Superbatteri, numeri da emergenza: in Italia uccidono 11mila persone all’anno

Superbatteri, numeri da emergenza: in Italia uccidono 11mila persone all’anno

Roma, 2 ottobre – L’Italia continua a essere il Paese europeo con i numeri peggiori in materia di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. A fronte di cifre che stimano oltre 670mila casi in un anno in Europa, con più di 33mila morti, “la situazione peggiore in assoluto è quella italiana, con oltre 200mila casi e quasi 11 mila decessi stimati”. In pratica, un terzo dei casi e dei decessi registrati su tutto il Continente.

A ricordarlo, intervenendo ieri a Milano in occasione della tappa lombarda del Progetto Icarete (12 incontri regionali, promossi da Motore Sanità, per un confronto tra massimi esperti su infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza), è stato  Massimo Galli, presidente della Simit, la Società italiana malattie infettive e tropicali.

Che ha anche indicato le giuste contrarie per invertire la tendenza. Per Galli, è infatti fondamentale “applicare con convinzione il Pncar, il piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza, con uno sforzo comune in tutte le Regioni. A partire da un atto molto semplice: il rigoroso rispetto delle regole sul lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari, su cui per ora non occupiamo certamente i primi posti in Europa”.

Il quadro è allarmante, conferma Galli, che dirige la struttura complessa Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, supportando l’affermazione con il dato dei 102 casi, segnalati tra il novembre 2018 e il 22 settembre scorso, di infezioni causate da enterobatteri produttori della metallo-beta-lattamasi New Delhi, che conferisce resistenza ai carbapenemi, una classe di antibiotici di fondamentale importanza nel trattamento di infezioni gravi. “Un’accelerazione della diffusione di questo tipo di resistenza batterica” ha ricordato Galli “ha già provocato, secondo i dati dell’Agenzia regionale di sanità toscana, almeno 38 decessi”.

“L’antibiotico-resistenza è un’emergenza globale e pertanto si devono prevedere interventi coordinati tra tutti coloro che partecipano in modo diretto o indiretto al fenomeno” ha aggiunto Pierangelo Clerici, presidente della Federazione italiana delle società di medicina di laboratorio (FismeLab). “Sicuramente l’approccio One Health, che prevede come cardine l’utilizzo consapevole degli antibiotici sia a livello veterinario che umano, rappresenta la strategia vincente come evidenziato anche nel Pncar”.

Clerici sottolinea il “ruolo determinate svolto dai microbiologi con il costante monitoraggio dei microrganismi isolati da pazienti e la determinazione delle resistenze agli antibiotici”  e auspica “lo sviluppo di nuovi antibiotici che però non devono essere considerati armi totipotenti – precisa – ma il cui utilizzo deve essere mirato dopo un’attenta valutazione clinica e microbiologica”.

Al centro del Progetto Icarete di Motore Sanità (realizzato con il contributo non condizionante di Menarini)  ci sono più in generale le infezioni correlate all’assistenza, acquisite cioè durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili. I casi continuano a crescere in quasi tutti i Paesi europei, con un incremento medio annuo del 5%. E in Italia si contano tra 450-700mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, con un risultato ritenuto dagli esperti fra i peggiori d’Europa.

“Purtroppo i numeri sono ancora preoccupanti” ha confermato ancora Galli, riportando quelli di una stima  dell’Healthcare-Associated Infections Prevalence Study Group, riferita agli anni 2016 e 2017, e basata su 310.755 pazienti ricoverati in 1.209 ospedali di 28 Paesi europei e su 117.138 residenti in 2.221 Residenze sanitarie per anziani (Rsa) di 23 Paesi. “Le infezioni acquisite in ospedale avrebbero riguardato il 6,5% dei ricoverati in ospedale e il 3,9% dei residenti in Rsa” ha riferito Galli “per un numero stimato di infezioni giornaliere pari a 98.166 nei primi e a 129.940 nei secondi, e un totale di quasi 9 milioni di infezioni ospedaliere all’anno. I casi con infezioni da microrganismi resistenti sarebbero stati il 31,6% negli ospedali e nel 28% nelle Rsa”.

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