Dura la chiusura del documento:  se Federfarma proseguirà nelle trattative senza considerare le condizioni poste dal sindacato lombardo, “Federfarma Lombardia si riserva di adottare iniziative, anche radicali, a tutela delle farmacie associate alle proprie articolazioni provinciali”.

Una conclusione che suona inevitabilmente come una sorta di intimazione a fermare le macchine, a fronte della prospettiva (anticipata dal presdeinte del sindacato nazionale Marco Cossolo in occasione dell’ultimo Consiglio delle Regioni Federfarma) di inviare agli interlocutori istituzionali (ministero, Regioni e Aifa), entro la fine di questo mese, la proposta del nuovo schema di remunerazione scaturito dal lavoro condotto in collaborazione da  Federfarma e Assofarm.

L’accelerazione ha suscitato allarme nel sindacato lombardo, impegnato da due-tre mesi a ragionare con i rappresentanti del sindacato nazionale e di altre associazioni territoriali  sullo schema e sui numeri di un nuovo modello di remunerazione, alla ricerca di una sintesi condivisa. Un confronto che è ancora in corso e che fin qui non è riuscito a spianare del tutto le divergenze di vedute tra le varie associazioni. Da qui, calendario alla mano, la decisione di diffidare Federfarma dall’inviare alcunché entro la fine di settembre, per impedire l’apertura di una finestra temporale di una decina di giorni nella quale (per improbabile che sia) gli interlocutori pubblici potrebbero accogliere e approvare la proposta del sindacato, trasformando di fatto l’Assemblea nazionale del sindacato nazionale del prossimo 8 ottobre in un’occasione per prendere atto e ratificare la nuova remunerazione.

Rischio che – per remoto che possa essere – Federfarma Lombardia non vuole assolutamente correre. Da qui l’Assemblea di lunedì scorso e la diffida inviata ai vertici nazionali del sindacato, a firma (unica) del segretario del sindacato regionale Luigi Zocchi  (nella foto). Che, in una dichiarazione resa ieri alla newsletter “di casa”, FPress,  chiarisce ulteriormente il senso della decisione: “Abbiamo iniziato il confronto con la presidenza nazionale da una proposta che imperniava la maggior parte della remunerazione su una quota fissa a pezzo” spiega Zocchi a FPress, precisando peraltro che l’idea “non ci convinceva perché mantenere gli utili agganciati principalmente al prezzo al pubblico protegge da scaduti, rotture di stock eccetera. Avevamo anche avvertito che una quota fissa elevata non sarebbe mai stata accettata dall’Aifa e così poi è stato, come ha ammesso il presidente Cossolo in un incontro ai primi di settembre”.

Ma, chiarisce ancora il segretario di Federarma Lombardia, “chi sta studiando la proposta della federazione continua a riscrivere le cifre e a spostare pesi, ci sono ancora parecchi ragionamenti da fare o da verificare, meglio prendersi più tempo e rifletterci ancora un po’. La Lombardia” conclude Zocchi “non dice no a priori a passare a un sistema misto, ma vuole l’assouta certezza che le sue farmacie non ci perderanno“.

 

• La delibera di Federfarma Lombardia sulla remunerazione

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