Remunerazione, la proposta di riforma partirà dopo l’Assemblea Federfarma

Remunerazione, la proposta di riforma partirà dopo l’Assemblea Federfarma

Roma, 1 ottobre – Nuova remunerazione, resta in rampa di lancio la proposta messa a punto da Federfarma, Assofarm e Fofi che (come anticipato dal nostro giornale) sembrava in procinto di essere trasmessa alla parte pubblica nella giornata di ieri. L’invio, con ogni probabilità, avrà luogo dopo lo svolgimento dell’Assemblea nazionale del sindacato, in calendario il prossimo 8 ottobre a Roma.

A suggerire la frenata, con ogni probabilità, sono state considerazioni di opportunità, su tutte quella di non offrire argomenti, almeno sul terreno del metodo e delle procedure, a quelle componenti del sindacato (Federfarma Lombardia in prima fila) che sul nuovo schema retributivo elaborato dal sindacato nazionale hanno sollevato molte perplessità anche di merito.

L’assemblea del sindacato lombardo, come si ricorderà, lo scorso 23 settembre si era espressa all’unanimità (assenti solo Bergamo e Lecco) diffidando Federfarmadal proporre proposte modificative dell’attuale sistema remunerativo della farmaceutica convenzionata non  avallate dall’Assemblea”. Iniziativa forte e potenzialmente foriera di “perturbazioni” all’interno della federazione dei titolari, i cui vertici  – almeno inizialmente – sembravano comunque  decisi a tirare dritto,  presentando la loro proposta di riforma dei compensi del servizio farmaceutico il 30 settembre.

Nel corso della giornata di ieri, però, sono evidentemente intervenuti supplementi di riflessione che hanno portato i vertici del sindacato guidato da Marco Cossolo (nella foto) a decidere il rinvio della presentazione, scelta che peraltro offre la possibilità di trovare l’intesa definitiva anche con le sigle della distribuzione intermedia. Circostanza che, se raggiunta, permetterebbe di trasmettere alla parte pubblica un’ipotesi di nuovo modello retributivo sottoscritta da tutta la filiera distributiva.

La decisione del rinvio, comunque la si guardi, oltre a essere in linea con il principio di cautela, appare del tutto opportuna: non sarà infatti una settimana in più o in meno (anche alla luce del fatto che di nuova remunerazione si discute da almeno un decennio) a pregiudicare l’iniziativa alla quale Federfarma e le altre sigle di filiera hanno lavorato con impegno negli ultimi mesi. E non è mai una cattiva idea, per una federazione che già nella sua ragione sociale afferma con chiarezza la sua identità unitaria, quella di percorrere la strada maestra del confronto assembleare quando si tratta di assumere decisioni tanto rilevanti per il futuro del sindacato e delle farmacie che rappresenta.

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