Francia, sondaggio su remunerazione: onorari e nuovi servizi cominciano a pagare

Francia, sondaggio su remunerazione: onorari e nuovi servizi cominciano a pagare

Roma, 26 settembre – Mentre in Italia entra nel vivo il dibattito sulla riforma della remunerazione (è di due giorni fa la lettera con la quale Federfarma Lombardia ha diffidato il sindacato nazionale dal presentare agli interlocutori istituzionali proposte al riguardo prima dell’Assemblea in calendario a Roma il prossimo 8 ottobre),  i farmacisti francesi cominciano a “pesare” gli effetti della revisione dei loro compensi, intervenuta due anni fa e operativa dall’inizio de

A esplorare come e quanto il nuovo sistema di remunerazione abbia inciso sull’economia delle farmacie d’Oltralpe è un sondaggio commissionato da Le Quotidien du Pharmacien e presentato ieri,  in occasione del Giorno dell’Economia. A due anni dalla firma, l’emendamento all’accordo farmaceutico nazionale che ha introdotto la nuova remunerazione, sancendo il  passaggio graduale a una modalità mista di compenso, con lo spstamento progressivo dal margine all’onorario professionale, gli effetti si fanno sentire in modo significativo, almeno secondo quanto afferma  più del 55% dei farmacisti interpellati in un campione rappresentativo della professione.
Dal sondaggio emerge che una delle conseguenza più profonde della riforma della remunerazione è l’acquisita convinzione che  l’economia della farmacia non abbia più nel farmaco il suo asse monolitico. Gli effetti della progressiva e sempre più marcata riduzione del prezzo dei farmaci – che la riforma del sistema dei compensi introdotta al di là delle Alpi voleva appunto antagonizzare – stanno  portando i farmacisti a rivedere le loro  strategie di sviluppo: sono già sette su dieci, secondo il sondaggio, i  titolari di farmacia già impegnati a diversificare la propria attività, o che pianificano di farlo, guardando ad altri specifici settori: fitoterapia, aromaterapia, ma anche commercio elettronico e farmacia veterinaria.

Il distacco progressivo dal farmaco come fonte primaria dell’economia degli esericizi farmaceutici è comprovato anche da un altro dato: il 75,7% dei farmacisti intervistati, più di tre quarti del campione, pensa che spazi significativi di futuro vadano ricercati nella collaborazione interprofessionale sul territorio con medici e altri professionisti della salute, nel quadro delle Cpts (Communauté professionnelle territoriale de santé), con la prospettiva di “nouvelles missions”, nuove prestazioni e servizi retribuiti, come prolungare o rinnovare i trattamenti farmacoterpaici, monitorare il paziente e regolare i dosaggi di questi trattamenti.

Un conto, però,  sono i sondaggi (per quanto indicativi possano essere), un altro i ragionamenti sulle cifre. E quelle snocciolate non più tardi di tre mesi fa dall’Observatoire du suivi de la rémunération, il gruppo di lavoro costituito per monitorare gli effetti della riforma, invitano alla cautela: non è detto  infatti che privilegiare gli onorari di dispensazione rispetto al margine sul prezzo produca effetti salvifici.  Secondo i dati dell’Observatoire, nel 2018 i compensi delle farmacie sono cresciuti rispetto all’anno precedente non grazie ai fee professionali, ma proprio grazie all’aumento delle entrate arrivate dalla quota percentuale: 82 milioni in più sull’anno precedente , 73 dei quali dai farmaci tradizionali e il resto dagli omeopatici, rimborsati al 30% dalla sicurezza sociale (entrate, queste ultime, destinate a ridursi drasticamente per effetto della decisione di abbattere prima ed eliminare poi il rimborso di questi prodotti, come i farmacisti d’Oltralpe hanno già lamentato).

A calare sono stati, paradossalmente, proprio i compensi derivanti dall’onorario di dispensazione sulla confezione (-24 milioni circa sul 2017). Dal che discenderebbe che a garantire un minimo di tenuta ai redditi delle farmacie francesi, lo scorso anno, sia stato proprio quel margine in via di progressiva sostituzione da parte del fee professionale.

Un paradosso, appunto. Che va indubbiamente letto alla luce del fatto che il nuovo sistema di remunerazione è in fase di stabilizzazione, ma che in ogni caso merita di essere analizzato in tutte le sue pieghe, nonostante i primi bilanci (risalenti però alla fine dello scorso anno) dei sindacati delle farmacie deponessero a favore dell’effetto “ombrello”  del nuovo meccanismo di compensazione.

“Nonostante l’ulteriore perdita di unità rispetto allo scorso anno” spiegava a novembre dello scorso anno Gilles Bonnefond,  presidente dell’Uspo, l’Unione dei sindacati dei farmacisti d’officina, “la perdita di margine da gennaio a settembre è stata pari a 31 milioni di euro, contro 121 milioni di euro nei primi nove mesi del 2017. Quindi la situazione si sta stabilizzando”. 

A comprovare l’effetto di ammortizzazione del nuovo sistema retridutivo, Bonnefond citava anche un altro dato: nel 2017 la perdita di retribuzione era stata in media di 5707 euro a farmacia nel periodo gennaio-settembre. Nel 2018, nello stesso periodo, era scesa a 1.453 euro. Una prova degli effetti positivi delle nuove modalità di compenso. Un risultato che Bonnefond giudicava in ogni caso “non ancora del tutto soddisfacente”, a causa soprattutto dell’inarrestabile calo dell’attività e dei volumi di vendita, che si riflette in una drammatica diminuzione dei compensi legati ai margini.

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